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Sono nata con la displasia dell’anca e nessuno se n’è accorto

Quando è nata, nessuno si è accorto della displasia dell’anca di Stefania Graci. Originaria di Licata, ha dovuto passare i suoi primi anni di vita immobilizzata a letto o in giro per gli ospedali d'Italia. Finché un medico non ha capito qual era il suo problema e l'ha operata. Ecco il suo racconto

Va bene, si può nascere con un’anca fuori sede, ma gli screening neonatali dovrebbero evidenziare il problema. Forse oggi lo fanno e il problema si risolve in pochi mesi fin da piccolissimi, ma quando sono venuta al mondo io, 26 anni fa, nessuno si è accorto di nulla. Nessuno tranne mia madre Anna, che a sei mesi ha notato che non muovevo bene il piedino. Troppo piccola per ricordare, ho voluto ricostruire la mia storia clinica dai racconti dei miei genitori. A sei mesi la prima radiografia che non evidenzia la displasia dell’anca, che in breve tempo diventa lussazione dell’anca: in pratica, per un fattore ereditario la testa del femore esce dalla sua sede, durante la gestazione e nella fase di accrescimento della struttura ossea.

Avevo una gamba più corta dell’altra

Mentre gattono il problema non si evidenzia ma poi, con i primi passettini, si vede che una gamba è più corta dell’altra. E più cresco più il problema si accentua. Ripeto gli esami ed ecco che il problema si evidenzia. Per mia mamma, casalinga, e mio padre Salvatore, ispettore sanitario, inizia un lungo viaggio che li porta prima a sentire un ortopedico siciliano e poi al Nord, a Milano, alla ricerca di chi potesse fornire una soluzione utile.

Gruppo San Donato

Uno dei miei ricordi: l’immobilità

Io? Ho qualche ricordo vago, ma soprattutto mi è rimasta dentro la brutta sensazione dell’immobilità. Per alcuni anni infatti ho dovuto portare dei divaricatori e mettere l’arto in trazione. Tradotto: immobilità nel letto per molti mesi. Mentre gli altri andavano al nido e giocavano, io ero inchiodata nel letto con quegli strani aggeggi attaccati al bacino.

Mi hanno ridotto l’anca

Posso solo immaginare invece il dolore provato dai mie genitori in pellegrinaggio da uno studio all’altro alla ricerca della soluzione. I loro lunghi viaggi dalla Sicilia a Milano, il loro stare separati per settimane mentre io ero ricoverata al Nord. Mia madre era sempre con me, mio padre faceva il “pendolare”. Fino a un giorno in cui il personale della sanitaria ortopedica Sartorio di Milano, dove compravamo tutto il materiale necessario, ci ha fatto il nome del dottor Massimo Paleari. Ho quasi quattro anni quando mi visita e nel giro di una settimana mi ricovera per essere operata, per effettuare una riduzione dell’anca, credo che si chiami così. Due settimane di trazione in ospedale e poi l’intervento, che mia madre mi ha raccontato più volte rivivendo quei momenti di ansia.

E dopo tanta fisioterapia

Poi? Tanta fisioterapia in Sicilia e tanta danza per dare a quell’articolazione la mobilità necessaria. Oggi non sono certo diventata una ballerina degna della Scala, ma mi muovo e porto avanti con brio la mia specializzazione in patologia clinica all’ospedale di Palermo.

Stefania Graci, 26 anni, Palermo (testimonianza raccolta da Simone Fanti)

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