Alena Seredova: un vuoto dentro, era depressione post parto

«La gravidanza di Luois Thomas era andata benissimo. Ma tre mesi dopo la nascita, ho cominciato a sentirmi sola ed è arrivato il maternity blues»

«Tre mesi dopo la nascita di mio figlio, il più classico dei disturbi delle neomamme ha sfiorato anche me», racconta Alena Seredova. «Con Gigi sempre lontano per gli allenamenti e i ritiri, soffrivo di solitudine. Mi sentivo ingabbiata, mi irritavo per un nonnulla e ogni tanto piangevo».

«Quando è nato Louis Thomas piangevo di gioia. Una gravidanza è la cosa più incredibile e allo stesso tempo più naturale che ti possa capitare nella vita. Non capisco quelle donne che la vivono quasi come una maledizione, con ansie, timori, fatica estrema.
Per me, quelli col pancione sono stati nove mesi di serenità, di benessere. A essere sincera, il momento più duro è arrivato dopo il parto. Il più classico dei disturbi delle neomamme ha sfiorato anche me, un po’ in ritardo forse rispetto ai tempi canonici. Chiamatelo come volete, maternity blues o depressione post partum: mi è piovuto addosso circa tre mesi dopo quell’indimenticabile 28 dicembre 2007.
Non avevo ancora ripreso a lavorare e mi riposavo a casa, a Torino. Gigi Buffon, il mio compagno, aveva poco tempo per me e Louis. Tra ritiri e allenamenti con la Juventus, era sempre in giro per l’Italia. Quando andava bene tornava solo la sera.

Di giorno parlavo solo con i muri
Il problema era la solitudine. Nei giorni dopo il parto sei come una regina: familiari e amici ti stanno intorno, ti coccolano, cercano di esaudire ogni tuo desiderio. Poi, quando si torna alla vita normale, occorrono nervi saldi. E invece io mi rendevo conto che, sebbene Thomas occupasse la maggior parte del mio tempo, dentro mi sentivo vuota.
La mia famiglia abita a Praga. Chiamavo mia madre al telefono e le chiedevo aiuto. Ma era un sollievo che durava qualche minuto. Nei pomeriggi che sembravano non finire mai, in quella Torino che non sentivo mia, potevo parlare e sfogarmi solo con i muri.
Rimpiangevo le amiche di Milano, la città dove avevo sempre vissuto in Italia. Prendere la macchina e correre da loro? Con un cucciolo di tre mesi spostarsi è un dramma.

Io, che di natura sono una precisina, andavo in panico al solo pensiero di muovermi con cambi, biberon, coperte, pannolini. Anche il fatto di non potermi organizzare come volessi perché dovevo badare a un’altra creatura mi mandava in crisi. Mi sentivo ingabbiata, l’umore era ballerino, mi irritavo per un nonnulla, la notte facevo fatica ad addormentarmi e ogni tanto ci scappava qualche lacrima.
Salvata da Gigi
Che strano, mi rimproveravo. Proprio tu, Alena, che avevi vissuto così bene la gravidanza. Neanche una nausea o una cistite, mangiavo quello che volevo, al massimo stavo attenta alla tartare di manzo per paura di prendermi la toxoplasmosi, facevo sport fino a due settimane prima del parto.
Dai giorni di buio sono uscita grazie al supporto di Gigi e delle nostre famiglie. Una sera ho vuotato il sacco e ne ho parlato con lui. È stata una liberazione. Abbiamo deciso di far venire mia madre da Praga. Per un po’ si è stabilita da noi, poi ho passato del tempo a casa dei suoceri.

Il nuovo miracolo
In estate il disagio è passato. Ringrazio Gigi per ogni carezza in più, per la tranquillità che ha saputo trasmettermi in quei momenti più che per il cambio di una decina di pannolini.
Quando ho saputo che Louis avrebbe avuto un fratellino o una sorellina, mi sono emozionata al pensiero di un altro miracolo nella mia vita. E che deciso che avrei cercato di non restare da sola nei mesi successivi alla nascita».
Alena Seredova (testo raccolto da Francesca Gambarini)

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