Bambini

Omogeneizzati o pappe fatte in casa? Cosa consigliano davvero i pediatri

Negli anni la loro formulazione si è perfezionata e oggi, regolata da norme molto rigide, è studiata dalle aziende con l’aiuto di pediatri e nutrizionisti. Privi di zuccheri, sale e conservanti, trovano spazio nell’alimentazione dei piccoli insieme alle preparazioni casalinghe

Il passaggio dal latte materno alle pappe nella dieta di un neonato è un momento cruciale e spesso carico di dubbi. Se da un lato la preparazione casalinga garantisce il controllo sugli ingredienti, dall’altro gli omogeneizzati industriali rappresentano una soluzione veloce, pratica e sicura. Ma come sono realizzati oggi questi prodotti e come compiere scelte consapevoli per il benessere del neonato?

Come sono fatti gli omogeneizzati per neonati

L’omogeneizzazione è un processo industriale che riduce le particelle alimentari a dimensioni finissime, effettuato con passaggi a elevata pressione. La sterilizzazione in vasetto di vetro è fondamentale per evitare l’aggiunta di conservanti. «Negli ultimi decenni gli omogeneizzati hanno subito un’evoluzione significativa, sia nella composizione che negli standard qualitativi», fa sapere Livia Gargiullo, dell’Ambulatorio Pediatrico Disturbi dell’alimentazione, Uoc Pediatria generale, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. «In passato si trattava di prodotti spesso caratterizzati dalla presenza di zuccheri o sale aggiunti e da una scelta limitata di ingredienti».

Vietati zuccheri aggiunti e sale

Oggi, invece, sono alimenti altamente controllati, regolati da norme rigide. «Il Regolamento europeo 609/2013 stabilisce criteri severissimi per zuccheri, sale, additivi e persino per eventuali contaminanti. Le aziende che li producono devono rispettare standard più severi di quelli previsti per gli alimenti comuni: le materie prime, per esempio, devono avere residui di pesticidi praticamente nulli», spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare, fondatore e presidente della Fondazione italiana per l’educazione alimentare, già docente presso Food Genius Academy e il Politecnico del commercio di Milano.

«Inoltre, nei vasetti destinati ai più piccoli non possiamo trovare zuccheri aggiunti – soprattutto negli omogeneizzati di carne, pesce e verdure – e il sale è completamente vietato per i bambini sotto l’anno di età. Anche gli additivi sono ammessi solo se strettamente necessari. In Italia, il ministero della Salute, con le sue linee guida, ha rafforzato questo approccio, spingendo le aziende a eliminare zuccheri e sale inutili e a mantenere una formulazione il più pulita possibile». Controllando la lista ingredienti, si può constatare che negli omogeneizzati di verdure sono presenti esclusivamente verdure e acqua di cottura, in quelli alla frutta purea di frutta con aggiunta di vitamina C e succo di limone, mentre in quelli di carne o pesce in genere si trova, oltre agli ingredienti principali, anche riso o farina di riso, succo di limone e/o olio extravergine di oliva.

Come sono cambiati gli omogeneizzati per neonati nel tempo

«I primi comparvero negli Stati Uniti negli anni Trenta e in Italia iniziarono a diffondersi negli anni Sessanta», continua Donegani, che ripercorre brevemente la storia degli omogeneizzati. «All’epoca rappresentavano una vera rivoluzione: davano la possibilità alle mamme di offrire ai bambini pasti pronti, sicuri e facili da digerire, in un momento in cui le abitudini familiari stavano cambiando rapidamente. Nel tempo sono migliorati tantissimo: oggi non si tratta più di semplici “passati”, ma di prodotti studiati con l’aiuto di pediatri e nutrizionisti, realizzati con materie prime selezionatissime e processi che mantengono il più possibile intatti i nutrienti. Anche l’offerta si è ampliata: troviamo sia omogeneizzati monocomponente che con mix di ingredienti». Ad esempio, verdura o frutta mista, oppure pappe già complete con verdure, pastina e pollo o formaggio.

Omogeneizzati per neonati o pappe fatte in casa: cosa scegliere

vasetti di omogeneizzati e pappe fatte in casa
Omogeneizzati per neonati o pappe fatte in casa: cosa scegliere – www.ok-salute.it

Come alternare omogeneizzati industriali e casalinghi nella dieta di un neonato? «Entrambe le opzioni rappresentano soluzioni sicure e compatibili con una corretta alimentazione del bambino», risponde la pediatra Gargiullo. «La composizione standardizzata e la consistenza compatta degli omogeneizzati industriali li rende particolarmente adatti nelle prime fasi dell’introduzione alimentare. Sono inoltre pratici da utilizzare in situazioni in cui la preparazione casalinga o la conservazione risultino difficoltose. Gli omogeneizzati preparati in casa consentono invece una maggiore personalizzazione, l’utilizzo di ingredienti freschi e stagionali e l’adattamento ai gusti e alle abitudini alimentari della famiglia. La scelta sull’utilizzo esclusivo o combinato di entrambi i prodotti, industriale e casalingo, dipende dunque principalmente dalle diverse esigenze pratiche delle famiglie, e il ruolo del pediatra è di accompagnarle in questo percorso».

Ma, «non è necessario fare una scelta “o questo o quello”», commenta Donegani. «Io dico sempre che la soluzione migliore è integrarli. Gli omogeneizzati industriali ci forniscono sicurezza, praticità e un profilo nutrizionale calibrato: sono decisamente preferibili per i primi mesi, fino al nono, e quando si è fuori casa».

Come preparare e conservare le pappe fatte in casa

neonato che mangia da solo pappa fatta in casa e si sporca
Come preparare e conservare le pappe fatte in casa – www.ok-salute.it

La preparazione domestica di omogeneizzati comporta alcuni aspetti importanti da considerare, principalmente legati alla sicurezza microbiologica e alla consistenza del prodotto. «È essenziale utilizzare ingredienti freschi, rispettare rigorose norme igieniche durante la preparazione e garantire tempi e modalità di conservazione corretti», consiglia Gargiullo.

«I vantaggi, d’altro canto, includono la possibilità di scegliere materie prime di qualità, diversificare le preparazioni anche secondo la stagionalità e facilitare l’adattamento progressivo del bambino ai sapori della cucina familiare. Una volta preparato, l’omogeneizzato può essere conservato in frigorifero per un massimo di 24 ore. Se si opta per il congelamento, è consigliabile suddividere il prodotto in porzioni singole utilizzando contenitori in vetro o contenitori in materiali certificati e specifici per l’uso alimentare. Il prodotto congelato mantiene buone caratteristiche nutrizionali e organolettiche per circa tre mesi. Importante dal punto di vista della sicurezza microbiologica e del mantenimento delle caratteristiche nutrizionali anche la fase dello scongelamento, che deve avvenire in frigorifero oppure a bagnomaria, evitando assolutamente il ricongelamento».

Quali sono i rischi delle pappe fatte in casa

«Un’omogeneizzazione casalinga non offre le stesse garanzie dei processi industriali», avverte e conclude il tecnologo alimentare. «Basta un errore di conservazione, un alimento non ben cotto o una contaminazione per esporre il bambino a infezioni. Inoltre, a casa non possiamo controllare i residui di pesticidi come avviene per le materie prime dei baby food, che come detto hanno limiti molto più bassi rispetto ai normali alimenti. C’è anche il rischio di sbagliare le quantità di proteine o grassi. Ma ci sono anche vantaggi: si possono offrire sapori diversi, introdurre cibi della tradizione familiare, coinvolgere la famiglia nella preparazione. È anche un bel modo per accompagnare il bambino nella scoperta del cibo. In sintesi: sicurezza e praticità dall’industriale, varietà e “calore” dal casalingo».

Cosa non mettere mai nelle pappe fatte in casa

  • Sale e zucchero: non vanno mai aggiunti alle preparazioni per i neonati.
  • Miele: vietato prima dei dodici mesi a causa del rischio di botulismo infantile.
  • Latte vaccino: prima dell’anno non va utilizzato come bevanda, ma può essere usato per cucinare in piccole quantità.
  • Noci, uva, pomodorini e altri cibi tondi e duri: sono alimenti a rischio soffocamento, vanno tagliati in piccoli pezzi.

Tiziano Zaccaria

Romagnolo di Faenza, nasce come giornalista sportivo. Dai primi anni Duemila allarga la sua visione occupandosi anche di sanità, salute, benessere e tempo libero. Scrive pubblicazioni su temi particolari della sanità in collaborazione con medici specialisti. In passato ha collaborato, fra gli altri, per il quotidiano "Il Resto del Carlino" e per il mensile di viaggi "Bell’Europa".
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