Il call center del Bambino Gesù al carcere di Rebibbia

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Dal 2011 un gruppo di detenuti selezionati gestisce il 30% delle prenotazioni sanitarie dell'ospedale. Un'iniziativa che offre un riscatto e un contatto sociale ai reclusi

Un’opportunità, un riscatto personale, un modo per vivere e non sopravvivere al carcere. Per i detenuti del penitenziario di Rebibbia di Roma sono questi i valori dell’esperienza come operatori di call center che dal 2011 hanno la possibilità di svolgere per l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. La convenzione tra la struttura ospedaliera e l’istituto penitenziario è stata confermata per il quinto anno consecutivo: ogni giorno al Centro Unico Prenotazioni dell’Ospedale (CUP) arrivano centinaia di telefonate, circa 20 mila richieste al mese, e di queste il 30% viene gestito nel carcere di Rebibbia.

Il servizio di gestione delle prenotazioni sanitarie è svolto da un gruppo di detenuti selezionati con una serie di colloqui di idoneità e preparati al lavoro dal personale del Bambino Gesù: da quasi 5 anni accolgono le telefonate dei genitori che vogliono prenotare una visita per i propri figli, verificano l’impegnativa, fissano l’appuntamento. Dal 2011 a oggi sono stati formati e impiegati circa 30 reclusi, mentre attualmente al lavoro ci sono 10 operatori.

«Con questo lavoro ho scoperto il mio lato umano, quello che non pensavo di possedere» è il pensiero di uno dei detenuti. L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è proprio quella di offrire un’opportunità professionale retribuita ai detenuti (che altrimenti rischierebbero di restare esclusi dal tessuto produttivo) e, nello stesso tempo, ottimizzare le prestazioni del CUP dell’Ospedale Bambino Gesù.

 

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