Salute

Tumore alla prostata: i 5 falsi miti che spaventano gli uomini (e cosa cambia con la radioterapia in 5 giorni)

Molti pazienti non conoscono le alternative alla chirurgia o temono effetti collaterali superati. Uno specialista svela cosa cambia con le nuove cure mirate disponibili oggi

Ricevere una diagnosi di tumore alla prostata scatena quasi sempre paura e disorientamento. Tuttavia, secondo gli oncologi, uno degli ostacoli più grandi nel percorso di cura non è la malattia in sé, ma il bagaglio di falsi miti e informazioni superate che i pazienti portano con sé nello studio medico.

Quali sono i cinque falsi miti sul tumore alla prostata?

A fare chiarezza è un oncologo radioterapista con oltre dieci anni di esperienza sul campo, che analizza i dati di un recente studio condotto da GenesisCare. La ricerca rivela un dato sorprendente: il 92% dei pazienti ammette di non comprendere appieno le opzioni di trattamento al momento della diagnosi.

Se da un lato la consapevolezza pubblica è aumentata grazie a figure note che hanno parlato apertamente della malattia, dall’altro resistono cinque grandi convinzioni errate che la scienza medica ha ormai smentito.

1. “La radioterapia dura mesi e stravolge la vita”

un uomo viene sottoposto a radioterapia per la prostata
1. La radioterapia dura mesi e stravolge la vita – www.ok-salute.it

Molti uomini associano ancora la radioterapia a interminabili cicli di sedute quotidiane in ospedale. Fino a poco tempo fa, il protocollo standard prevedeva trattamenti lunghi fino a sette settimane e mezzo.

Oggi lo scenario è radicalmente cambiato grazie alla SABR (Stereotactic Body Radiotherapy, o radioterapia stereotassica corporea). Questo trattamento avanzato permette di ridurre drasticamente i tempi, passando da 20 sessioni a sole 5 sedute, distribuite in sole due settimane.

A questa tecnologia si affianca l’uso del MR Linac, un macchinario innovativo che combina la radioterapia a una risonanza magnetica in tempo reale. Questo permette ai medici di vedere la prostata mentre la stanno trattando, correggendo il fascio di radiazioni millimetro per millimetro se l’organo si muove, proteggendo così i tessuti sani circostanti. La seduta è del tutto simile a una normale risonanza di 45 metri, è ottimamente tollerata e consente alla maggior parte dei pazienti di continuare a lavorare, fare sport e mantenere la propria routine.

2. “Asportare la prostata garantisce che il tumore non torni”

Questo è forse il malinteso più comune in assoluto. La chirurgia (prostatectomia radicale) viene spesso percepita come l’opzione “più forte” perché il tumore viene fisicamente rimosso dal corpo.

La realtà clinica mostra un quadro diverso: dopo l’intervento il valore del PSA nel sangue dovrebbe azzerarsi, ma alcune cellule tumorali microscopiche possono rimanere nell’organismo, specialmente se la massa era vicina al margine della ghiandola o se minuscole frazioni di malattia erano già migrate. Gli studi dimostrano che tra il 16% e il 46% degli uomini sottoposti a chirurgia sperimenta una recidiva della malattia.

Per questo motivo, gli esperti sottolineano l’importanza di consultare sia un chirurgo (urologo) sia un oncologo radioterapista fin dal momento della diagnosi, per pianificare i passi successivi qualora il tumore dovesse ripresentarsi. La buona notizia è che le tecniche radioterapiche moderne come la SABR mostrano tassi di controllo del PSA a 5 anni pari a circa il 96% anche in caso di recidiva.

3. Falsi miti sul tumore alla prostata: “La radioterapia rovina la vita sessuale”

un uomo parla dei suoi problemi a un medico
3. Falsi miti sul tumore alla prostata: “La radioterapia rovina la vita sessuale” – www.ok-salute.it

Esiste il timore diffuso che la radioterapia comprometta le funzioni sessuali più della chirurgia. Le evidenze scientifiche, tuttavia, tendono a dimostrare il contrario.

L’erezione dipende da delicati fasci neurovascolari che corrono adiacenti alla prostata. Durante l’intervento chirurgico, anche applicando le tecniche di conservazione dei nervi (nerve-sparing), queste strutture possono subire traumi. La radioterapia agisce in modo diverso, mirando alle cellule tumorali risparmiando il più possibile i tessuti sani circanti.

I dati clinici indicano che la radioterapia preserva la funzione erettile generalmente meglio della chirurgia. Solitamente si assiste a un calo temporaneo della funzione che raggiunge il punto più basso intorno ai sei mesi dal trattamento, seguito da una fase di progressivo recupero.

4. “Le vampate di calore colpiscono solo le donne”

Le vampate sono comunemente associate alla menopausa femminile, ma rappresentano in realtà uno degli effetti collaterali più frequenti della terapia ormonale per il tumore alla prostata. Questo trattamento funziona azzerando il testosterone, l’ormone di cui il tumore si nutre per crescere.

Il drastico calo del testosterone può comportare stanchezza, aumento di peso, perdita di forza muscolare, calo della libido e variazioni dell’umore. L’impatto sulla qualità della vita è significativo, tanto che le ricerche indicano che più di un terzo degli uomini valuterebbe di rifiutare un secondo ciclo se dovesse ripetere l’esperienza.

Fortunatamente, oggi la terapia ormonale non è sempre necessaria: nei tumori localizzati in fase iniziale, la radioterapia moderna permette spesso di evitare del tutto il blocco ormonale. Inoltre, è stato ampiamente dimostrato che l’esercizio fisico mirato (cardio e contro-resistenze) contrasta efficacemente la maggior parte di questi sintomi.

5. “Se la cura funziona, non dovrò mai più pensarci”

Sebbene la maggior parte degli uomini con tumore localizzato risponda ottimamente alle terapie, la trasparenza medica è fondamentale: considerando tutti gli stadi del tumore alla prostata localizzato, tra il 20% e il 50% dei pazienti affronta una recidiva entro dieci anni dal primo trattamento.

Questo dato non deve spaventare, ma serve a comprendere l’importanza vitale dei controlli di follow-up e del monitoraggio costante del PSA. La ricerca medica sta evolvendo rapidamente anche nell’ambito della re-irradiazione (trattare con radioterapia aree già sottoposte a radiazioni in passato), rendendo le cure per il cancro alla prostata sempre più brevi, precise e personalizzate.

Studi scientifici e fonti di riferimento 

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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