Disabili

L’indelebile «ma perché proprio io?»

Qualche mattina fa aprendo il blog ho letto il primo commento e sono rimasto scosso. Fabrizio ha scritto in calce a un post di Roberto Bruzzone, amputato e camminantore per professione e passione, queste frasi: «non riesco a fargli capire che una soluzione si troverà. Non capisce perchè gli è stata “tolta” una gamba, non capisce perchè non può più camminare e fare le cose che faceva quotidianamente… e tutto il giorno piange… Purtroppo non vedo più la luce in fondo a questo tunnel senza fine. Che dici abbiamo qualche speranza di farlo camminare di nuovo? ».

Non so se si stia riferendo a un amico, a un figlio, ma l’appello accorato mi ha mosso a delle riflessioni personali che condivido con voi. E’ vero ho due gambe, ma non funzionano, ho ancora la speranza di un giorno mi rimettano in piedi, ma quel giorno sembra non arrivare mai. Non posso forse sapere cosa significhi essere privato di un proprio arto, ma ho ancora impresso l’attimo in cui hanno detto che non avrei più camminato, sciato… Banale dire che il mondo ti crolla addosso, ma è così: sei spaesato, i tuoi punti di riferimento e quello che hai costruito in anni di vita – non solo il lavoro, ma la tua personalità e la tua stessa vita – sembra che ti si sfilaccino tra le dita, come un pugno di sabbia che granello dopo granello scivola via senza alcuna possibilità di arrestare questa emorragia.

Gruppo San Donato

Ma perché? Perché io? cosa ho fatto di male? E poi un susseguirsi di pianti, di riflessioni e di emozioni al negativo, un lungo tunnel per chi soffre e un incubo per chi sta accanto. Forse ti accorgi di chi ti accompagna in questo momento o forse no, troppo concentrato a misurare il tuo nuovo mondo. Un mondo che con il tempo ti accorgi essere né migliore né peggiore del precedente, forse un po’ più in salita. In certi momenti non ci credo neanch’io, ma è così per tutti.

Ma nelle parole di Fabrizio c’è qualcosa di più, un grido di dolore che mi fa pensare ai miei genitori, ombre sempre presenti nella mia malattia, colonne – all’apparenza stabili – di un percorso di riabilitazione o di rinascita. Non ricordo i loro volti dopo la rianimazione, almeno tra sedativi e antidolorifici ho solo un ricordo vago. Ma so che ci sono stati per tutto il tempo, a darmi la mano o il supporto in caso di bisogno. E forse in questo trovo la risposta all’appello di Fabrizio. Sì con il tuo aiuto tornerà a camminare.

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