Il mal di testa nei bambini: che fare

Consigli per riconoscere e curare la cefalea in età pediatrica

La cefalea dell’età pediatrica non deve suscitare spavento, né, al contrario, deve essere accettata come qualcosa di inevitabile ed incurabile. Ecco quanto si legge sul portale dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, a firma di Massimiliano Valeriani, neurologo del Centro per lo studio e la cura delle cefalee in età evolutiva della struttura.

Il mal di testa rappresenta un sintomo molto frequente non solo in età adulta, ma anche nel bambino. Rappresenta un problema particolarmente diffuso soprattutto nei bambini in età scolare: da alcune statistiche condotte in ambito scolastico risulta, infatti, che circa il 25% dei bambini riferisce di aver avuto almeno un episodio di mal di testa nel corso dell’anno.
Se per un adulto avere un episodio di cefalea viene generalmente percepito come un fatto normale, diversa è la situazione del genitore il cui figlio lamenti un dolore al capo.
Le domande a cui il genitore più frequentemente chiede risposta sono: è giusto prendere provvedimenti in caso di un unico episodio di cefalea? Cosa fare se gli episodi di cefalea tendono a ripetersi?

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Le forme più frequenti
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LE FORME PIÙ FREQUENTI
Vi sono molti tipi di mal di testa o cefalee, le cui implicazioni terapeutiche e la cui evoluzione sono completamente diverse. La prima importante distinzione è quella fra le cefalee primarie e le cefalee secondarie. Le primarie sono legate a una predisposizione costituzionale. Nelle secondarie il mal di testa rappresenta semplicemente il sintomo di un malattia che deve essere identificata e curata. Le malattie che possono causare cefalee secondarie sono varie e di diversa gravità: deficit della vista, sinusiti e, più in generale, infezioni delle prime vie aeree (sindromi influenzali, faringiti, riniti, ecc…), fino alle patologie infiammatorie meningo-encefalitiche e ai tumori cerebrali (per fortuna piuttosto rari in età pediatrica).
Nell’ambito delle cefalee primarie sono classificabili la maggior parte dei casi di cefalea del bambino, soprattutto quelli in cui gli episodi di mal di testa tendono a ripetersi. Sono l’emicrania, la cefalea tensiva e la cefalea a grappolo.

EMICRANIA
Rappresenta la più frequente cefalea primaria del bambino, almeno fino all’adolescenza, ed è tipicamente dovuta a familiarità, condizione che intende qualcosa di meno determinante dell’ereditarietà genetica, testimoniata spesso dalla presenza di altri casi di emicrania nella famiglia di appartenenza.
Può manifestarsi a qualsiasi età, finanche nei primi mesi di vita, anche se ovviamente i sintomi nella prima infanzia sono peculiari e, spesso, non includono il mal di testa. Tali sintomi vengono definiti come equivalenti emicranici e comprendono: il vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, le vertigini parossistiche benigne, il torcicollo parossistico, i dolori ricorrenti agli arti inferiori (comunemente conosciuti come dolori di crescita).
Nel bambino più grande, invece, il sintomo dominante è il mal di testa, che generalmente è di intensità medio-forte, anche se talora di breve durata (anche 5-10 minuti). In alcuni casi il dolore interessa metà del capo ed è pulsante (spesso i bambini descrivono di «sentire il cuore in testa»).
Vi può essere poi la presenza di sintomi di accompagnamento, come il fastidio per la luce (fotofobia), per i rumori (fonofobia) e per gli odori (osmofobia), la nausea e il vomito, i dolori addominali, il pallore.
È poi caratteristico il fatto che durante l’attacco emicranico il bambino appaia particolarmente abbattuto, a volte anche sonnolento, e interrompa le sue attività.
Nella forma di emicrania con aura (molto più rara rispetto alla comune emicrania senza aura), addirittura il mal di testa è preceduto o accompagnato da veri e propri sintomi neurologici: disturbo della vista (visione di luci, offuscamento della vista, perdita transitoria di parte del campo visivo), formicolii e riduzione della sensibilità di un arto o di metà del corpo, difficoltà a muovere un arto o metà del corpo, disturbo del linguaggio.

CEFALEA TENSIVA
Interessa per lo più l’adolescenza. In questo caso il dolore è generalmente di intensità medio-lieve, bilaterale e costrittivo (come una morsa) ed è solo eccezionalmente associato a fotofobia, fotofobia e nausea. Spesso l’adolescente appare in grado di proseguire le sue attività.

CEFALEA A GRAPPOLO
È rarissima in età pediatrica. Si manifesta con episodi di dolore estremamente intenso, della durata di circa 30 minuti, a carico di una regione orbitale. Spesso si associa nausea, vomito, fotofobia e fotofobia, lacrimazione intensa, arrossamento congiuntivale e finanche abbassamento della palpebra (ptosi). In questi bambini, il dolore tende a ripetersi con notevole regolarità quotidianamente, alla stessa ora (specie di notte), per un periodo generalmente variabile fra i 15 e i 30 giorni.

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Dal medico
Le cure

DAL MEDICO
La prima figura medica di riferimento, sia nel caso del singolo episodio di cefalea che in quello in cui gli attacchi di mal di testa tendano a ripetersi, dovrebbe essere il pediatra di famiglia, il quale poi valuterà la necessità o meno di avviare un percorso diagnostico più complesso.
Ovviamente, se il pediatra diagnostica una chiara cefalea secondaria può inviare il bambino allo specialista di riferimento. Per esempio, nel caso di un bambino in cui il mal di testa compaia sempre dopo uno sforzo visivo, come i compiti scolastici, sarà senz’altro utile consultare l’oculista per una valutazione della vista, oppure se la cefalea è perlopiù associata a secrezioni nasali il bambino verrà inviato dall’otorinolaringoiatra nel sospetto di sinusite.
Qualora la causa della cefalea non sia così evidente e, soprattutto, non possa essere esclusa una cefalea primaria (come avviene nella maggior parte dei casi), il bambino dovrebbe essere inviato a un centro cefalee specializzato per l’età pediatrica.
In particolare è da evitare l’esecuzione casuale di esami diagnostici, spesso inutili o invasivi (per esempio l’Rx dei seni paranasali o la Tc del cranio), che spesso porta il piccolo paziente a sentirsi malato, con il rischio di peggiorare la sua cefalea.

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LE CURE
Per quanto riguarda le cefalee secondarie, è ovvio che la terapia deve essere indirizzata verso la causa del mal di testa (per esempio, la correzione della vista o un trattamento farmacologico per una sinusite).
Nel caso delle cefalee primarie ci sono notevoli possibilità terapeutiche. A questo proposito, è estremamente importante premettere che qualsiasi scelta terapeutica deve essere fatta dietro controllo medico, perché se l’automedicazione è deprecabile nell’adulto, può essere molto pericolosa nel bambino.
In generale vi sono due tipi di terapia delle cefalee primarie: la terapia dell’attacco e la terapia di profilassi. La prima consiste nell’utilizzare tutti i mezzi, inclusi soprattutto quelli farmacologici, per ridurre il dolore.
È importante sia da un punto di vista etico, sia perché il dolore non trattato tende a ripetersi e, quindi, a diventare cronico. La terapia di profilassi, che può essere strumentale (biofeedback, pet therapy, training di rilassamento eccetera) o farmacologica, è indicata, a giudizio dello specialista del centro cefalee, quando la frequenza e l’intensità dei mal di testa siano da tali da interferire con le attività quotidiane del bambino.
Una buona terapia di profilassi, individualizzata su ciascun bambino, a seconda del tipo di cefalea, consente molto spesso al piccolo paziente e alla sua famiglia di cambiare vita (miglioramento del rendimento scolastico, ripresa dell’attività sportiva, eccetera).
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Ultimo aggiornamento: 5 maggio 2011

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