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Incidente in monopattino: ecco le parti del corpo più a rischio

Secondo i traumatologi braccia, testa e gambe sono le zone più colpite. A finire al pronto soccorso soprattutto i giovani conducenti

Un mezzo strategico all’interno di una mobilità urbana sempre più autonoma e diffidente del contatto altrui, eppure ancora molto pericoloso. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Monopattini dell’Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale (Asaps), nei primi otto mesi del 2021, a causa di incidenti in monopattino in Italia sono morte dieci persone. Decisamente di più che nel 2020, in cui, complice anche il lockdown, perse la vita solo una persona, di 60 anni, in provincia di Bologna. Sempre nel 2021, gli incidenti gravi sono stati invece 131, di cui 41 con feriti ricoverati in prognosi riservata. Mentre quelli con danni lievi, senza l’intervento della polizia stradale, sono il grande sommerso difficile da conteggiare. 

Incidente in monopattino: confronto con la bici

C’è chi paragona la pericolosità e il numero di incidenti a quelli della bicicletta. Ma il confronto non regge, afferma Giordano Biserni, presidente Asaps, «partendo dal fatto che il numero di monopattini in circolazione, decine di migliaia, è estremamente ridotto rispetto a quelle delle bici, di cui ce ne sono a milioni. Gli incidenti registrati con i monopattini sembrano pochi guardando i numeri, ma proporzionati a quanti ne circolano sono tantissimi».

Gruppo San Donato

La caduta senza incidente

Sempre secondo i dati Asaps, la principale causa di caduta è autonoma, dovuta a un ribaltamento senza urtare ostacoli fissi. Un tipo di incidente su cui incide la distrazione alla guida, l’inesperienza del guidatore, spesso giovanissimo, ma anche la pessima manutenzione della strade cittadine e la loro conformazione. Spesso affollate di tombini, pavé o attraversate dalle rotaie del tram. Alla caduta autonoma seguono per incidenza gli scontri frontali e laterali, spesso agli incroci dove non vengono rispettate le precedenze, e infine gli urti contro ostacoli fissi. 

In monopattino traumi da pedone e ciclista

«La peculiarità del monopattino», interviene Andrea Costanzo, presidente della Società Italiana di Traumatologia della Strada (Socitras), in prima linea nella battaglia per rendere più sicura la circolazione dei monopattini elettrici sulle strade, «è che espone chi lo guida a una doppia tipologia di trauma, quello da pedone e quello da ciclista, perché ha l’altezza del primo (nell’impatto ad esempio con un’autovettura), ma la velocità del secondo. Quindi si rischiano fratture di arti superiori, inferiori e bacino, lesioni addominali e toraciche, ma anche traumi cranici. Il pericolo riguarda soprattutto i conducenti anziani, intorno ai 60 anni, perché molto fragili». Tuttavia, le statistiche dicono che le ambulanze soccorrono soprattutto giovani conducenti.

Incidente in monopattino: le parti più colpite

Un dato confermato da Pietro Randelli, professore ordinario di ortopedia e traumatologia all’Università degli Studi e direttore della prima clinica ortopedica ASST Gaetano Pini CTO di Milano, città dove ha condotto una ricerca epidemiologica sui ricoveri causati proprio dagli incidenti in monopattino.

«Nel capoluogo lombardo stiamo vivendo una vera e propria epidemia di traumatizzati. Il picco di incidenza è 18-34 anni». La maggior parte dei traumi (dicono i dati raccolti tra maggio e novembre del 2021), il 52%, ha coinvolto l’arto superiore mentre nel 40% dei casi è stato coinvolto l’arto inferiore. Il segmento più colpito è stato il ginocchio (17,1%), seguito dal gomito (15%), poi il polso (14,3%) caviglia (11,8%) e la mano (9.6%). «Emerge che la parte più colpita dalle cadute sono gli arti superiori, seguiti dal cranio, dal viso e dagli arti inferiori. Sembrano più risparmiati, invece, l’addome e il torace». Tanti giovani, conferma Randelli, e spesso gravi.

Incidente in monopattino: tanti giovani al pronto soccorso

«Ho ricevuto ragazzi con fratture a metà del femore, estremamente violente, cose che di solito vedo dopo collisioni gravi in automobile. Su questa tipologia di traumi dobbiamo intervenire per forza con operazioni chirurgiche e trasfusioni di sangue», racconta l’ortopedico. «Il paziente adulto/anziano ha una frequenza minore, perché statisticamente utilizza meno il monopattino e quando lo fa guida in modo più serio e coscienzioso. I ragazzi, invece, lo vivono più come un gioco: un terzo di chi arriva in pronto soccorso è in stato di ebrezza». 

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