Calcio: i colpi di testa favoriscono la demenza

Colpi di testa e demenza

Uno studio inglese mette in relazione i colpi di testa eseguiti dai calciatori con lo sviluppo di demenza quando diventano anziani. La Federazione Calcio inglese si dice preoccupata, ma sottolinea che ormai i palloni sono molto più leggeri di un tempo. Ora servono nuovi e più ampi studi per confermare questa teoria

Per molti è lo sport più bello del mondo. Ma da qualche tempo il mondo della medicina sta mettendo sotto la lente di ingrandimento gli effetti dei colpi di testa –  che molto spesso avvengono in una partita di calcio – e  la salute dei calciatori.

Una ricerca dell’anno scorso aveva parlato di “problemi di memoria”

Già uno studio precedente aveva messo in guardia sugli effetti negativi sul cervello dei colpi di testa: in particolare i ricercatori sostenevano che si potessero avere dei problemi alla memoria nelle 24 ore successive. Questa ricerca però prendeva in considerazione gli effetti durante una sola partita.

È la più ampia ricerca mai realizzata su questo tema

Il nuovo studio, condotto dalle Università College London e di Cardiff, prende invece in considerazione i colpi di testa eseguiti in una intera carriera. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Acta Neuropathologica, non lasciano spazio a dubbi: i ripetuti colpi di testa messi a segno in una vita calcistica possono condurre alla demenza senile.

Sotto osservazione calciatori in pensione 

Lo studio, che si è concentrato su giocatori che ormai hanno appeso le scarpe al chiodo, ha anche analizzato il cervello di sei calciatori deceduti, che soffrivano di demenza. Il team di scienziati ha scoperto che quattro di loro avevano danni alla membrana del cervello – si tratta di encefalopatia traumatica cronica – dovuti proprio ai continui colpi di testa.

L’encefalopatia traumatica cronica 

Questo tipo di encefalopatia è molto diffusa tra chi pratica sport di contatto e in cui si ricevono comunemente molti colpi alla testa, tanto da essere conosciuta anche come encefalopatia dei pugili. Può insorgere anche diversi decenni dopo il ritiro dalla pratica sportiva  e peggiora col tempo.

La Federazione Calcio inglese si è detta molto interessata ai risultati di questo studio

Il dato è particolarmente allarmante se lo si confronta con la popolazione generale: appena il 12% ne soffre. Altri studi avevano evidenziato questo tipo di encefalopatia nei pugili e nei giocatori di football americano.

Lo studio è partito dalla denuncia del figlio di un calciatore con una grave forma di demenza 

Lo studio è iniziato nel 1980, quando il figlio di un ex calciatore si è rivolto allo psichiatra Don Williams, chiedendogli se lo stato avanzato di demenza del padre potesse dipendere dal fatto che aveva giocato come centrocampista per molti anni e che aveva eseguito parecchi colpi di testa in carriera.

Lo psichiatra ha analizzato 14 giocatori: tutti sono stati diagnosticati di demenza

Lo psichiatra, a capo del Servizio di Psichiatria della Terza Età nella città di Swansea, analizzò 14 giocatori di calcio ormai anziani:  a tutti è stata diagnosticata la demenza senile. Questa prima analisi ha spinto le due università inglesi a investigare ulteriormente.

Il peso e i materiali dei palloni ora però sono molto più leggeri 

I palloni sono però molto cambiati negli anni: sono diversi i materiali con cui vengono costruiti ed è diverso anche il loro peso. Sono molto più leggeri rispetto a quelli del passato. Questo potrebbe contribuire a limitare i danni. Ora sono necessari nuovi e più ampi studi. 

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