Salute

Dito steccato alla moda con la stampa 3D

Sono stati messi a punto diversi prototipi per dispositivi ortopedici grazie a una stampante tridimensionale

Perché in caso di fratture bisogna usare scomodi e antiestetici gessi o steccature? Se l’è chiesto Daniel Vlasic dopo essersi fatto male a un dito mentre giocava a basket e aver preso un appuntamento con un chirurgo della mano,  James Connor: arrivato il momento di mettere la stecca sull'indice rotto, Vlasic e il suo medico hanno realizzato che la tecnica dell’immobilizzazione con una rudimentale asta metallica circondata da bende, era brutta e poco pratica. Connor non ha competenze di progettazione e design ma solo mediche, mentre Vlasic è un ingegnere del software con accesso a una stampante 3D, e così ha provato a mettere a punto diversi prototipi di un accessorio ad anello in plastica trasparente in grado di immobilizzare il dito fratturato. Il risultato è che oltre a sembrare un oggetto di gran moda,  è fatto su misura ed è resistente all’acqua. “I corpi delle persone sono diversi: perché dovremmo avere tutti gli stessi dispositivi medici?” si è chiesto Sam Jacoby, esperto di stampanti 3D, affermando poi che  “la comunità medica è estremamente eccitata per la stampa tridimensionale perché permette di creare dispositivi economici e personalizzati”. 

Il MIT (Massachusetts Institute of Technology) riunisce artisti e ingegneri che utilizzano la biologia come ispirazione per il design: il team si chiama Mediated Matter Group, ed è guidato da Neri Oxman. Per contribuire a trattare la sindrome del tunnel carpale, hanno già sviluppato un guanto protettivo il cui design prende in considerazione il profilo individuale di ogni paziente. Oxfman, poi, ha prodotto una serie di installazioni d'arte per la galleria Centre Pompidou di Parigi basate della struttura del corpo umano. Tra le sue creazioni: un casco ispirato ai polmoni, una testa di minotauro modellata su un cranio e una scultura simile alla cavità di un ginocchio.

Gruppo San Donato

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