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Tetano: la pediatra risponde alle 6 domande più frequenti

La specialista Laura Cursi spiega in che modo si può curare, qual è la causa scatenante e cosa ruota intorno alla vaccinazione

Cade, si sbuccia un ginocchio e contrae il tetano. È successo a una bambina di 10 anni, non vaccinata, che ora si trova ricoverata nel reparto di Rianimazione pediatrica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Sembrava un capitombolo come un altro, tanto che i genitori avevano provveduto a pulire la ferita senza badare troppo all’accaduto. Eppure, qualche giorno dopo, la piccola ha iniziato a manifestare i sintomi tipici dell’infezione, cioè eccessiva sudorazione, febbre, spasmi muscolari, rigidità del collo e aumento della frequenza cardiaca. Fortunatamente i medici sono riusciti a diagnosticare la patologia tempestivamente e ora la bimba, che rimane in prognosi riservata, è sottoposta a terapia con immunoglobuline umane antitetaniche. «Alla luce di quanto accaduto, la Società Italiana di Pediatria continuerà a impegnarsi per diffondere la cultura vaccinale e promuovere sempre e con impegno l’opportunità per ogni bambino di essere vaccinato per le vaccinazioni previste nel PNPV e nei LEA» dichiara il Presidente Alberto Villani. Ma i dubbi che ci si pone sul tetano sono sempre tanti. Laura Cursi, pediatra dell’UOC di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, risponde alle 5 più frequenti.

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La ruggine è la causa del tetano?

Bisogna sfatare questo mito una volta per tutte: non è la ruggine a causare il tetano. Può esserlo solo se l’oggetto arrugginito con cui si entra in contatto è stato contaminato dalle feci di animali portatori del batterio Clostridium tetani nel proprio intestino (bovini, equini, ovini). La ruggine è solo la spia della lunga permanenza dell’oggetto metallico nell’ambiente e, quindi, del suo rischio di contaminazione.

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Come comportarsi in caso di ferita cutanea?

In genere le ferite superficiali, se ben sterilizzate con disinfettanti ad azione ossidante (come ad esempio l’acqua ossigenata), non espongono a rischio di tetano. Se, al contrario, la lesione è profonda o necrotica (con cellule morenti) il rischio di contrarre il tetano aumenta in maniera esponenziale: in questo caso bisogna contattare immediatamente il medico o recarsi in Pronto soccorso.

Come si cura il tetano?

Per impedire alla tossina del tetano di aggredire le cellule nervose, si opta per la pulizia profonda della ferita infetta, la somministrazione di immunoglobuline umane antitetaniche e di antibiotici (metronidazolo/penicillina). La malattia non è contagiosa, quindi l’isolamento non è necessario.

Cosa prevede il calendario vaccinale in età pediatrica?

Il calendario vaccinale per il tetano, obbligatoria dai primi anni Sessanta, prevede la somministrazione di tre dosi nel primo anno di vita (al terzo, quinto e dodicesimo mese di età), una dose di richiamo viene eseguita a 5 anni e un’altra a 15 anni.

Ogni quanto si fa il richiamo?

La protezione declina con il passare del tempo per cui è necessario eseguire richiami ogni 10 anni.

Quali sono le reazioni avverse più comuni al vaccino antitetanico?

Le reazioni avverse al vaccino antitetanico che si manifestano più frequentemente sono generalmente lievi e comprendono la comparsa di gonfiore e rossore nel punto dove viene effettuata l’iniezione, che scompaiono entro due o tre giorni nel 25% dei casi. Più raramente (circa nel 3% dei casi) si possono verificare reazioni locali più estese e dolorose, che si manifestano a cominciare da 2-8 ore dopo l’iniezione e sono riportate generalmente negli adulti che hanno ricevuto frequenti richiami. Raramente compaiono reazioni generali come febbre e malessere generale. Una reazione allergica grave da vaccino (anafilassi, sindrome di Guillain Barrè, neurite brachiale) è molto rara.

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