Salute

Menopausa precoce o tardiva: come comportarsi?

I consigli su come affrontare la cessazione del ciclo quando non arriva attorno ai 50 anni

Cuore che va a mille, umore sotto i tacchi, viso che improvvisamente avvampa. E ancora, cali di energia e profusa sudorazione. La menopausa, con i fastidiosi disturbi che porta con sé, rappresenta un momento critico per ogni donna. Tanto più se sopraggiunge in anticipo. O se, al contrario, tarda ad arrivare.

«In Italia in media la cessazione del ciclo mestruale avviene tra i 48 e i 52 anni», spiega Rossella Nappi, professore ordinario di ostetricia e ginecologia all’Università di Pavia e responsabile dell’unità operativa di ostetricia ginecologia e procreazione medicalmente assistita, endocrinologia ginecologica e menopausa ad alta complessità dell’Irccs Policlinico San Matteo. «Nell’1% dei casi si verifica, però, prima dei 40 anni. E nel 3-5% tra i 40 e i 45. In circa il 10% dei casi avviene, invece, dopo i 55 anni». Nei primi due casi si parla di menopausa precoce. Nell’ultimo di menopausa tardiva. 

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Cause della menopausa precoce

«La menopausa precoce, o insufficienza ovarica prematura, può essere causata da vari fattori», prosegue l’esperta. «Può anzitutto essere spontanea, cioè correlata alla familiarità. Ciò significa che le donne la cui mamma, sorella maggiore o nonna hanno avuto una menopausa anticipata presentano una maggiore probabilità di andare incontro al medesimo evento.

Può essere, inoltre, indotta da interventi chirurgici che comportano l’asportazione di parte o dell’intero ovaio. Oppure da trattamenti antitumorali, come chemioterapia e radioterapia, che danneggiano i follicoli contenuti nell’ovaio stesso. Ma può anche essere provocata da alcune malattie. Tra queste, le patologie autoimmuni. Come tiroiditi, lupus, morbo di Addison, artrite reumatoide, miastenia, in cui l’organismo produce anticorpi che possono attaccare le ovaie, interferendo con l’ovulazione. Alcune alterazioni genetiche rare, come sindrome del cromosoma X fragile, sindrome di Turner, sindrome di Swyer. Determinate disfunzioni metaboliche, come la celiachia o il diabete, soprattutto se non opportunamente diagnosticate e trattate. Infine, anche alcuni comportamenti, come fumare, possono fare aumentare il rischio di menopausa precoce».

In proposito, uno studio pubblicato nel 2015 su Menopause e condotto dai ricercatori della Columbia University di New York ha evidenziato che le fumatrici hanno un rischio tre volte maggiore di arrivare in anticipo alla menopausa rispetto alle donne che non hanno mai acceso una sigaretta.

I sintomi della menopausa precoce

Le prime avvisaglie della menopausa precoce sono le irregolarità del ciclo, la cui durata si abbrevia (due-tre giorni) o si prolunga (sette-otto giorni) oppure il flusso aumenta, diminuisce o compare in ritardo fino a «saltare» un mese intero o anticipa anche di 10-15 giorni sulla data prevista. A questi campanelli d’allarme si possono aggiungere anche vampate di calore, battiti cardiaci accelerati (tachicardia), sonno disturbato, depressione, ansia e sbalzi d’umore. In tali casi, è bene rivolgersi al ginecologo che potrà prescrivere gli accertamenti opportuni. Tra questi, il dosaggio nel sangue dell’ormone follicolo-stimolante (follicle-stimulating hormone, Fsh), il cui valore aumenta quando l’attività ovarica si riduce. 

La menopausa in anticipo priva degli estrogeni

Il problema è che, se la menopausa fa capolino in anticipo, la donna si ritrova privata anzitempo degli estrogeni, gli ormoni femminili che governano il funzionamento di utero, ovaie e mammelle e che esercitano un ruolo chiave per la salute di ossa, cuore e cervello. Quando vengono a mancare è, infatti, più probabile l’insorgenza di osteoporosi, pressione alta (ipertensione), colesterolo elevato (ipercolesterolemia), diabete, disturbi dell’umore e altre patologie croniche correlate anche all’età.

Uno studio pubblicato nel 2017 su Menopause e condotto in circa 16mila donne di età compresa tra i 40 e i 79 anni ha dimostrato che avere le mestruazioni per più di 40 anni allunga la vita del 13% rispetto ad averle per meno di 33 anni. In altre parole, il tempo di esposizione totale agli ormoni femminili protegge dalla mortalità precoce.

Estrogeni, quindi, ma non solo. Fondamentali sono anche gli androgeni, gli ormoni maschili il cui principale rappresentante è il testosterone, presenti nella donna seppure in piccole quantità, che possono diminuire soprattutto quando la menopausa precoce è frutto della rimozione chirurgica delle ovaie o di una terapia contro i tumori. In conseguenza di tale carenza si presentano disturbi come calo del desiderio sessuale, perdita di energia e di vitalità, affaticamento, maggior rischio di osteoporosi. 

Menopausa precoce e terapia ormonale sostitutiva

«In assenza di specifiche controindicazioni (precedente tumore al seno, all’utero o all’ovaio dipendente dagli ormoni, trombosi, malattie del fegato), la terapia ormonale sostitutiva a base di estrogeni associati a progestinici è indispensabile, come sottolineano le più importanti società scientifiche del mondo, per tutte le donne prematuramente in menopausa», chiarisce la ginecologa. «Il trattamento deve essere prolungato almeno fino ai 50 anni, età media in cui il ciclo mestruale cessa naturalmente, e personalizzato, per quanto riguarda formulazione e dosaggio, in base alle necessità della singola paziente. Tenendo conto di età, peso corporeo, sintomi, stile di vita.

In particolare, la terapia può essere somministrata per via orale sotto forma di pillola da assumere quotidianamente. Oppure per via transdermica, sotto forma di cerotti da sostituire una o due volte alla settimana o di gel da spalmare ogni giorno sulle gambe o sulle braccia, dopo la doccia. Nelle donne che presentano anche una carenza androgenica, è possibile impiegare il testosterone fuori dalle indicazioni d’uso (off label) oppure il deidroepiandrosterone (Dhea), un precursore degli androgeni. Ma possono giovare anche il tibolone e l’ospemifene, utile quando i sintomi vaginali sono predominanti. Infine, si possono somministrare calcio e vitamina D per preservare la salute ossea. E, in alcuni casi, anche farmaci antiosteoporotici per ridurre il rischio di fratture». 

Menopausa tardiva: benefici e rischi

All’opposto ci sono le donne la cui menopausa risulta posticipata. Tra i motivi che possono predisporre al ritardo, la familiarità e l’obesità. In quest’ultimo caso, si ipotizza che negli accumuli adiposi potrebbe risiedere una riserva di estrogeni che, una volta messi in circolo, compensano la ridotta capacità ovarica. 

«La menopausa tardiva può costituire un beneficio per quanto riguarda la salute di ossa, cuore, cervello, il cui invecchiamento rallenta», afferma Nappi. «Ma accanto a ciò sussistono anche dei problemi da non sottovalutare. Se gli estrogeni restano in circolo per molti anni, continuano a stimolare i tessuti della mammella e dell’endometrio. Che potrebbero svilupparsi in modo anomalo favorendo la comparsa di tumori».

Un rischio che potrebbe aumentare se alla menopausa tardiva si somma un menarca precoce. Niente allarmismi, però. L’importante, per tenere sotto controllo la situazione e consentire la diagnosi precoce, è sottoporsi con regolarità agli esami di screening previsti (ecografia, Tac, mammografia). 

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