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La malattia di Peyronie colpisce il pene del 10% degli uomini

Non ne parla praticamente nessuno, anche se colpisce un uomo ogni dieci. Le diagnosi stanno aumentando in modo significativo negli ultimi anni. Fortunatamente sono sempre di più gli uomini che si rivolgono all’andrologo quando capiscono di avere un problema. Il nome tecnico è induratio penis plastica, mentre il suo nome comune – malattia di Peyronie appunto – lo deve al cognome del chirurgo di re Luigi XV di Francia, che per primo si è occupato di codificare questa condizione.

Malattia di Peyronie: cos’é?

È una patologia caratterizzata dalla comparsa di placche fibrose sulla tunica albuginea, che ne compromettono la naturale elasticità. Di conseguenza, in erezione, nella zona interessata dalla placca il tessuto rimane contratto, causando la curvatura del pene verso il lato colpito.

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Quali sono le cause?

Le cause di questa malattia ancora non sono del tutto note. L’ipotesi più accreditata è che le placche siano cicatrici a volte calcificate di lesioni della tunica stessa, dovute a microtraumi a carico del pene avvenuti durante i rapporti sessuali. Trauma che potrebbe essere passato inosservato quando è avvenuto. Ecco spiegato perché i più colpiti sono gli uomini intorno ai 40 anni. Mentre solo raramente si verificano casi tra i giovanissimi. La malattia di Peyronie può essere anche di natura genetica. Un recente studio ha invece legato questa condizione a bassi livelli di testosterone, il più importante ormone maschile.

Quali sono i sintomi della malattia di Peyronie?

Nello stadio iniziale della malattia, definito acuto, i sintomi principali sono:

  1. dolore;
  2. curvatura del pene.

Nella seconda fase, che si definisce stabilizzata,  la cicatrice forma la placca vera e propria. Al tatto si avverte un nodulo duro al tatto.

Questa malattia e la disfunzione erettile  possono essere associate. La patologia di La Peyronie non causa la disfunzione. Può però precederla, dato che il dolore ha un effetto psicologico negativo che influisce sulle prestazioni sessuali del paziente.

Quali sono le terapie?

La diagnosi precoce è fondamentale. La curvatura può peggiorare di molti gradi nel tempo. Alla comparsa dei primi sintomi bisogna immediatamente rivolgersi al proprio medico di famiglia o direttamente all’andrologo. Lo specialista, oltre alla visita clinica, chiederà un’ecografia e/o una risonanza magnetica del pene. In questo modo potrà diagnosticare la malattia e la fase in cui si trova, per procedere con la cura più adatta. Si può procedere anche con l’ecocolor doppler penieno dinamico per la valutazione della composizione ed estensione della placca peniena.

Nella fase acuta si può intervenire con farmaci somministrati per bocca, come vitamina E e antinfiammatori, oppure con iniezioni locali a base di cortisone o calcio-antagonisti.

Nella fase stabilizzata, invece, l’unica opzione terapeutica è quella chirurgica, con gli stessi interventi indicati per il pene curvo congenito.

Ci sono altri trattamenti innovativi:

  1. Il primo trattamento è a base di collagenasi, una sostanza che degrada la placca nella sua componente di collagene. Questa terapia non è adatta a tutti i pazienti.
  2. Il secondo è modellamento meccanico. Consiste nell’utilizzo di una pompa a vuoto ed esercizi di allungamento e rafforzamento del pene allo scopo di ridurre la curvatura.

 

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