Salute

Vitrificazione degli ovociti: vantaggi, procedura, efficacia

Fecondazione assistita, come funziona il processo di congelamento ultraveloce dei gameti femminili che permette di conservarli

Focus di Daniela Galliano, ginecologa all’IVI (Institut Valenciano de Infertilidad) di Barcellona.

Le donne in età fertile possono posporre la propria capacità riproduttiva per il tempo desiderato sfruttando una tecnica chiamata vitrificazione degli ovociti. Questa tecnica è un processo di congelamento ultraveloce mediante il quale un liquido si trasforma in un solido molto viscoso dalla consistenza vetrosa.

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VANTAGGI. Il vantaggio di questa tecnica è che, grazie all’estrema velocità di raffreddamento, si evita la formazione di cristalli di ghiaccio che potrebbero danneggiare l’ovulo ledendone le strutture cellulari come avviene nelle procedure di congelazione lenta. Evitare questo possibile danno è importante perché i tessuti possono compensare fino a un 50% della perdita cellulare. Nel caso dell’ovocita, essendo una cellula unica si impone una situazione di tutto o niente. Questa tecnica si dirige a casistiche molteplici e molto varie ma tutte con un denominatore comune: l’inseminazione degli ovociti e/o la gravidanza. Gli ovociti si potranno crioconservare per tutto il periodo in cui la paziente lo desidera o abbia la necessità di farlo, dato che questa tecnica non impone limiti di tempo. Grazie ai benefici impliciti nella vitrificazione degli ovociti e nel resto delle tecniche di conservazione della fertilità, possiamo considerare che si è aperto un campo d’azione nuovo all’interno della procreazione assistita che permette di conservare la capacità riproduttiva.

INDICAZIONI. La vitrificazione di ovociti è indicata nei seguenti casi:
– donne che per qualsiasi ragione desiderano posticipare il momento della maternità e scongiurare gli effetti dell’età sulla loro capacità riproduttiva;
– pazienti oncologiche e non oncologiche che stanno per sottoporsi a trattamenti gonadotossici o a ripetuti interventi alle ovaie, come nel caso dell’endometriosi (la perdita di tessuto ovarico e l’uso dell’elettrocoagulazione durante l’intervento comportano infatti la diminuzione della riserva follicolare con conseguente deficit ovarico precoce);
– pazienti nelle quali si desideri realizzare il transfer embrionale in un ciclo differente da quello di stimolazione follicolare per impreviste cause mediche (rischio di iperstimolazione ovarica, comparsa di polipi, idrosalpinge o idrometre, assenza di spermatozoi…);
– per accumulare ovociti in pazienti con bassa risposta, o per conservarne una quantità sufficiente se l’obiettivo è quello di realizzare un ciclo di diagnosi preimpianto.

La vitrificazione ovocitaria è inoltre un’alternativa nei Paesi in cui, a differenza della Spagna, il congelamento di embrioni è illegale e per quelle coppie che per motivi etici non desiderano congelare i propri embrioni. Evita allo stesso tempo problemi per la custodia degli embrioni congelati in caso di separazione o divorzio. La crioconservazione degli ovociti permette installare delle banche per la donazione degli stessi ovociti.

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PROCEDURA. Si seguono gli stessi passi di un ciclo di fecondazione in vitro: stimolazione ovarica con ormoni, aspirazione degli ovociti che invece di venire inseminati e fecondati vengono invece vetrificati (metodo Cryotop) e quindi conservati successivamente in azoto liquido a -196 °C. La vitrificazione è diversa dal tradizionale procedimento di congelamento lento (slow-freezing). Quest’ultima è una tecnica in cui gli ovociti vengono gradualmente portati a -150 °C e successivamente immersi in azoto liquido (-196 °C), ma che comporta la formazione di cristalli di ghiaccio intracellulari che possono danneggiare le delicate strutture dell’ovocita, con ridotti tassi di sopravvivenza delle cellule congelate. La crioconservazione, ovvero la vitrificazione, invece è una tecnica ultrarapida di congelamento (dal greco kryos, gelo) che permette di raggiungere in pochi minuti temperature molto basse per far sì che vengano interrotti i processi molecolari del metabolismo cellulare, in modo da garantire una conservazione sicura del materiale genetico riproduttivo di una persona per lunghi periodi di tempo. Esistono molteplici dispositivi: alla clinica IVI si usa il metodo Cryotop, che è attualmente la miglior tecnica disponibile e costituisce la migliore alternativa per la creazione di banche di ovociti.

EFFICACIA. Nella vitrificazione degli ovociti con la tecnica Cryotop sono state raggiunte cifre di sopravvivenza fino al 97% in pazienti giovani, ovvero con un’età inferiore ai 35 anni, con tassi di gravidanza del 65% e tassi di impianto del 40%. La percentuale di successo si riduce man mano che avanza l’età della paziente. Non si osservano differenze statisticamente significative confrontandole con un gruppo di ovociti freschi rispetto a indici di fecondazione o qualità embrionale. Gli indici di gravidanza e impianto sono comparabili a quelli ottenuti con il programma IVI di ovodonazione di ovociti freschi. Analizzando tutte le età, si osserva come l’età materna influenza negativamente la sopravvivenza, sebbene i risultati clinici che provengono dalla vitrificazione di ovociti sono simili a quelli attesi da ovociti freschi per gli stessi gruppi di età. Non sono neppure state notate differenze nel peso dei neonati vivi ottenuti da ovociti vitrificati rispetto a quelli ottenuti da ovociti freschi, sia nelle gestazioni uniche che in quelle gemellari.

UN’ALTERNATIVA ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA. La vitrificazione di ovociti può essere un’alternativa alla fecondazione eterologa nei casi di pazienti giovani con diagnosi di cancro prima che si sottopongano a trattamenti di chemioterapia o radioterapia. Dopo bisogna invece ricorrere alla fecondazione eterologa. La maternità è una delle principali preoccupazioni per queste donne in età fertile che superano la malattia, e la vitrificazione di ovociti offre loro la possibilità di essere madri. Oltre alle donne con diagnosi di cancro, il programma di crioconservazione di ovociti può evitare la fecondazione eterologa nelle pazienti affette da malattie autoimmuni (lupus, artrite reumatoide, glomerulonefrite) prima che si sottopongano a un trapianto di midollo osseo e a cure con farmaci citotossici; in donne giovani con endometriosi severa e, in generale, in donne che per ragioni di vario tipo (questioni legate al lavoro, ricerca di una maggiore stabilità socioeconomica, donne single o in coppia ma che non desiderano ancora affrontare una gravidanza) vogliono preservare la loro capacità riproduttiva. Ma attenzione: la vitrificazione di ovociti non evita sempre il ricorso alla donazione eterologa. A volte è necessario ricorrere alla donazione degli ovociti perché la donna ha ormai una riserva ovocitaria compromessa o perché i suoi ovociti non sono idonei a dare origine a embrioni cromosomicamente normali che possano svilupparsi fino a completare la gravidanza.
Daniela Galliano, ginecologa all’IVI (Institut Valenciano de Infertilidad) di Barcellona

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