Sbiancamento dei denti: quando e come farlo

Sbiancamento dei denti: quando e come farlo

L'esperta di Ok Gianna Maria Nardi spiega quali trattamenti abbiamo a disposizione, se sono efficaci e se ci sono controindicazioni

Macchie scure, denti ingialliti, colore non omogeneo e bordini neri: non di rado può capitare che, a causa di stili di vita errati, difetti congeniti, patologie o farmaci, un sorriso smagliante si spenga pian piano, perdendo candore e lucentezza. Per ritrovare il bianco naturale, si può ricorrere allo sbiancamento dentale, affidandosi alle mani esperte di un odontoiatra e un igienista dentale.

Gianna Maria Nardi, Ricercatrice e Direttore del Master Tecnologie Avanzate nelle Scienze di Igiene Orale e del Corso di Alta Formazione in Health Sciences and Oral Hygiene The Lifestyle Medicine della Sapienza Università di Roma, spiega quali tipi di procedure esistono, per quali discromie sono indicati e se ci sono particolari controindicazioni (puoi chiederle un consulto qui).

Innanzitutto, come mai i denti possono macchiarsi, ingiallirsi o ingrigirsi?

Le cause che portano alla discromia dentale possono essere di natura intrinseca o estrinseca. Nel primo caso, l’alterazione della pigmentazione è irreversibile, interessa sia lo smalto sia la dentina, ed è provocata da danni traumatici, malattie (come, ad esempio, la florosi), difetti congeniti e assunzione di particolari farmaci come le tetracicline. Nell’altro, invece, le discromie colpiscono esclusivamente lo smalto e sono prevalentemente legate al consumo di cibi e bevande fortemente pigmentanti (caffè, tè, coca cola), al fumo, alla scarsa igiene orale e all’invecchiamento della persona.

Cosa possiamo fare per sbiancare i denti?

Nel caso in cui i denti siano pigmentati a causa di stili di vita errati o scarsa igiene orale, si potrebbero ottenere già dei buoni risultati attraverso una profonda pulizia professionale: ci si può sottoporre a una tecnica di deplaquing, che consente di eliminare il biofilm batterico ed eliminare le discromie. Per fare quest’ultima operazione, l’igienista dentale si avvale dell’air polishing, un macchinario che permette di spruzzare un getto di acqua e bicarbonato sulle macchie più intense o glicina su quelle più lievi. Si passa poi alla procedura di eliminazione dell’eventuale tartaro e tessuto di granulazione presente (debridement), utilizzando ablatori meccanici o curettes manuali. Se queste tecniche, che servono per mantenere il cavo orale in salute, non danno gli esiti sperati, si può ricorrere allo sbiancamento vero e proprio.

In cosa consiste lo sbiancamento dentale?

Lo sbiancamento dentale è un processo chimico di ossido-riduzione, eseguito utilizzando due agenti sbiancanti sotto forma di gel: il perossido di idrogeno o il perossido di carbammide. Questa tecnica può essere effettuata sulle discromie di natura intrinseca ed estrinseca ma, in base a ciò, cambia la percentuale di concentrazione: per i casi cosmetici legati al consumo di cibi e bevande o al fumo, non si può usare più del 6% di perossido di idrogeno e più del 18% del perossido di carbammide; mentre per le discromie molto gravi, spesso causate da patologie, si può arrivare fino al 38-40%.

Lo sbiancamento può essere eseguito solo in uno studio odontoiatrico o anche a casa?

Quando la discromia è molto grave, scatenata anche da patologie sistemiche, lo sbiancamento può essere eseguito in uno studio professionale dopo una doverosa diagnosi da parte dell’odontoiatra. Quest’ultimo, infatti, deve accertarsi che il cavo orale non sia compromesso perché il perossido di idrogeno e il perossido di carbammide potrebbero infiltrarsi nelle lesioni e peggiorare il quadro clinico. Nei casi meno gravi, invece, si possono adottare sistemi di sbiancamento domiciliare: generalmente l’odontoiatra prepara una mascherina, da apporre sulle arcate dentarie, contenente un gel sbiancante che il paziente deve caricare nella mascherina stessa e indossare ogni giorno per due settimane. Esistono anche degli spazzolini “speciali”, che hanno una capsula con gel, da passare sulle superfici dentali due volte al giorno per quindici giorni. Terminato il trattamento, è necessario tornare dall’odontoiatra o dall’igienista per valutare il risultato finale.

Per lo sbiancamento eseguito nello studio del dentista, è sufficiente una sola seduta?

Dipende dal grado della discromia ma nella maggior parte dei casi basta una sola seduta. Più la persona si impegna a mantenere il risultato, seguendo stili di vita corretti e adottando una buona igiene orale, più l’effetto dello sbiancamento è prolungato nel tempo. Si può ripetere il trattamento professionale ogni anno, abbinandolo magari anche a uno domiciliare.

Quanto costa una seduta di sbiancamento?

Uno sbiancamento professionale può costare 300-400 euro, mentre quello domiciliare un po’ meno. Il mio consiglio è di diffidare dei grandi centri che propongono prezzi stracciati per questi trattamenti: a volte infatti, la loro “strategia” è quella di spacciare una semplice tecnica di deplaquing per sbiancamento. Quindi conviene informarsi attentamente.

Si ottiene sempre un bianco naturale?

No. Se i denti hanno una colorazione che tende al giallo, si ottengono risultati soddisfacenti, fino a raggiungere il bianco naturale; se i denti sono grigiastri o bluastri, invece, sarà molto più difficile.

Esistono controindicazioni?

Se una persona soffre di ipersensibilità dentinale (scopri tutto su questo disturbo), potrebbe avvertire ancor più dolore durante lo sbiancamento. Quindi in questi casi l’odontoiatra deve prima rimineralizzare i denti e imporre una dieta priva di cibi e bevande acidi per almeno una settimana, con lo scopo di ristabilire l’equilibrio del cavo orale. Chi si vuole sottoporre a questo tipo di trattamento deve considerare che, in presenza di otturazioni precedenti, il colore non sarà ovviamente omogeneo. Infine l’odontoiatra valuta se, a causa di ricostruzioni datate, potrebbero verificarsi infiltrazioni di perossido, che causerebbero dolore.

Esistono effetti collaterali?

L’unico effetto collaterale (ma non lo definirei proprio così) è la sensibilità nei denti, che però è assolutamente temporanea e passeggera.

Da che età si può fare?

È molto meglio aspettare che i prismi dello smalto siano maturi, quindi dai 18 anni in poi.

Le donne in gravidanza possono sottoporsi a sbiancamento?

Sarebbe meglio evitare per due motivi: lo sbiancamento a domicilio potrebbe scatenare conati di vomito mentre quello professionale potrebbe far insorgere il mal di schiena (a causa della postura assunta sulla poltrona).

In commercio esistono strisce adesive, dentifrici ad azione abrasiva e penne per sbiancare: sono efficaci o è meglio diffidare?

Il rischio nell’utilizzo di questi prodotti da banco è la mancata diagnosi del professionista odontoiatra e gli eventuali danni procurati da un’errata apposizione nel cavo orale. Quindi il consiglio è: prima di scegliere dentifrici, strisce o penne sbiancanti bisogna recarsi da un igienista dentale per ottenere un consulto sulla tecnica di sbiancamento più opportuna e personalizzata in base alle caratteristiche anatomiche e tissutali del cavo orale. Questo approccio “cucito addosso” per ogni differente bocca è definito “tailoring” dal nostro gruppo di studi dell’Università Sapienza di Roma. Un’avvertenza: evitate quelli a forma di burrocacao perché l’apposizione imprecisa brucia le papille interdentali e il risultato non è omogeneo.

Chiara Caretoni

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