MAKEtoCARE: la tecnologia al servizio della disabilità

Torna il contest per scegliere i migliori progetti che migliorano la qualità della vita di chi ha disabilità. La premiazione il 29 novembre. Ecco gli 8 finalisti

MAKEtoCARE

#MAKEtoCARE è un contest lanciato nel 2016 da Sanofi Genzyme – divisione Specialty Care di Sanofi – con lo scopo di intercettare e valorizzare soluzioni hi-tech in grado di aiutare concretamente le persone con disabilità. L’idea si è concretizzata lo scorso anno nella prima call for ideas in occasione della Maker Faire Rome – The European Edition, il più importante appuntamento europeo dedicato all’innovazione.

L’ambizione di #MAKEtoCARE è riuscire ad andare oltre la cura stimolando, premiando e facilitando la realizzazione dei progetti nati dall’ingegno e dalla passione della comunità di Maker, in grado di arrivare dove i farmaci non possono, per aiutare le persone che ogni giorno affrontano le sfide legate alla disabilità e garantire loro un futuro migliore. Nel corso delle edizioni di #MAKEtoCARE il paziente ha svolto un ruolo sempre più centrale divenendo da semplice fruitore dell’innovazione a innovatore per se stesso e per gli altri. Partendo dalle necessità che vive in prima persona, è in grado di sviluppare soluzioni tecnologiche di salute.

Adam’s Hand

È una protesi miolettrica della mano e si rivolge a chi ha subito un’amputazione dopo un evento traumatico o a chi è nato senza arto per malattie congenite. La protesi si basa su un meccanismo innovativo, il patent pending, che consente di attivare tutte le dita con un solo motore (invece dei cinque/sei convenzionalmente utilizzati nelle altre protesi), consentendo un risparmio in termini di costo, peso e dimensioni del dispositivo e risultando estremamente semplice da controllare. La realizzazione dell’involucro esterno tramite stampa 3D consente anche la possibilità di personalizzare il dispositivo, adattandolo alle esigenze più varie.

Il Team è BionIT Labs, composto da Giovanni Antonio Zappatore, Ceo, 26 anni, di Lecce, Federico Gaetani, Cio, 24 anni, di Ruffano, sempre nel Salento e Matteo Aventaggiato, Cto, 33 anni, di Lecce.

L’idea della protesi è di Giovanni che ci ha lavorato per due anni da solo. Poi è stato raggiunto da Federico e Matteo. La protesi è ancora un prototipo in fase di sviluppo. L’obiettivo è quello di arrivare entro il 2019 a un pre prodotto e poter organizzare le vendite.

Open rampette

Open rampette è un’iniziativa pilota per il miglioramento dell’accessibilità degli esercizi commerciali per chi deve accedere tramite rampa o scivolo. Il percorso del progetto è iniziato ad Aprile 2017. Oggi è un functioning prototipe con due prodotti validati e può avere due sviluppi: uno più istituzionale e uno più commerciale.

Il prototipo consiste di tre parti:
un campanello personalizzato con uno sticker che identifica il progetto: premendo il pulsante si richiede assistenza al negoziante.

Una app per smartphone che notifica alla persona con disabilità motorie che si trova nei pressi di un negozio accessibile e permette di richiedere assistenza (suonando il campanello) tramite smartphone.

Un ricevitore del campanello che notifica, con luce, suono o vibrazione, al negoziante la richiesta di assistenza.

Il team è WE MAKE | Makerspace Fablab, guidato dal fondatore Costantino Bongiorno, laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano.

Optical wheelchair

Optical Wheelchair consente di comandare il movimento di una sedia a rotelle con gli occhi e le espressioni del viso. Per rilevare il movimento delle pupille e le espressioni facciali viene usato una particolare camera dell’Intel. Il computer riceve le informazioni dalla camera che le manda tramite bluetooth al microcontrollore dopo averle elaborate. Il microcontrollore, mediante un circuito elettronico, muove le ruote in base alle informazioni ricevute. Il progetto mira allo sviluppo dell’automazione applicata a persone non in grado di fare determinati movimenti. Oltre a muovere una sedia a rotelle, questo sistema di controllo sarà in grado di aiutare persone disabili anche in altre attività legate alla loro quotidianità (home-automation).

Il team è composto da tre 19enni di Rimini, Federico Gualdi, Roberto Lucchisani e Nicholas Silvestri, che si conoscono dalle elementari.

Al momento si tratta di un prototipo in scala. Per realizzare il prodotto hanno bisogno di uno sponsor che gli permetta di acquistare una sedia a rotelle elettrica. A marzo hanno partecipato al FAST (Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche) di Milano e qui si sono aggiudicati un’esperienza in Brasile, per partecipare a MOSTRATEC, il Salone Internazionale della Scienza e della Tecnologia.

Orion

È un esoscheletro comandato dagli impulsi muscolari, attraverso un elettromiografo. È un tutore applicabile agli arti che, grazie a un doppio dispositivo, aumenta la forza di chi lo indossa aiutandolo così nei movimenti muscolari. È costituito da due parti. C’è una scheda elettronica che permette di visualizzare sul computer i segnali muscolari raccolti tramite elettrodi applicati agli arti, rifacendosi all’esame medico della elettromiografia. La seconda parte è un esoscheletro controllato da un attuatore, cioè un sistema meccanico collegato alla scheda elettronica e all’esoscheletro che si mette in movimento dando più forza all’arto quando gli arriva il segnale che il muscolo si vuole muovere. Attualmente è stato realizzato un prototipo funzionante di un esoscheletro per l’arto superiore controllato sulla base del miosegnale del bicipite.

Il progetto è stato realizzato da Mattia Strocchi, 19 anni, di Ravenna. L’idea di Orion è nata due anni fa.

ReHub

Si tratta di una piattaforma online e un kit open-source che permette di monitorare il movimento di dita e mani di atleti, pazienti in riabilitazione, studenti di strumenti musicali. Chi indossa il guanto reHub ha a disposizione dati digitali certi per il monitoraggio dei propri progressi. Può eseguire gli esercizi in autonomia, a distanza e rivedere le sessioni di allenamento. Chiunque può acquistare il kit e costruire il proprio guanto personalizzato.

Il team è composto da Sara Savian, fashion designer di 31 anni di Pordenone e Mauro Alfieri, consulente informatico, 40 anni di Napoli. L’obiettivo è quello di creare un modello di business open source, con piena disponibilità e accessibilità alla piattaforma online tramite la quale chiunque può acquistare dal singolo sensore all’intero kit per realizzare il proprio guanto personalizzato.

Sensewear

È una collezione di abiti sensorizzati ispirati a terapie applicate ai disturbi dell’elaborazione sensoriale come, ad esempio, l’autismo o la sindrome di Asperger. Sensewear include una maglia che rileva dati vitali tramite dei sensori e li trasmette a un’applicazione che attiva altri capi della collezione – come ad esempio una giacca gonfiabile, una collana da mordere o un poncho musicale – per migliorare la consapevolezza dei sensi e aiutare in caso di ansia, stress, attacchi di panico. La collezione è quindi anche indirizzata a chiunque soffra di questi disturbi, anche se non legati a malattie complesse e serie.
Il team è WITSENSE, composto da Emanuela Corti e Ivan Parati, marito e moglie designer lombardi che vivono a Dubai e Alessia Moltani, 49 anni amministratore di ComfTech, società innovativa specializzata in tessuti sensorizzati e in sistemi di monitoraggio wearable non invasivi.
Nel 2016 hanno vinto il premio wearable agli AXA Award di Londra. Quest’anno il progetto è stato selezionato per “Il coraggio di innovare” – Digital Award organizzati dalla Regione Lombardia.

Simpaty-hand App

È uno strumento musicale realizzato con uno smartphone che permette di attivare e modificare sequenze audio o pattern ritmici con movimenti minimi di braccia o gambe. È ideale quindi per chi ha difficoltà motorie. Lo smartphone rileva i dati relativi ai movimenti degli arti e li invia a un’applicazione per pc. L’app permette di caricare dei file audio che verranno attivati in base al movimento eseguito simulando l’utilizzo di un vero strumento con tre modalità di esecuzione differenti: suoni percussivi, riff e loop.

L’ideatrice è Carolina Valli, 23 anni, laureata in musica elettronica, si sta specializzando in tecnologie e regia del suono al Conservatorio di Milano. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria app utilizzabile da smartphone che permetta l’utilizzo di strumenti musicali a persone con limitato utilizzo di gambe e braccia anche in ambito riabilitativo. Per sviluppare l’app avrebbe bisogno del supporto di programmatori esperti.

Waybration

Si tratta di un dispositivo che consente ad atleti non vedenti o ipovedenti di praticare sport di navigazione come la canoa, il windsurf, lo Stand Up Paddle o la vela, senza bisogno di un accompagnatore. È composto da una Flight Control Unit low cost – una centralina di controllo per il volo – dotata di magnetometro, IMU, e da un modulo GPS, due cavigliere vibranti realizzate ad hoc, basate su scheda Arduino e connesse alla FCU tramite moduli radio.
Il progetto utilizza un software per la pianificazione del percorso eseguito su pc o smartphone e del codice sviluppato ad hoc per il filtraggio del segnale e la comunicazione radio con le cavigliere.
La persona compone il percorso di regata o di allenamento fissandone i waypoint e, una volta attivate le cavigliere, queste vibrano indicando all’atleta la direzione verso cui dirigersi, fino al completamento della gara.

Il team è formato da Roberto Colella e Antonio Petitti, colleghi di scrivania nella sede del CNR di Bari e di Matteo Fanchini, campione italiano di paratriathlon di Arona ed insegnante di surf. L’obiettivo è quello di fornire un servizio completo, libero, ma con adeguata assistenza. Prima di rendere il prodotto vendibile vogliono analizzare il mercato e sviluppare un business plan.

 

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