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Chi ha meno di 18 anni e una SIM intestata non potrà più accedere ad alcuni siti. Ecco quali

Dal 21 novembre gli under 18 che hanno una SIM card intestata non potranno più navigare in 8 categorie di siti

Dal 21 novembre i minori non potranno più accedere a siti internet ritenuti pericolosi. Lo stabilisce il Garante delle Comunicazioni (Agcom) con la delibera 9/23/Cons che mira, prima di tutto, a tutelare i giovanissimi che navigano in Rete. In secondo luogo, si tratta di una manovra per rendere gratuito il servizio di parental control: una decisione presa per arginare le compagnie di telefonia che non fornivano adeguati servizi o lo facevano a pagamento, violando le norme stabilite nel 2020. Ecco come funziona il nuovo filtro.

Chi ha meno di 18 anni e una SIM card intestata non potrà più accedere a certi siti

Niente più richieste o necessità di intervento da parte dei genitori. Rispetto al passato, dal 21 novembre il blocco ai siti “pericolosi” sarà attivato in automatico per tutti i minori intestatari di una SIM card. In base a quanto si legge sulla delibera, ci sono 8 categorie di portali considerati inappropriati per gli under 18.

Gruppo San Donato

Le 8 categorie dei siti bloccate per i minori

  • Contenuti per adulti: siti web riservati a un pubblico maggiorenne, siti che mostrano nudità totale o parziale in un contesto sessuale pornografico, accessori sessuali, attività orientate al sesso. Siti che supportano l’acquisto online di tali beni e servizi.
  • Gioco d’azzardo/scommesse: siti che forniscono informazioni o promuovono il gioco d’azzardo o supportano il gioco d’azzardo online e/o scommesse.
  • Armi: siti che forniscono informazioni, promuovono o supportano la vendita di armi e articoli correlati.
  • Violenza: siti che presentano o promuovono violenza o lesioni personali, comprese le lesioni autoinflitte, il suicidio, o che mostrano scene di violenza gratuita, insistita o efferata.
  • Odio e discriminazione: siti che promuovono o supportano l’odio o l’intolleranza verso qualsiasi individuo o gruppo.
  • Promozione di pratiche che possano danneggiare la salute alla luce di consolidate conoscenze mediche: a titolo di esempio, siti che promuovono o supportano l’anoressia e/o la bulimia, l’uso di sostanze stupefacenti illegali, di alcol o di tabacco.
  • Anonymezer: siti che forniscono strumenti e modalità per rendere l’attività online irrintracciabile.
  • Sette: siti che promuovono o che offrono metodi, mezzi di istruzione o altre risorse per influire su eventi reali attraverso l’uso di incantesimi, maledizioni, poteri magici o essere soprannaturali.

Il blocco dello smartphone per i minori si potrà personalizzare

Come specificato nella delibera, il genitore può personalizzare il parental control. In particolare «il cliente può customizzare la propria protezione aggiungendo o eliminando categorie ai propri blocchi o, se del caso, inserendo specifici nomi a dominio da inserire nella black list. In alcuni casi il cliente può impostare i filtri sui contenuti di un’intera categoria oppure solo su determinati domini all’interno di una o più categorie».

Cosa non è incluso nel parental control

Il blocco riguarda solo i siti delle categorie appena elencate. Resta, invece, esclusa la pubblicità che questo stesso tipo di portali possono fare attraverso altri canali, come i social network, su cui la delibera dell’Agcom non può intervenire. Non c’è poi limite di accesso ai siti se gli smartphone in possesso di minorenni hanno SIM card intestate ai genitori o altri maggiorenni. In questi casi si può, però, procedere con una richiesta di attivazione del servizio di parental control.

Questo servizio è utile o presenta delle falle?

«Pur partendo da buone intenzioni, il parental control automatico fallisce nel riconoscere la realtà: i nostri ragazzi, nativi digitali, trovano semplice scavalcare questi filtri», interviene Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche e cyberbullismo. «Mentre il cyberspazio è pieno di insidie reali, la direttiva sembra focalizzarsi su siti di “dubbia utilità”, trascurando i veri pericoli, che si annidano nelle app di messaggistica istantanea e nei social network, terreni fertili per cyberbullismo e sfide online pericolose. Per non parlare della pubblicità rivolta ai minori online che promuove l’uso di alcol o nicotina o incita al gioco d’azzardo», prosegue lo specialista.

Di cosa c’è bisogno, quindi? «Non di un’illusoria barriera di parental control ma di una strategia educativa robusta, di un’immersione nell’alfabetizzazione digitale, nel dialogo e nella consapevolezza critica. Il parental control automatico, così come è concepito ora, non è adeguato. Non è la soluzione, ma una distrazione. Investiamo in educazione, dialogo e consapevolezza digitale. Non optiamo per la via più facile, ma affrontiamo la complessità», conclude Lavenia.

Come bloccare lo smartphone di un figlio maggiorenne

Allo stesso modo, un genitore che vuole bloccare la SIM card di un figlio che ha già compiuto i 18 anni può attivare lo stesso tipo di servizio. Dovrà, quindi, procedere con la domanda di parental control all’operatore telefonico tramite le proprie credenziali del Sistema pubblico di identità digitale (SPID).

In Italia troppi dispositivi in mano ai minorenni

Se vi state chiedendo quanti ragazzi sono in possesso di un telefonino la risposta è presto data. Il nostro Paese è il terzo per numero di smartphone per persona. Ma quel che è peggio è che l’età media dei possessori sta diminuendo sempre di più. La stima poco rassicurante arriva dalla Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche della Lombardia: seconda l’istituto, in Italia il 58,4% dei bambini tra i 6 e i 10 anni ha un dispositivo mobile personale. Il motivo è prima di tutto da ricercarsi nella scarsa percezione delle famiglie sui rischi dell’uso improprio della tecnologia digitale.

Quali sono i rischi dell’uso improprio della tecnologia digitale

La dimostrazione arriva da un sondaggio effettuato lo scorso anno dalle associazioni di pediatri ACP, FIMP e SIP in collaborazione con Fondazione Carolina e Meta. Dalle risposte è emerso:

  • una minima conoscenza delle famiglie dei sintomi della dipendenza da smartphone;
  • una scarsa percezione sui pericoli in termini di salute psicofisica;
  • alla domanda su cosa sia il sexting, il 66% dei genitori della fascia 6-10 anni non ha saputo fornire risposta;
  • i genitori dichiarano di aver bisogno di supporto nella gestione del rapporto dei figli con il digitale: ben l’87% della fascia 11-15 anni vorrebbe avere maggiori informazioni da parte dei pediatri.

L’educazione al digitale in 10 punti

Per venire incontro alle esigenze dei genitori e tutelare i minori, è stata redatta una guida informativa sulla sicurezza online. Ideata e sviluppata da Fondazione Carolina con il contributo di Meta, questi sono i 10 punti principali:

  1. Scarica giochi e app adatti all’età di tuo figlio (ricorda, prima dei 13 anni, niente social network);
  2. Leggi con attenzione termini e condizioni indicati nelle linee guida di ogni social;
  3. Decidi insieme a tuo figlio le impostazioni privacy;
  4. Valuta per quali app mantenere attiva la geolocalizzazione;
  5. Attiva i sistemi di protezione da contenuti inadatti;
  6. Spiega a tuo figlio come bloccare persone indesiderate;
  7. Spiega a tuo figlio come segnalare contenuti inopportuni;
  8. Spiega a tuo figlio che non deve dare informazioni personali online;
  9. Spiega a tuo figlio che non deve inviare proprie immagini a sconosciuti;
  10. Ricorda che il parental control non può mai sostituire la tua presenza.

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Simona Cortopassi

Classe 1980, è una giornalista iscritta all’Ordine regionale della Lombardia. Toscana d’origine, vive a Milano e collabora per testate nazionali, cartacee e web, scrivendo in particolare di salute e alimentazione. Ha un blog dedicato al mondo del sonno (www.thegoodnighter.com) che ha il fine di portare consapevolezza sull’insonnia.
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