
Il colpo di freddo – presunto colpevole di mal di gola e raffreddori invernali – in realtà non esiste. Ci si ammala per virus e batteri in circolazione. Gli esperti lo ripetono da tempo, ma in Italia quella del “colpo d’aria” è una credenza dura a morire. In molti Paesi invece, del nord Europa ma non solo, la gente esce di casa con abiti leggeri anche in pieno inverno, cammina per i boschi a braccia e gambe scoperte, fa il bagno in laghi ghiacciati, eppure sembra stare benissimo. La verità è che il freddo non è un nemico. Anzi: può diventare addirittura una cura per l’organismo.
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Cold therapy: l’effetto sulla circolazione
«L’esposizione controllata e graduale al freddo genera una cascata di reazioni biochimiche positive», conferma Stefano Porcheri, laureato in scienze motorie e fisioterapista, maestro e insegnante di yoga e pilates, che organizza percorsi immersivi nella natura invernale esplorando i benefici fisici e mentali della cosiddetta “terapia del freddo”.
«Immergersi nell’acqua gelata o camminare all’aperto a torso nudo scatena effetti a livello circolatorio, del cuore, della pelle, ma anche di energia e umore. A livello biochimico si innesca una sorta di addestramento del sistema circolatorio, in particolare dei vasi sanguigni e dei capillari: all’interno di questi vasi ci sono muscoli piccolissimi che non possiamo controllare volontariamente ma che, esposti al freddo, reagiscono restringendosi e poi dilatandosi. Grazie a questo allenamento, ogni volta che ci si espone alle basse temperature, la sensazione di freddo diminuisce. È come se il fisico si adattasse grazie a un mix di addestramento fisico e capacità mentali, volontà e concentrazione».
Quando abbiamo freddo non dovremmo subito coprirci
Secondo Andrea Bianchi, autore del libro Cold Therapy. Come praticare la terapia del freddo per migliorare salute, vitalità ed energia (Vallardi Editore), «sentire freddo è soprattutto una condizione mentale: anche se la temperatura esterna è bassa, la mente può attivare le risorse non solo per farci sopportare il freddo, ma addirittura per convertirlo in una esperienza di benessere».
Secondo Bianchi, quando proviamo freddo non dovremmo subito coprirci, ma concentrarci sulla nostra capacità di produrre calore. In parte è un’abilità innata, in parte può essere appresa e potenziata. Lo insegnano i monaci buddhisti tibetani che meditano sotto zero sulla neve: nel 1985 un cardiologo di Harvard guidò in Himalaya un gruppo di ricercatori scoprendo che questi individui erano capaci di rallentare anche di oltre il 60% il proprio metabolismo a riposo, riproducendo, con la sola forza mentale, uno stato simile all’ibernazione.
Il grasso bruno: una coperta naturale
Racconta Porcheri: «Esistono due tipi di tessuto adiposo: un grasso bruno e uno bianco. Quest’ultimo è fondamentalmente una cellula di grasso e basta, con pochissimi mitocondri. Il grasso bruno invece è pieno di mitocondri, organelli che forniscono energia riscaldando il corpo. I neonati ne sono ricchi mentre negli adulti è scarsamente presente, non si sa se per ragioni fisiologiche o per l’abitudine di coprirsi troppo». Studi recenti, del resto, sostengono che periodi di adattamento al freddo favoriscono la conversione del grasso bianco in grasso bruno.
Cold therapy: una doccia fredda al giorno rafforza il sistema immunitario
Nei Paesi nordici la cura del freddo esiste già dagli anni Cinquanta e ancora oggi è molto diffusa: si fa un buco nel ghiaccio e ci si immerge. Lì viene considerata alla stregua di un antibiotico. «Il freddo migliora la risposta immunitaria», spiega Porcheri, «tant’è che, se si fa un esame del sangue dopo un’attività all’aperto, si noterà una proliferazione di globuli bianchi, come se ci fosse in corso un’infezione. In realtà è il corpo che ha un sistema immunitario più potente. Il freddo stimola i processi naturali di recupero, aumenta i livelli di energia, migliora il flusso sanguigno e la salute cardiovascolare, riduce il dolore muscolare e l’infiammazione».
Nel 2015, ricercatori dell’Academic Medical Center di Amsterdam hanno condotto un esperimento su circa tremila persone per verificare se la pratica continuativa di una doccia fredda al giorno per almeno trenta giorni portasse benefici di salute. I risultati: una diminuzione statistica delle assenze per malattia dal lavoro del 29%, miglioramento dei parametri di qualità della vita, livello di energia, resa sul lavoro.
«A livello psicologico e mentale, l’impatto guidato e progressivo con il freddo favorisce una maggior lucidità, grazie al minor consumo di glucosio», prosegue l’esperto, «ma anche buonumore, grazie alla liberazione di endorfine, e un miglior ritmo sonno-veglia per la maggiore produzione di melatonina. L’acqua fredda riduce il cortisolo, l’ormone dello stress, con effetti antidepressivi, stimolando dopamina e norepinefrina. Offre l’opportunità di allenare resilienza e fiducia nelle proprie capacità».
Come iniziare a praticare la Cold therapy
«L’impatto fisico con temperature molto fredde può essere pericoloso: si rischia l’ipotermia o il congelamento», sottolinea Stefano Porcheri. «Ma da una situazione potenzialmente rischiosa per la salute si possono trarre vantaggi se si allenano corpo e volontà. Cominciando da buone abitudini da mettere in pratica appena possibile. Se ci sono otto-dieci gradi e programmo una passeggiata senza coprirmi troppo, sto già praticando la “cold therapy”. Una pausa all’aperto di mezz’ora, camminare sul balcone o in giardino a piedi nudi, iniziare la giornata con una breve doccia fredda o semplicemente indossare abiti più leggeri sono tutti esercizi utili. Esporsi abitualmente a temperature inferiori a 18 gradi, che si dovrebbero tenere anche in casa, innesca già quella serie di benefici di cui abbiamo parlato».
Il metodo “Hot mind”
Secondo Andrea Bianchi, «se escludiamo condizioni meteo pessime, non c’è tempo atmosferico che non consenta di stare all’aperto». Nessuna tecnica estrema di resistenza: il metodo “Hot mind”, ideato da Bianchi, propone un’esposizione graduale a temperature di poco inferiori al nostro comfort. Spiega nel libro: «Provate a uscire di casa indossando uno strato in meno rispetto al solito. Se cominciate a sentire freddo, provate ad agganciarvi al vostro respiro, rallentandolo ed estendendone l’ampiezza».
Stefano Porcheri spiega che bastano dai due ai tre minuti per liberare una serie di ormoni, dall’adrenalina alle endorfine, che riequilibrano il nostro stato psicofisico. A seconda delle proprie reazioni si può allungare il tempo o provare a esporsi a temperature più basse, scendendo fino a sette gradi o anche oltre. L’esposizione deve essere graduale: l’obiettivo è quello di non dover più resistere al freddo.
E lo stesso vale per l’immersione in acqua fredda. «Si procede a step, magari con mani e piedi nel ghiaccio per qualche minuto. Quando ci si sentirà pronti si potrà provare con tutto il corpo. Si può interrompere in qualsiasi momento, anche dopo pochi secondi. Ciascuna di queste attività può fare bene, ma viverla come una costrizione dolorosa non apporterà mai benefici».
Camminare a piedi nudi o nuotare in acque fredde
Andrea Bianchi conduce workshop di camminata scalza ed è il punto di riferimento italiano del barefoot hiking (escursionismo a piedi nudi), attivo nel cuore delle Dolomiti trentine. «Chi cammina abitualmente scalzo, o con calzature aperte e leggere, soffre generalmente meno il freddo. Questo per l’effetto pompa di calore che i piedi esercitano sulla microcircolazione quando sono liberi e appoggiano scalzi sul terreno. Cominciate su un terreno naturale agevole, come un prato, una spiaggia o un sentiero di terra battuta. Provate al mattino, appena svegli: la pratica del “barefoot morning” è di solito uno dei primi esercizi proposti. Richiede solo dieci minuti e si può fare ovunque».
Volete testarlo? «Iniziate con due minuti di pediluvio caldo: vi consentiranno di camminare scalzi sulla neve per un tempo almeno uguale o più lungo», suggerisce Bianchi. «Fortifica il fisico anche dormire all’aperto in inverno, volendo sulla terrazza di casa, avvolti in un sacco a pelo come gli alpinisti», prosegue Bianchi. «Poi c’è il nuoto in acque naturali, o l’immersione da fermi. Sulla riviera ligure chi fa il bagno al mare d’inverno testimonia grandi benefici. Privilegiate la qualità dell’esperienza piuttosto che la quantità: bagnatevi per un breve periodo, mantenendo il controllo del respiro».
Cold therapy: il ruolo della respirazione
Esistono poi diversi percorsi e attività guidate proposte da palestre, centri di yoga e pilates, associazioni. «La respirazione è un elemento centrale», racconta Stefano Porcheri, «permette di regolare il battito cardiaco e aiuta il corpo ad adattarsi a temperature più rigide. Si apprendono tecniche specifiche per aumentare la capacità polmonare, regolare la risposta allo stress e mantenere il controllo. Appena si impatta con il freddo, si ha una naturale risposta a livello del sistema nervoso simpatico e si inizia a respirare velocemente».
«A livello cognitivo bisogna cercare di ridurre la frequenza respiratoria e passare dal sistema nervoso simpatico al parasimpatico, che è il “freno” del corpo: quando si attiva, le frequenze cardiaca e respiratoria rallentano. Al sistema parasimpatico è quindi collegato uno stato di rilassamento e diverse ricerche hanno messo in correlazione la minor attivazione di questo sistema con numerosi problemi quali ansia, depressione, disturbi intestinali, palpitazioni. Poi ci si concentra su esercizi e tecniche che preparano il corpo a tollerare meglio il freddo, favorendo consapevolezza e concentrazione. Infine», conclude, «si passa all’immersione vera e propria nella natura, guidata da personale esperto». Esperienze sconsigliate solo a chi soffre di cardiopatie gravi o epilessia, ai bambini molto piccoli e alle donne in gravidanza.
La differenza con la crioterapia
Mentre la Cold therapy suggerisce un’esposizione abituale, controllata e graduale dell’organismo a temperature dai 18 ai 7 gradi circa (anche più basse, solo per chi desidera), si parla di crioterapia quando il corpo viene esposto a condizioni termiche che scendono molto sotto lo zero, per un lasso di tempo molto ridotto. Si effettua in ambienti strutturati, criosaune o criocamere, che sottopongono il corpo per alcuni secondi o minuti a temperature che vanno fino a -130 gradi.
Si genera uno shock termico con diversi benefici: contrasta le infiammazioni, migliora il recupero fisico dopo un allenamento, rallenta l’invecchiamento della pelle, favorisce la tonicità e la perdita di peso, stimola la circolazione sanguigna. Si utilizza in diversi ambiti, da quello sportivo a quello dermatologico ed estetico, e si effettua in centri autorizzati, ospedali e cliniche, talvolta con necessità di prescrizione medica.
Testo di Roberta Camisasca




