Il Deet (N,N-dietil-meta-toluamide) è da decenni il gold standard mondiale tra i repellenti per insetti, lo scudo chimico più raccomandato dalle autorità sanitarie per proteggersi dalle punture di zanzara e da malattie tropicali come Dengue, Zika e Malaria. Eppure, una nuova e sorprendente ricerca scientifica rischia di ridisegnare la nostra comprensione di come questi insetti reagiscono alla chimica.
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology, le zanzare possiedono una capacità di apprendimento tale da replicare il celebre riflesso condizionato dei cani di Pavlov: possono cioè imparare ad associare l’odore del Deet alla presenza di sangue, finendo per esserne attratte anziché respinte.
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L’esperimento: quando il repellente diventa un “campanello per la cena”

Fino ad oggi si pensava che i repellenti funzionassero solo per le loro proprietà chimiche intrinseche: o risultando tossici e sgradevoli, o bloccando i recettori con cui le zanzare intercettano gli esseri umani. «I nostri risultati suggeriscono invece che la reazione può essere modificata dall’esperienza», spiega il professor Claudio Lazzari dell’Università di Tours (Francia), alla guida dello studio.
I ricercatori hanno testato la memoria degli insetti facendoli nutrire con del sangue caldo in presenza di esalazioni di Deet. I risultati sono stati sbalorditivi:
- il 60% delle zanzare “addestrate” ha successivamente tentato di pungere una mano trattata con il Deet;
- al contrario, le zanzare non addestrate hanno evitato la mano protetta, dirigendosi in massa verso la mano non trattata.
In sostanza, se la zanzara riesce a fare un pasto di sangue nonostante lo spray (ad esempio perché il prodotto sta svanendo), memorizza quell’odore pungente come un segnale di “cibo disponibile”.
Cosa rischiamo in Italia? La parola agli esperti italiani
La notizia potrebbe spaventare, soprattutto in Italia, dove l’allerta per le malattie trasmesse da vettori è in costante aumento. Negli ultimi anni, complici i cambiamenti climatici, il nostro Paese ha registrato picchi di casi autoctoni di Dengue e una presenza massiccia del virus West Nile, trasmessi sia dalla zanzara tigre (Aedes albopictus) che dalla zanzara comune (Culex pipiens).
Tuttavia, gli entomologi invitano alla calma e alla razionalità, gettando acqua sul fuoco e spiegando che è altamente improbabile che questo fenomeno si verifichi in condizioni naturali:
- Varietà di prodotti: in natura, la stessa zanzara incontra repellenti sempre diversi nei suoi successivi tentativi di pasto, confondendo l’eventuale “apprendimento”.
- Fattore tempo: anche se una zanzara fa più pasti di sangue nella vita, lo fa a distanza di diversi giorni. Resta da valutare quanto possa durare la memoria di un insetto su tempi così lunghi. «Il Deet non ha perso la sua efficacia nell’uso normale – rassicura il professor Lazzari – questo comportamento emerge solo in specifiche condizioni di laboratorio progettate per studiare i meccanismi cognitivi dell’insetto».
La regola d’oro per l’estate: come applicare il repellente per insetti
Il vero punto debole emerso dalla ricerca non è il principio attivo, ma il comportamento umano. Il rischio che la zanzara sviluppi questa “attrazione” verso il Deet si verifica solo quando il repellente inizia a svanire, perdendo la sua forza d’urto ma lasciando tracce olfattive nell’aria.
Il consiglio per i viaggiatori e per chi si protegge in Italia rimane quindi uno solo: riapplicare il prodotto regolarmente, seguendo scrupolosamente le indicazioni sulla confezione (solitamente ogni 4-6 ore, o più frequentemente in caso di forte sudorazione o bagni). Mantenendo alta la barriera protettiva, la zanzara non riuscirà mai a completare il pasto e non potrà attivare nessun pericoloso riflesso pavloviano.
Gli studi scientifici di riferimento sull’attrattività del repellente per insetti
Per i lettori che desiderano approfondire i dati biologici e le raccomandazioni sanitarie, ecco i link ufficiali alle fonti citate:
- Lo studio completo sull’apprendimento delle zanzare, pubblicato su The Journal of Experimental Biology.
- I dati sul monitoraggio di Dengue e West Nile in Italia: Aggiornati costantemente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Portale EpiCentro.




