
Narcisista. L’etichetta è stata usata più volte negli anni da opinionisti e da alcuni professionisti della salute mentale statunitensi per descrivere la personalità del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ma al Congresso nazionale della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF) il dibattito si parla di solipsismo. Psichiatri e neuroscienziati hanno affrontato il tema in chiave clinica, interrogandosi su quali modelli psicologici possano aiutare a comprendere alcuni comportamenti pubblici dei leader globali.
In questo articolo
Mai fare diagnosi a distanza
Claudio Mencacci, psichiatra, direttore emerito del Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano e co-presidente SINPF, mette subito un punto fermo: «Esiste una regola etica molto chiara in psichiatria: non si può attribuire una diagnosi a una persona che non è stata valutata direttamente». Si tratta di un principio consolidato a livello internazionale, nato proprio per evitare che il dibattito pubblico trasformi l’osservazione di comportamenti in etichette cliniche. Tuttavia, spiega Mencacci, è legittimo discutere di modelli comportamentali, quando questi sono oggetto di un ampio confronto nella letteratura scientifica.
Cos’è il narcisista?
Negli ultimi anni, centinaia di psichiatri statunitensi ed europei hanno discusso pubblicamente delle categorie utili a interpretare alcune forme di leadership contemporanea. E accanto al narcisismo, emerge sempre più spesso un concetto meno noto: il solipsismo.
La differenza tra narcisismo e solipsismo
Nel linguaggio comune i due termini tendono a sovrapporsi. In realtà, dal punto di vista clinico e teorico, descrivono assetti profondamente differenti.
Il narcisista: dipende dallo sguardo dell’altro
Il disturbo narcisistico di personalità è descritto nei manuali diagnostici come un quadro caratterizzato da:
- senso grandioso di sé;
- bisogno costante di ammirazione;
- fantasie di successo illimitato;
- vulnerabilità alla critica;
- empatia ridotta.
Il punto centrale, però, è uno: il narcisista ha bisogno dell’altro. L’altro serve come specchio. Il narcisista seduce, affascina, manipola, ma sempre in funzione di un ritorno. Cerca approvazione, consenso, riconoscimento. Anche l’aggressività può essere una forma di richiesta: se non può ottenere ammirazione, può accontentarsi della centralità attraverso il conflitto. In termini psicodinamici, il narcisista è strutturalmente dipendente dallo sguardo esterno. La sua identità si nutre di consenso. Senza pubblico, si svuota.
Cos’è il solipsista?
Diverso è il concetto di solipsismo, termine di origine filosofica che in ambito psicologico indica una configurazione in cui il soggetto diventa l’unico riferimento reale. «Il solipsista – spiega Mencacci – non cerca neppure di sedurre o compiacere. Semplicemente non riconosce l’altro come soggetto autonomo. Il mondo esterno perde consistenza».
Qui sta la differenza cruciale:
- Il narcisista dice: “Guardatemi”.
- Il solipsista dice implicitamente: “Esisto solo io”.
Nel solipsismo l’altro non è uno specchio da cui ottenere conferma, ma una comparsa. Le regole sociali non vengono violate per provocare o per attirare attenzione, ma perché non sono percepite come vincolanti. Non esiste una vera reciprocità.
Solipsismo: le implicazioni nella leadership
Secondo Mencacci, queste differenze assumono un peso particolare quando riguardano figure che esercitano un potere globale. «Caratteristiche che possono apparire come tratti individuali diventano un problema quando influenzano decisioni con ricadute planetarie».
- Nel narcisismo, la ricerca di consenso può comunque fungere da freno: il leader ha bisogno di approvazione, popolarità e riconoscimento storico. Il giudizio dell’opinione pubblica resta un elemento regolatore.
- Nel solipsismo, invece, il vincolo esterno si indebolisce. Se l’altro non è percepito come interlocutore reale, anche il limite si attenua. La decisione può diventare autoreferenziale, impermeabile al confronto.
Disinibizione e lobi frontali: cosa osservano gli psichiatri
Il congresso SINPF ha affrontato anche un ulteriore aspetto: la disinibizione comportamentale. «Molti colleghi americani e inglesi hanno evidenziato come l’assenza di filtri nel linguaggio e nei comportamenti pubblici possa suggerire una possibile disfunzione dei lobi frontali», osserva Mencacci. I lobi frontali sono coinvolti nel controllo degli impulsi, nella pianificazione, nella valutazione delle conseguenze e nell’empatia. Alterazioni di quest’area possono tradursi in:
- riduzione del controllo verbale;
- impulsività;
- scarsa valutazione del rischio;
- minore sensibilità alle norme sociali.
In età avanzata, segnali di questo tipo vengono talvolta associati, in via teorica, al timore di un possibile decadimento cognitivo di tipo organico. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di ipotesi generali e non riferibili a singoli individui senza una valutazione clinica diretta.
Leggere i segnali con strumenti scientifici
Il punto, insiste Mencacci, non è la curiosità sul leader, ma l’impatto collettivo. La storia dimostra che le valutazioni psicologiche sui grandi decisori politici arrivano spesso a posteriori, talvolta dopo conseguenze drammatiche. Comprendere i modelli comportamentali non significa patologizzare, ma leggere i segnali con strumenti scientifici. Il solipsismo, in questa prospettiva, non è una diagnosi ma serve a interrogarsi su come alcune strutture di personalità possano influenzare il modo di esercitare il potere.
Cosa favorisce il solipsismo
La politica funziona meglio quando riconosce la pluralità delle prospettive e la necessità del confronto. Il solipsismo in politica tende a produrre chiusura, conflitto e indebolimento democratico.
Chiusura al dialogo
Chi adotta un approccio solipsistico tende a rifiutare il confronto. La politica, però, si basa sul pluralismo e sul compromesso. Senza dialogo, il dibattito democratico si impoverisce.
Polarizzazione
Quando ogni parte vede solo la propria “verità”, si rafforzano le divisioni. Questo fenomeno è stato evidente in diversi contesti contemporanei, ad esempio nella crescente polarizzazione politica negli Stati Uniti negli ultimi anni.
Leadership autoritaria
Un leader che crede di incarnare l’unica visione legittima può scivolare verso forme autoritarie. Storicamente, figure come Benito Mussolini o Adolf Hitler hanno promosso sistemi in cui il dissenso veniva annullato.
Isolamento istituzionale
Il solipsismo può portare a ignorare competenze tecniche, dati oggettivi e istituzioni di controllo, indebolendo l’equilibrio dei poteri.
Perdita di fiducia pubblica
Se la politica diventa autoreferenziale, i cittadini possono sentirsi esclusi e perdere fiducia nelle istituzioni.




