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Un vaccino unico per ogni paziente: perché il nuovo test sul melanoma cambia il futuro dell’oncologia

Per la prima volta un trattamento a mRNA creato sulle mutazioni del singolo tumore dimostra un chiaro beneficio clinico

Un vaccino fabbricato non per un tumore generico, ma calibrato esattamente sulle mutazioni genetiche del tumore di una specifica persona. È l’idea, tra le più ambiziose della medicina di precisione, che ha appena superato un banco di prova storico.

Lo studio clinico internazionale di fase 3 INTerpath-001, condotto su 1.137 pazienti con melanoma cutaneo ad alto rischio completamente asportato, ha dimostrato che la somministrazione del vaccino a mRNA intismeran autogene (noto anche come V940 o mRNA-4157) insieme all’immunoterapico pembrolizumab migliora in modo significativo sia la sopravvivenza libera da recidiva, sia il tempo trascorso senza metastasi a distanza.

Si tratta del primo risultato positivo al mondo di fase 3 mai riportato per una terapia oncologica personalizzata a neoantigeni basata sull’RNA messaggero.

Non un vaccino preventivo, ma un “cacciatore” di micrometastasi

un'immagine di come agisce il vaccino mrna
Non un vaccino preventivo, ma un “cacciatore” di micrometastasi – www.ok-salute.it

A scanso di equivoci, non si tratta di un vaccino per impedire a una persona sana di ammalarsi di melanoma. È una terapia terapeutica, somministrata quando la malattia è già comparsa e dopo l’asporto chirurgico.

I pazienti coinvolti nello studio presentavano melanomi negli stadi IIB, IIC, III o IV: il tumore era stato rimosso, ma la possibilità che cellule maligne invisibili ai normali esami (micrometastasi) fossero rimaste in circolo – pronte a generare recidive o metastasi ad organi lontani – era molto alta. È proprio contro queste tracce residue che entra in gioco la difesa “su misura”.

Come si costruisce la cura “su misura”?

Il procedimento combina genetica e bioinformatica:

  1. Analisi del tumore: si preleva un campione della massa asportata e se ne sequenzia il DNA per trovarne le mutazioni uniche.
  2. Selezione dei neoantigeni: si identificano le caratteristiche molecolari anomale (neoantigeni) che possono rendere il tumore visibile alle difese immunitarie.
  3. Sintesi dell’mRNA: per ogni singolo paziente viene prodotto un mRNA sintetico capace di codificare fino a 34 neoantigeni differenti.
  4. Istruzione dei linfociti T: una volta iniettato, l’mRNA spinge l’organismo a mostrare temporaneamente tali anomalie al sistema immunitario, insegnando ai linfociti T a riconoscere e distruggere eventuali cellule maligne sopravvissute all’intervento.

L’unione fa la forza: la strategia combinata

Per comprendere il meccanismo, immaginate di consegnare alle difese immunitarie un fascicolo dettagliato con decine di fotosegnaletiche del ricercato (il tumore). Intismeran fornisce l’identikit; pembrolizumab (un farmaco immunoterapico anti-PD-1) toglie invece il “freno” che il tumore usa per neutralizzare i linfociti T. Uno dà i segni di riconoscimento, l’altro sblocca la capacità d’attacco dei soldati immunitari.

Per raggiungere la prova decisiva: il confronto di Fase 3

Il dato rilevante dello studio INTerpath-001 è che la combinazione non è stata testata contro un semplice placebo, ma contro la terapia standard attuale (pembrolizumab da solo). I 1.137 pazienti sono stati divisi in modo casuale (randomizzato e in doppio cieco) tra chi riceveva la combinazione e chi il solo trattamento standard.

L’analisi intermedia ha dimostrato che aggiungere il vaccino personalizzato offre un vantaggio superiore rispetto alla sola terapia farmacologica in uso. Questo passaggio conferma con la massima forza scientifica i promettenti dati di fase 2b (KEYNOTE-942), che a 5 anni avevano mostrato una riduzione del 49% del rischio di recidiva/morte e del 59% per le metastasi a distanza.

Vaccino contro il melanoma: cosa manca ancora e le prospettive future

Sebbene l’entusiasmo della comunità scientifica sia elevato, occorre attendere i dati completi. Dallo studio di fase 3 sappiamo che gli obiettivi primari sono stati raggiunti, ma si attendono i dettagli sugli hazard ratio (la misura comparativa del rischio nel tempo), le curve di sopravvivenza globale e il profilo definitivo di sicurezza, che verranno presentati nei prossimi congressi medici.

La prospettiva, tuttavia, va ben oltre il melanoma: la piattaforma a mRNA personalizzata è già in fase di studio per altri tumori solidi. Non abbiamo ancora una cura universale per il cancro, ma abbiamo dimostrato che il tumore del singolo paziente può diventare la mappa genetica per la sua stessa guarigione.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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