Il tetano è spesso considerata una malattia d’altri tempi, un retaggio del passato confinato nei libri di storia della medicina. Eppure, gli esperti lanciano un chiaro avvertimento: l’infezione rappresenta ancora oggi una minaccia seria e sottovalutata.
Due recenti rapporti pubblicati dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) degli Stati Uniti hanno riacceso i riflettori sul problema, documentando centinaia di casi e decine di decessi nell’arco di 15 anni, oltre a quattro casi pediatrici registrati nel solo 2024. Il nostro Paese è il più colpito in Europa.
Il dato che più preoccupa le autorità sanitarie è il progressivo calo delle coperture vaccinali, un trend che rischia di esporre una quota crescente di popolazione a un’infezione potenzialmente letale.
In questo articolo
Cos’è il tetano (e perché la ruggine non c’entra)

Il tetano è causato da un batterio chiamato Clostridium tetani. Questo microrganismo produce spore estremamente resistenti e diffuse nell’ambiente: si trovano comunemente nel terreno, nella polvere e nel letame animale. La ruggine in sé non è il problema. I chiodi arrugginiti o altri oggetti metallici destano preoccupazione solo perché, rimanendo all’aperto, hanno un’alta probabilità di essere contaminati dalle spore batteriche.
L’infezione si sviluppa quando le spore penetrano nell’organismo attraverso una lesione cutanea. Una volta all’interno, in assenza di ossigeno, i batteri si replicano e rilasciano una potente tossina che attacca il sistema nervoso.
Molti tipi di ferite possono aprire la strada al tetano: non solo le profonde ferite da punta, ma anche lacerazioni, fratture esposte, ustioni, lesioni da schiacciamento e persino piccoli tagli superficiali, se entrano in contatto con terra o detriti. Nei recenti casi pediatrici segnalati dal CDC, le infezioni sono scaturite da incidenti comuni, come una frattura alla caviglia rimediata su un monopattino elettrico o una banale ferita al piede.
I sintomi: dal “trisma” al blocco respiratorio
I sintomi del tetano compaiono solitamente da pochi giorni a qualche settimana di distanza dal trauma. Il segno più classico è il cosiddetto trisma, ovvero la rigidità della mascella (nota storicamente come “bocca serrata”) che rende difficile aprire la bocca o deglutire.
Con il progredire della malattia, la rigidità si estende a tutto il corpo, provocando dolorosi spasmi muscolari generalizzati. Il quadro clinico può diventare rapidamente critico:
- Insufficienza respiratoria: i muscoli deputati alla respirazione possono bloccarsi.
- Ostruzione delle vie aeree: gli spasmi possono colpire le corde vocali.
- Instabilità autonomica: la tossina altera il sistema nervoso autonomo, causando picchi pericolosi di pressione arteriosa e aritmie cardiache.
La guarigione richiede settimane o mesi di terapia intensiva e, nonostante i moderni supporti medici, l’infezione presenta ancora oggi un tasso di mortalità significativo.
Chi rischia di più oggi?
Oltre ai bambini non vaccinati, le categorie più esposte sono i neonati (se la madre non è vaccinata in gravidanza) e gli anziani. Il report evidenzia che i tassi più elevati di complicazioni e morte si registrano nelle donne dagli 80 anni in su. Questo accade perché la vaccinazione di massa è stata introdotta alla fine degli anni ’40 e molte donne anziane potrebbero non aver mai ricevuto il ciclo primario, a differenza degli uomini coetanei che spesso venivano vaccinati durante il servizio militare.
L’importanza del vaccino: qui l’immunità di gregge non esiste

Il tetano si differenzia da malattie come il morbillo o l’influenza per un dettaglio fondamentale: non è contagioso. Non si trasmette da persona a persona.
Questo significa che per il tetano non esiste l’immunità di gregge. Essere circondati da persone vaccinate non offre alcuna protezione. L’unica barriera difensiva è la propria immunizzazione individuale.
Il protocollo vaccinale standard prevede la somministrazione di 5 dosi nell’infanzia, seguite da un richiamo durante l’adolescenza (intorno agli 11-12 anni). Successivamente, per mantenere la protezione attiva, gli adulti devono ricevere un richiamo ogni 10 anni. In caso di ferite particolarmente sporche o profonde, il CDC raccomanda di anticipare il richiamo se sono trascorsi più di 5 anni dall’ultima dose.
Cosa fare in caso di ferita: i consigli pratici
Per difendere la propria salute e quella dei familiari, i medici raccomandano tre regole d’oro:
- Verificare lo stato vaccinale: molti adulti non ricordano la data dell’ultimo richiamo. È fondamentale consultare il proprio medico o il fascicolo sanitario per verificare le scadenze.
- Non sottovalutare le ferite: se ci si ferisce con oggetti sporchi, terra o in mezzo alla natura, la ferita va lavata accuratamente e sottoposta al controllo di un medico.
- Agire tempestivamente: la profilassi post-esposizione (che combinata al vaccino può includere le immunoglobuline specifiche, cioè anticorpi pronti all’uso) è altamente efficace se somministrata subito dopo il trauma.
Il tetano è diventato raro solo grazie all’efficacia dei vaccini, ma il batterio non è scomparso e non può essere eradicato dall’ambiente. Proteggersi resta una responsabilità individuale.
I dati dei report CDC: un campanello d’allarme
I dati emersi dalle ultime sorveglianze epidemiologiche giustificano la preoccupazione degli esperti:
- Il trend sui 15 anni (2009-2023): il Tetanus Surveillance Summary del CDC ha registrato negli Stati Uniti 402 casi e 37 decessi. Quasi la totalità dei pazienti ha richiesto il ricovero, il 66% è finito in terapia intensiva e oltre il 40% ha avuto bisogno della ventilazione meccanica. Circa un paziente su 10 non è sopravvissuto.
- I casi pediatrici del 2024: un secondo focus del CDC ha descritto 4 casi di tetano generalizzato nei bambini in quattro diversi Stati (Idaho, Minnesota, Missouri e Wisconsin). Si tratta di un dato anomalo per contesti sanitari avanzati, dove il tetano pediatrico è ormai rarissimo.
L’elemento comune a tutti e quattro i bambini è stato il mancato completamento del ciclo vaccinale primario. In due casi, i genitori si erano rivolti al medico dopo l’infortunio, ma avevano rifiutato la profilassi post-esposizione raccomandata.
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