Sessualità

Le barzellette sui medici? Sono vecchie di 1.500 anni

Già nel V secolo avanti Cristo si mettevono alla berlina i dottori. Leggi le battute più divertenti

Il grecista Giorgio Ieranò è docente universitario, giornalista, scrittore e insegna storia del teatro antico, letteratura greca e filologia classica all’Università di Trento. Su OK La salute prima di tutto cura la rubrica Storie della medicina, da cui è tratto questo articolo.

«Dottore, dottore: tutte le mattine appena sveglio ho mal di testa per mezz’ora: cosa devo fare?». «Svegliati mezz’ora dopo». Questa barzelletta è vecchia di un millennio e mezzo. Viene dal Philogelos (L’amante del riso), una raccolta di storielle compilata intorno al V secolo d.C.
Come quest’altra: «Dottore, dottore: non riesco a stare sdraiato, rimanere in piedi mi fa male, e non posso neppure sedermi. Che soluzioni ho?». «Una sola: appenditi a una corda». Oppure questa. Un paziente molto malato andò da un medico che era cieco da un occhio. «Come vi sentite?», chiese il medico. «Così come mi vedete voi, dottore». «Be’, allora direi mezzo morto».

Gruppo San Donato

Il padre della medicina, Ippocrate, aveva prescritto: «Il medico deve avere a sua disposizione una certa dose di giocosità perché un atteggiamento cupo e triste, già fastidioso per i sani, è ancora più odioso per i malati». Ma in queste barzellette antiche, come in quelle moderne, la vox populi sembra piuttosto mettere alla berlina il cinismo o l’incompetenza di certi dottori.
L’erudito romano Gargilio osservava: «Alcuni medici chiedono un prezzo eccessivo per somministrare farmaci inutili; altri offrono cure per malattie di cui palesemente non capiscono nulla». Arkagathos, il primo medico greco a trasferirsi a Roma nel 218 a.C., veniva chiamato il carnefice per l’uso assai disinvolto del bisturi.

A volte era presa di mira la vanità dei clinici che si atteggiavano a divi. Menecrate di Siracusa, medico curante del re Filippo II (il padre di Alessandro Magno), si faceva chiamare Zeus, come il signore dell’Olimpo. Perciò Filippo II lo prese in giro invitandolo a un banchetto in cui, come a un dio, gli apparecchiò in tavola solo profumi e incensi.
Ma il campione della satira contro i dottori è il poeta latino Marziale. In un suo epigramma, scherza sul medico Simmaco che si presenta a curarlo seguito da un codazzo di allievi: «Mi sentivo male e sei venuto a trovarmi con cento tuoi studenti. Cento mani gelide mi hanno tastato. Non avevo la febbre, Simmaco: ora ce l’ho». Più fulminante di tutti è un altro epigramma: «Eri un oftalmologo, ora fai il gladiatore. Continui a fare quello che facevi prima».
Giorgio Ieranò – OK La salute prima di tutto

Ultimo aggiornamento: 28 aprile 2010

Mostra di più
Pulsante per tornare all'inizio