I risultati presentati al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) segnano un momento di svolta nella lotta contro il melanoma ad alto rischio. L’impiego del primo vaccino oncologico personalizzato a mRNA (noto temporaneamente come intismeran autogene), in combinazione con l’immunoterapico pembrolizumab (Keytruda), ha ridotto del 42% il rischio di recidiva del tumore o di morte nei pazienti sottoposti a chirurgia, rispetto alla sola immunoterapia.
La tecnologia che ha permesso di combattere la pandemia da Covid-19 dimostra così il suo potenziale più promettente: istruire il sistema immunitario umano a riconoscere e distruggere selettivamente le cellule tumorali.
In questo articolo
Come funziona il vaccino a mRNA per il melanoma personalizzato

A differenza dei vaccini profilattici tradizionali, questa terapia ha uno scopo terapeutico ed è creata su misura per ogni singolo individuo sulla base del profilo genetico della massa tumorale asportata.
- Sequenziamento genico: dopo la rimozione chirurgica del tumore, viene analizzata una sezione di tessuto per identificare le specifiche mutazioni (neoantigeni).
- Progettazione su misura: il vaccino a mRNA viene sviluppato includendo le istruzioni molecolari per bersagliare i marcatori con la maggiore probabilità di scatenare una risposta immunitaria.
- Somministrazione: il farmaco viene iniettato per via intramuscolare ogni tre settimane (fino a 9 dosi), affiancato alle infusioni endovenose di Keytruda ogni sei settimane per circa un anno.
«Questo vaccino cancella le incertezze del passato. Potenzia infatti la risposta immunitaria dell’organismo in modo mirato ed esclusivamente contro le cellule tumorali specifiche di quel singolo paziente». Lo ha spiegato il Dott. Michael Postow, primario del servizio melanoma presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center.
Vaccino a mRNA per il melanoma: risultati clinici e prospettive future
Lo studio di fase tardiva ha coinvolto 1.136 pazienti con melanoma al stadio IIIC. Si tratta di una condizione in cui la probabilità che la malattia si ripresenti nei linfonodi o in organi a distanza rimane storicamente molto elevata.
I dati a un follow-up medio di circa due anni indicano non solo la drastica riduzione delle recidive, ma mostrano anche un trend favorevole sulla sopravvivenza globale.
Dalle autorità regolatorie alle nuove sperimentazioni
I due colossi farmaceutici sviluppatori, Merck e Moderna, hanno avviato le interazioni formali con le autorità di regolamentazione. Tra loro la US Food and Drug Administration (FDA), con l’obiettivo di ottenere l’approvazione del farmaco.
Nel frattempo, la piattaforma tecnologica a mRNA è già in fase di sperimentazione clinica. Questo per valutare l’efficacia del trattamento su altre forme tumorali ad alto impatto, tra cui il carcinoma polmonare e il tumore al pancreas.




