Nell’intervista pubblicata da OK Salute, Giulia Di Marino, conosciuta sui social come @GiuliaAlPolo, ha raccontato la sua vita a Longyearbyen, una delle città abitate più a Nord del mondo, situata nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, a soli 1.316 chilometri dal Polo Nord. Qui, durante la notte polare, il sole non sorge per mesi ma poi, nell’estate polare, rimane visibile 24 ore su 24. La quotidianità è scandita dai ritmi della natura che, con la presenza degli orsi e il freddo estremo, la fa davvero da padrona.

Ma cosa accade realmente all’organismo quando viene meno l’alternanza naturale tra luce e buio? E come reagisce la mente a un ambiente remoto, dove i pericoli sono concreti e la natura detta legge?
Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima), e a Pietro Trabucchi, docente presso il dipartimento di Neuroscienze e Scienze del movimento dell’Università di Verona e referente per il settore “Ricerca psicologica in ambienti estremi” del Cerism di Rovereto.
In questo articolo
Le stagioni alle Svalbard
| Periodo | Date | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Inverno e aurora boreale | 1 ottobre – 28 febbraio | La stagione più buia dell’anno, ideale per osservare l’aurora boreale. |
| Crepuscolo polare | 1 ottobre – 10 novembre | Il sole non appare sopra l’orizzonte, ma la luce è ancora sufficiente per illuminare il cielo. |
| Notte polare | 11 novembre – 30 gennaio | Il sole non sorge mai sopra l’orizzonte e l’oscurità è completa. |
| Inverno soleggiato | 1 marzo – 16 maggio | La luce torna progressivamente a dominare il paesaggio artico. |
| Inverno pastello | 1 marzo – 19 aprile | Il sole ricomincia a salire sopra l’orizzonte, l’illuminazione è tenue e il cielo si tinge di colori pastello, come lilla, rosa e azzurro. |
| Inverno e sole di mezzanotte | 20 aprile – 16 maggio | Il sole inizia a rimanere sopra l’orizzonte per 24 ore consecutive in alcune zone dell’arcipelago più a Nord, la luce aumenta e il cielo resta luminoso quasi tutto il giorno. |
| Estate polare | 17 maggio – 30 settembre | La stagione della luce continua e delle attività all’aperto. |
| Estate e sole di mezzanotte | 17 maggio – 23 agosto | Il sole non tramonta mai, restando visibile anche a mezzanotte. |
| Autunno d’oro | 24 agosto – 30 settembre | Il sole inizia a tramontare ogni giorno e il cielo assume tonalità calde e dorate. |
Quali sono gli effetti della notte polare sull’organismo?

Irregolarità del sonno
«L’organismo umano è evolutivamente sincronizzato su un ciclo biologico di 24 ore – il cosiddetto ritmo circadiano – che regola sonno e veglia, energie, secrezione di ormoni. Per stare al passo con il giorno terrestre, questo orologio interiore ha bisogno di segnali esterni: il più importante è la luce solare. Quando questa entra negli occhi, il cervello registra l’informazione e di conseguenza regola la produzione di melatonina, l’ormone del sonno. Se c’è luce, ne viene prodotta poca e noi siamo svegli; se c’è buio, la melatonina aumenta e iniziamo ad avere sonno», spiega il prof. Miani.
Come fa sapere lo specialista, durante la notte polare, il segnale viene meno e il cervello fa più fatica a distinguere il giorno dalla notte, pertanto si verifica una secrezione prolungata e disorganizzata di melatonina, che porta ad avere:
- sonnolenza diurna con relativa riduzione della vigilanza;
- risvegli notturni frequenti;
- ridotta qualità del sonno.
In secondo luogo, l’alterazione del ritmo circadiano può ridurre anche l’attività della serotonina, l’ormone del benessere. Ciò si associa a:
- umore più basso;
- minore energia;
- rallentamento cognitivo;
- difficoltà di attenzione.
«Per non perdere il ritmo giorno-notte, si possono adottare strategie particolari, come esposizione quotidiana a luce artificiale intensa al mattino, orari regolari di sonno, pasti e attività, esercizi fisici programmati, limitazione della luce alla sera. La regolarità degli orari è un fattore chiave di protezione», suggerisce Miani.
Squilibrio ormonale
«A subire delle variazioni, poi, sono anche gli ormoni sessuali femminili, come gli estrogeni, il progesterone e l’ormone luteinizzante: per questo motivo si possono verificare irregolarità del ciclo mestruale, variazioni dell’umore premestruale e maggiore vulnerabilità allo stress», continua il professore.
Possibile carenza di vitamina D
«Infine, senza radiazioni Uvb la vitamina D, importantissima per la salute muscolo-scheletrica e per sostenere le difese immunitarie, non può essere sintetizzata, pertanto si può andare incontro a una carenza. In questo caso il medico valuta individualmente una possibile integrazione», aggiunge il presidente della Sima.
Quali sono gli effetti dell’estate polare sull’organismo?

«Con la luce continua si hanno effetti opposti, e talvolta complementari, a quelli prodotti dal buio costante della notte polare. In particolare, la luce inibisce la secrezione di melatonina e ritarda il segnale biologico del sonno, causando disturbi di insonnia, difficoltà di addormentamento e sonno frammentato. Anche in questo caso, può essere utile mettere in atto alcune strategie, come l’oscuramento completo degli ambienti notturni, la riduzione della luce serale e il mantenimento di orari il più possibile regolari. La melatonina può essere utile a breve termine, sempre su indicazione medica», consiglia il prof. Miani.
«Con la luce solare, la produzione di serotonina tende ad aumentare, pertanto ci si può sentire più energici, vigili, attivi: tutto ciò, se combinato con l’alterazione della percezione soggettiva del tempo, può favorire sovraccarico lavorativo e difficoltà a delimitare i confini tra attività e riposo. E senza un recupero adeguato può comparire affaticamento cumulativo, come nel caso di Giulia, e irritabilità».
Isolamento e salute mentale: perché non tutti reagiscono allo stesso modo
«In generale, vivere in luoghi isolati e remoti può facilitare l’insorgenza di problemi psicologici. La ricerca scientifica ha identificato disturbi che si manifestano sia attraverso sintomi fisici (come affaticamento, alterazioni del sonno e cefalea) sia con modificazioni dell’umore e riduzione delle capacità cognitive. In questo caso il fattore scatenante è l’isolamento», conferma il prof. Trabucchi.
«Ovviamente la personalità di ciascun individuo media gli effetti dello stress causato da quest’ultimo: le persone molto introverse, che sentono meno il bisogno di socializzare, tendono a essere maggiormente protette dal rischio di sviluppare disturbi psicologici. La stessa cosa accade a chi riesce a creare facilmente una fitta rete di relazioni».
Il fenomeno Winter-Over: quando buio e isolamento si sommano
«Gli effetti dell’isolamento psicologico possono aggravarsi a causa della riduzione delle ore di luce durante l’inverno nelle regioni polari e subpolari. Questa combinazione porta al fenomeno conosciuto come “Winter-Over”, una sindrome che si manifesta soprattutto tra chi trascorre l’inverno nelle basi antartiche e polari, ma può colpire anche le comunità delle Svalbard. Tra i sintomi più comuni ci sono insonnia, depressione e irritabilità», asserisce lo specialista.
Orsi polari, valanghe e pericoli: come il cervello reagisce agli ambienti estremi

«L’anno scorso abbiamo effettuato una spedizione scientifica alle Svalbard: una traversata del territorio disabitato compiuta con gli sci, che ha coinvolto sia il Cerism di Rovereto sia il Cnr. Uno degli obiettivi era proprio la misurazione quotidiana degli ormoni dello stress e di altri parametri psicofisiologici modificati dall’ambiente estremo. La presenza concreta di pericoli, quali l’orso polare, i crepacci, le valanghe e le bufere, unitamente alla percezione di incertezza e all’isolamento, intensifica la reattività dei sistemi istintivi coinvolti nella gestione dello stress, determinando un aumento dei relativi ormoni», dice Trabucchi.
«Tuttavia, affidarsi esclusivamente a risposte istintive nell’affrontare situazioni di pericolo può risultare poco efficace. Ad esempio, l’uso delle armi contro un orso dovrebbe essere considerata l’ultima soluzione in caso di rischio effettivo, sebbene sia la scelta istintivamente più facile. Questo però implica capacità di gestire le emozioni e di mantenere la concentrazione, oltre che conoscere apposite procedure. Tutto questo si ottiene solo attraverso un addestramento specifico e una lunga esperienza negli ambienti estremi», conclude il professore.
Un aspetto che emerge chiaramente dal racconto di Giulia Di Marino, dove la pianificazione, la prudenza e la conoscenza dell’ambiente rappresentano strumenti indispensabili per convivere con una natura tanto spettacolare quanto estrema.




