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Skin fasting: il digiuno della pelle funziona davvero? Il parere del dermatologo

Sempre più persone scelgono di sospendere per qualche giorno alcuni cosmetici per "far respirare" la pelle. Ma è davvero una buona idea? Ecco benefici, rischi e i consigli del dermatologo Davide Fattore

«La skincare contemporanea diventa sempre più articolata: detergente, tonico, siero, crema, magari un attivo mirato o una maschera ad hoc. Passaggi che si aggiungono uno dopo l’altro, nella promessa di una pelle più sana e luminosa. Ma cosa succede se per qualche giorno si decide di fare l’opposto? È da questa domanda che nasce il concetto di “skin fasting”, letteralmente “digiuno della pelle”, una tendenza che invita a prendersi una pausa volontaria – totale o parziale – dai cosmetici, per dare all’epidermide il tempo di ritrovare il proprio equilibrio naturale.

In un’epoca di routine complesse ed elaborate, l’idea di fare un passo indietro può sembrare controcorrente. Eppure, sempre più persone scelgono di sperimentare brevi periodi di “astinenza cosmetica”, con l’obiettivo di riscoprire abitudini più semplici e prendersi cura di sé in modo consapevole.

Il dermatologo: meglio semplificare che sospendere tutto

La pausa può essere totale e prevedere l’eliminazione di ogni formula, oppure parziale con il mantenimento degli essenziali. In entrambi i casi lo scopo è alleggerire la routine quotidiana e osservare le reazioni della pelle senza le continue sollecitazioni di diversi attivi. Da un punto di vista dermatologico, però, è la riduzione – più che la sospensione completa – a essere consigliata: «La pelle non ha bisogno di un vero e proprio “digiuno” per funzionare correttamente», spiega Davide Fattore, dirigente medico in Dermatologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli.

«Parliamo di un organo dotato di meccanismi fisiologici di rinnovamento, idratazione e difesa molto efficienti: i prodotti, se scelti in modo adeguato e mirato, hanno proprio lo scopo di supportare queste funzioni, aiutando a mantenere integra la barriera cutanea e a proteggerla dagli agenti esterni».

Ridurre ciò che stressa la pelle

In ambito medico è più corretto parlare di semplificazione della routine cosmetica. La pelle non ha bisogno di “respirare”: questo è un falso mito ancora molto diffuso. Il punto, infatti, non è sospendere tutto indistintamente, ma capire quali prodotti si stanno utilizzando. Interrompere anche i cosmetici di base, come detergenti delicati, creme idratanti o protezione solare, può portare a secchezza, sensazione di pelle che tira e maggiore sensibilità agli agenti esterni. Diverso è il discorso per gli attivi più intensi, come retinoidi o esfolianti chimici, che se utilizzati in modo eccessivo possono irritare la pelle: in questi casi, una riduzione o una pausa mirata possono essere utili.

Per questo, lo skin fasting funziona se viene modulato: non si tratta di eliminare tutto, ma di ridurre ciò che può stressare la pelle, mantenendo una base di cura essenziale. Pause brevi e ben gestite permettono di osservare le reazioni della pelle senza creare squilibri o peggioramenti.

Dalla J-Beauty allo skin fasting: perché è nata questa tendenza

donna che fa skincare giapponese, anche chiamata j-beauty
Dalla J-Beauty allo skin fasting: perché è nata questa tendenza – www.ok-salute.it

La filosofia dello skin fasting prende ispirazione dalla skincare giapponese, anche nota come J-Beauty. Un mercato cosmetico, quello made in Japan, in forte crescita: valutato 4,30 miliardi di dollari nel 2025, è destinato a crescere nei prossimi anni grazie a formulazioni sempre più efficaci. Si tratta di un approccio che punta su routine minimaliste, in netto contrasto con la K-beauty coreana che si basa invece su numerosi passaggi. «Negli ultimi anni si è diffusa la tendenza ad affidarsi ad abitudini cosmetiche complesse, con tanti prodotti e attivi stratificati. Dal punto di vista dermatologico, però, non sempre l’utilizzo di più ingredienti equivale a risultati migliori», precisa Fattore, che è anche socio Sidemast, la Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse.

«Una skincare semplice, ben formulata e personalizzata, può essere più rispettosa della fisiologia cutanea rispetto a rituali molto elaborati, che rischiano di irritare e compromettere il derma. Più che al numero di prodotti utilizzati bisogna guardare alla qualità delle formulazioni e alla loro idoneità rispetto alle esigenze della pelle».

Come fare lo skin fasting senza rischi

Se si decide di provare lo skin fasting, è importante la gradualità. Le prime volte è consigliabile limitare la pausa a pochi giorni, generalmente tra i tre e i sette, per osservare come reagisce la pelle senza stravolgere completamente la routine. Durante questo periodo è comunque opportuno mantenere alcuni accorgimenti di base, tra cui una detersione delicata e l’uso quotidiano di una protezione solare, indispensabile per difendere la pelle dagli agenti esterni. «La durata non può essere stabilita in modo uguale per tutti, perché dipende dal tipo di pelle e dalla motivazione per cui si usano determinati dermocosmetici. In genere qualche giorno, fino a un massimo di un paio di settimane, è sufficiente. Se l’utilizzo di determinati prodotti fa parte di una prescrizione medica, però, la sospensione non dovrebbe mai essere decisa autonomamente, ma andrebbe concordata con il proprio medico», raccomanda Fattore.

Al termine della pausa, i cosmetici e soprattutto gli attivi più intensi vanno reintrodotti poco alla volta, evitando di tornare subito a una routine complessa. Procedere gradualmente permette di capire quali prodotti siano davvero utili e quali, invece, possano risultare superflui o irritanti. Allo stesso tempo, è importante prestare attenzione ai segnali della pelle:

  • secchezza marcata,
  • arrossamenti persistenti,
  • bruciore

possono indicare che la pausa non è adatta alle proprie esigenze. In questi casi è preferibile interrompere lo skin fasting e tornare a una routine più equilibrata.

Quali prodotti si possono sospendere temporaneamente

«In caso di trattamenti anti-acne prolungati, attivi come retinoidi ed esfolianti chimici possono causare secchezza o arrossamento», spiega l’esperto. «In queste situazioni, se non prescritto diversamente, può essere utile sospendere o ridurre la frequenza di applicazione dei prodotti per permettere alla pelle di recuperare». Alcuni cosmetici, inoltre – in particolare quelli contenenti attivi potenzialmente irritanti come gli alfa-idrossiacidi (Aha) o i beta-idrossiacidi (Bha) – possono essere interrotti in determinati periodi dell’anno, ad esempio durante i mesi più soleggiati, per ridurre il rischio di sensibilizzazioni e iperpigmentazioni.

Anche scrub meccanici, maschere purificanti o trattamenti ad alta concentrazione di niacinamide, largamente diffusi sul mercato, possono contribuire a stressare la pelle se utilizzati con eccessiva frequenza. Pur non essendoci regole stagionali rigide, è bene monitorare la risposta della propria pelle e modulare l’uso di questi cosmetici nel tempo, soprattutto quando compaiono segni di irritazione. «Una riduzione momentanea dei prodotti può essere utile quando la pelle è irritata o sovraccaricata da troppe formulazioni, per esempio in caso di dermatiti o reazioni dovute all’uso eccessivo di agenti aggressivi».

Chi dovrebbe evitare lo skin fasting

donna con pelle del viso con acne
Chi dovrebbe evitare lo skin fasting – www.ok-salute.it

«Lo skin fasting è sconsigliato alle persone con patologie dermatologiche croniche, per le quali è necessario seguire routine mirate e trattamenti specifici prescritti da uno specialista», commenta Fattore. Anche in altre situazioni, la sospensione dei prodotti rischia di diventare controproducente: «Una pelle seborroica, ad esempio, continuerà ad avere una maggiore produzione di sebo: non ha molto senso seguire un trattamento intensivo per pochi mesi e poi sospenderlo sapendo che la pelle ritornerà rapidamente allo stato di partenza. Lo stesso vale per chi ha una pelle secca o sensibile, che necessita di cure costanti».

«Il discorso diventa ancora più importante per le persone che soffrono di patologie come acne, rosacea o dermatite atopica. In questi frangenti la gestione della skincare dovrebbe essere personalizzata e seguita dal dermatologo. Possono esserci momenti di riduzione o sospensione dei trattamenti, magari per irritazione o per esigenze stagionali, ma queste pause dovrebbero essere valutate caso per caso».

Lucrezia Candelori

Nata a Roma a cavallo tra i Millennial e la Gen Z, dopo una laurea magistrale in Editoria e Scrittura ha iniziato il suo percorso nel mondo del giornalismo. Oltre a Ok Salute e Benessere collabora con diverse altre testate nazionali, spaziando tra benessere, bellezza e moda.
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