Salute

Omeopatia bocciata da un imponente studio australiano

In Italia 11 milioni di persone continuano ad usarla, 20mila i medici che la prescrivono

Omeopatia bocciata nuovamente dalla scienza. «Non esiste malattia per cui vi sia una prova attendibile dell’efficacia dell’omeopatia. Non c’è ragione fondata per dire che funzioni meglio di una pillola di zucchero». È una sonora bocciatura, quella espressa nel rapporto redatto dal National Health and Medical Research Council (Nhmrc). Si tratta del principale ente di ricerca medico australiano, che ha valutato centinaia di test clinici condotti su questo tema.

Il documento è la versione definitiva di una bozza pubblicata lo scorso anno e sottoposta a revisione anche sulla base delle segnalazioni dei pazienti. Per realizzarlo, i ricercatori hanno analizzato 225 ricerche pubblicate e 57 revisioni sistematiche, valutando la qualità di ogni singolo studio.

Gruppo San Donato

Omeopatia bocciata: gli studi sull’efficacia pieni di inesattezze

Anche nei pochi casi di ricerche che hanno mostrato un effetto dei farmaci omeopatici, si legge nel rapporto, si sono riscontrati problemi ed errori nella progettazione dei test. Sono inoltre stati condotti su un numero troppo esiguo di persone per supportare l’idea che l’omeopatia abbia un qualunque effetto diverso da quello che si avrebbe con un placebo.

Alle stesse conclusioni è arrivato un gruppo indipendente di esperti che ha analizzato gli studi. «In base alle evidenze che abbiamo trovato non ci sono malattie o condizioni cliniche per cui c’è un’evidenza affidabile che l’omeopatia sia efficace. Le persone che la scelgono possono mettere a rischio la propria salute se rifiutano o ritardano trattamenti per cui c’è una buona evidenza di sicurezza ed efficacia».

La replica della Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati

Queste conclusioni hanno sollevato dure contestazioni da parte della Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati (Fiamo). La cosa che «più colpisce di questo lavoro australiano – afferma la presidente Fiamo Antonella Ronchi – è l’idea originaria di fare una valutazione complessiva su una strategia terapeutica.

Le revisioni, al contrario, di norma si fanno su un farmaco o al massimo su una categoria di farmaci per una determinata patologia. Ad esempio sugli antibiotici per trattare alcune patologie, ma mai su una strategia terapeutica per trattare una varietà di patologie». Stessa critica ai «criteri faziosi utilizzati nella scelta degli studi a sostegno del rapporto australiano» viene mossa da Simonetta Bernardini. È la responsabile dell’Ospedale pubblico di Pitigliano che è anche il primo centro di medicina integrata con l’omeopatia in corsia.

È da decenni che «si documentano le migliaia di studi positivi sui medicinali omeopatici per diverse patologie, tutti pubblicati su riviste scientifiche indicizzate. Perché – si chiede Bernardini – nessuno parla di questo?».

I cittadini continuano ad amare questi prodotti

Mentre il dibattito scientifico continua e sembra lontano dal mettere la parola fine a questa annosa questione, i pazienti continuano a fare le loro scelte. Sono circa 11 milioni gli italiani che fanno uso di rimedi omeopatici, oltre 20mila i medici che li prescrivono. Il nostro Paese è il terzo mercato più grande d’Europa dopo Francia e Germania. Sono oltre 30 milioni le confezioni di medicinali omeopatici vendute nel 2013 e 25.000 le tipologie di prodotti presenti sul mercato dal 1995 ad oggi.

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