Salute

Disturbo disforico premestruale: cos’è, sintomi e terapie

Questo disturbo si manifesta con sintomi fisici e psicologici anche estremamente dolorosi e invalidanti

Il disturbo disforico premestruale va oltre le variazioni dell’umore o i fastidi comuni legati al ciclo mestruale, influendo significativamente su molti aspetti della vita quotidiana. Ciò nonostante, il suo riconoscimento e la sua diagnosi possono risultare complessi, anche a causa dello stigma associato alla salute mentale e al dolore femminile. Aumentare la consapevolezza su questo disturbo si rivela quindi essenziale, non solo per combattere i pregiudizi che lo circondano, ma anche per garantire il supporto terapeutico adeguato a chi ne soffre.

Cos’è il disturbo disforico premestruale?

Rispetto alla sindrome premestruale, il disturbo disforico premestruale (premenstrual dysphoric disorder o PMDD) provoca sintomi tipicamente più gravi e si distingue anche dalla dismenorrea, caratterizzata da mestruazioni dolorose. Tale disturbo si manifesta con sintomi severi nella settimana precedente all’inizio delle mestruazioni, per poi attenuarsi o scomparire nei giorni successivi.

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Sintomi e possibili cause

Secondo il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), per diagnosticare il disturbo disforico premestruale sono necessari almeno cinque sintomi, tra cui marcata labilità affettiva (ad es. sbalzi d’umore), irritabilità, umore depresso, ansia o nervosismo marcati, oltre a uno o più dei seguenti sintomi:

  • Disinteresse per le attività quotidiane.
  • Difficoltà di concentrazione.
  • Letargia, affaticamento o mancanza di energia.
  • Cambiamento dell’appetito.
  • Disturbi del sonno (ad es. ipersonnia o insonnia).
  • Sentirsi sopraffatte.
  • Sintomi fisici (ad es. gonfiore, aumento di peso, dolore al seno).

La causa del disturbo disforico premestruale non è stata ancora completamente compresa. Tuttavia, si ritiene che una combinazione di fattori, come la predisposizione genetica e le condizioni ambientali, possano contribuire al suo sviluppo.

Come si può riconoscere?

La diagnosi del disturbo disforico premestruale richiede una valutazione approfondita dei sintomi, che devono provocare un disagio clinicamente significativo o un’interferenza con le attività sociali abituali, il lavoro, la scuola o le relazioni con gli altri. Può essere utile tenere un diario dei sintomi per un periodo di almeno due cicli mestruali, escludendo che siano causati da altre condizioni con caratteristiche simili. Inoltre, questi sintomi dovrebbero essersi verificati nella maggior parte dei cicli mestruali dell’anno precedente.

Disturbo disforico premestruale: trattamento

Le opzioni terapeutiche per il disturbo disforico premestruale includono approcci diversi. Possono comprendere cambiamenti nello stile di vita, esercizi di rilassamento, terapia cognitivo-comportamentale e, in alcuni casi, l’uso di farmaci, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). La cosa fondamentale è affidarsi a professionisti della salute capaci di diagnosticare la patologia e definire il piano di trattamento più adatto alle proprie esigenze.

In questo contesto, svolgono un ruolo importante le associazioni che divulgano conoscenze sul disturbo, supportando le pazienti e le loro famiglie. Tra queste, in Italia, è presente l’Associazione Nazionale Sindrome Premestruale e Disturbo Disforico Premestruale (ITA-PMS). Infatti, l’informazione e la sensibilizzazione possono fare la differenza nell’aiutare le persone a ricevere le cure di cui hanno bisogno.

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Aurora Pianigiani

Collabora con OK Salute e Benessere e si occupa di comunicazione in ambito medico-scientifico e ambientale. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze, si è formata nel settore dei media digitali e del giornalismo. Ha conseguito il Master in Comunicazione della Scienza e della Salute presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e contestualmente ha scritto articoli per testate giornalistiche che svolgono attività di fact-checking.
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