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Luca Argentero: facendo a pugni mi sono rotto due costole

L'attore racconta a OK di aver subito una doppia frattura alle coste allenandosi con la boxe

A Luca Argentero è bastato un pugno durante un allenamento di boxe per rompersi due costole: per sistemarle, ha usato la magnetoterapia. Ecco la confessione dell’ex del Grande Fratello, al cinema dal 20 giugno 2013 nel film Cha Cha Cha di Marco Risi (con tanto di scena di nudo), pubblicata su OK di giugno.

«Per uno appassionato di sport come me, imparare a tirare di boxe è stata un’esperienza meravigliosa. Tuttavia, non avevo messo in conto di rompermi due costole: un dolore terribile. Quando, tre anni fa, mi hanno proposto la parte di Tiberio Mitri nella fiction Rai Il campione e la miss, ho accettato in meno di un secondo. Il pugilato è una metafora della vita: lotti, cadi, ti rialzi, ricadi nella disperazione. È lo sport che più si presta a raccontare il riscatto sociale: tanti grandi pugili vengono dalle periferie e dalla povertà e diventare campioni è una rivincita sulle sfortune di una vita.

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Poi, a me, sono sempre piaciuti gli sport individuali. Fino ai 15 anni, ho fatto tennis a livello agonistico, ma ho dovuto smettere: purtroppo non ero un talento cristallino. Avevo la tigna di continuare, ma l’allenatore mi prese da parte e mi disse che non valeva la pena fare tanti sacrifici: non sarei mai diventato un campione. La presi malissimo, per un anno non toccai più una racchetta. Però iniziai a divertirmi, uscire in motorino, e recuperai la vita spensierata da quindicenne. Mi diedi al calcetto con gli amici, a livello di divertimento. E mi rimase l’imprinting dell’educazione sportiva, sarebbe a dire: rigore, allenamento, preparazione, una lezione che ti aiuta anche nella vita.

Quando si è trattato di imparare la boxe per la fiction, mi si è risvegliata l’adrenalina dello sport individuale, del corpo a corpo con l’avversario. La boxe ti insegna che, se chiudi gli occhi per paura, ti becchi di sicuro il pugno, ma se invece impari a tenere gli occhi aperti, hai qualche possibilità di schivarlo. Io, che pure non sono un pavido, ci ho messo due settimane a restare con gli occhi sgranati sui pugni che mi piovevano addosso, poi ce l’ho fatta. Ero molto felice, finché un giorno, durante gli allenamenti, ho preso un cazzotto fortissimo all’addome. Mi sono sentito svenire dal dolore e mi sono accasciato sul ring. Ho capito subito che mi ero rotto qualcosa, anche se, in passato, mi ero al massimo lesionato il menisco, giocando a calcetto. Quel giorno, sul ring è stato come mi avessero piantato un cacciavite nel costato: ho sentito un male lancinante.

Al pronto soccorso, la radiografia ha rilevato che si trattava di due fratture alle due costole fluttuanti di sinistra. Per fortuna, erano fratture composte: potevano calcificarsi semplicemente con un mese di riposo, anche se un mese non sarebbe certo bastato per tornare a incassare pugni. Per accelerare la guarigione, dunque, l’ortopedico mi consigliò la magnetoterapia, che migliora l’assimilazione del calcio e quindi la calcificazione delle lesioni ossee. L’ho praticata per due settimane, in un centro specializzato di Roma, infilandomi per un paio d’ore tutti i giorni in una specie di anello ad altezza toracica che nascondeva un solenoide, cioè un generatore di impulsi elettromagnetici.

Dopo venti giorni stavo decisamente meglio. Però, quei venti giorni me li ricordo ancora: avere le costole rotte significa convivere con un dolore accettabile, ma costante. Ogni singolo respiro ti fa male. Inoltre, ogni movimento causa dolori tanto più forti quanto più brusco è il gesto. L’ultima volta che ho pianto è stato per aver starnutito in quelle condizioni. Quando ho finito la magnetoterapia, sono tornato sul ring ad allenarmi per la fiction, ma il trainer faceva attenzione a non colpirmi dalla parte incidentata. E, appena ho finito di girare, ho appeso i guantoni al chiodo e non ci ho pensato più».
Luca Argentero

confessione raccolta da Candida Morvillo per OK Salute e benessere di giugno 2013

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