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Come prepararsi alla prima visita ginecologica

È un momento di svolta nella vita delle ragazze che devono capire che il ginecologo è un loro alleato. Ecco come affrontare la prima visita ginecologica

Quando programmare la prima visita ginecologica? Secondo le indicazioni degli esperti, indicativamente, il momento giusto è intorno ai 14 anni, dopo la comparsa del ciclo. Ma poi, che sia a 14, 13 o 15, resta comunque un fatto: a qualunque età il primo approccio imbarazza e preoccupa. Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, d’altronde, è tra i più delicati nella vita di una donna. È un periodo di transizione in cui cambiano gli equilibri a tutti i livelli, fisico, emotivo, psicologico, e la prima visita è una tappa che segna un po’ questo passaggio.

All’inizio le ragazze sono tese, ma poi passa tutto

«Entrano tutte tese come corde di violino. Poi appena viene detto loro che può trattarsi anche soltanto di un colloquio, al massimo di un’ecografia, ecco che torna subito il sorriso». Anna Maria Fulghesu è presidente della SIGIA, Società italiana di ginecologia dell’infanzia e adolescenza.

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Prima visita ginecologica: la prima volta in genere si tratta di un colloquio

La prima visita serve innanzitutto per cominciare a familiarizzare con il ginecologo. Le future donne devono sapere che possono avere un punto di riferimento se lo desiderano. Uno specialista con cui poter condividere dubbi, piccole ansie, e non solo a cui rivolgersi in caso di disturbi. «Al primo appuntamento col medico il colloquio spesso basta. Attraverso la storia clinica della bambina o ragazza e quella della sua famiglia, già si può orientare su diversi aspetti. Le eventuali problematiche a rischio, come la familiarità per l’endometriosi, problemi trombofilici, malattie cardiovascolari, diabete. Si può dare un’idea su alimentazione e stato nutrizionale, che influiscono non poco sulla salute riproduttiva, oltre che su quella generale. Durante il colloquio, se già c’è, si parla anche della fisiologia della mestruazione. Quando è comparsa, intensità, durata e frequenza dei flussi, se a questa si associano altri sintomi, ed eventualmente quali. Tanto è sufficiente a far luce su tutta un’altra serie di aspetti».

Fondamentale perché il corpo cambia radicalmente

La visita è anche un momento utile per chiarire alle ragazze cosa stanno realmente vivendo e come interpretare i messaggi che il corpo manda. «Hanno tanti dubbi, si chiedono il perché di quei chiletti in più che prima non avevano o di quei fastidiosi brufoli. Sono tutti aspetti fisiologici. I brufoli sono causati dal testosterone. Si tratta di un ormone che c’è proprio perché serve in quel momento lì, a fronteggiare i cambiamenti dello sviluppo puberale e aumentare la capacità di difesa dell’organismo. Così come i “chiletti”. Perché avvenga una mestruazione, e si possa mantenere, c’è bisogno di una riserva energetica che sia almeno del 24% di grasso della composizione corporea. Ma non ci sono solo gli aspetti clinici. La prima visita serve a noi anche per provare a cogliere i “non detti”, a capire cosa, magari, chi abbiamo di fronte non dice apertamente».

Prima visita ginecologica: a volte può essere utile un’ecografia

Se ci sono motivi per indagare qualche aspetto, dopo il colloquio si può procedere con la visita vera e propria. «In genere si effettua un’ecografia pelvica per via transaddominale, dall’esterno e a vescica piena. Serve a valutare la morfologia di vescica, vagina, utero e ovaio, fornendoci anche notizie sulla funzionalità ovarica».  Gabriele Tridenti è responsabile dell’ambulatorio di ginecologia dell’infanzia e adolescenza dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. «Se necessario e se la ragazza accetta serenamente, si possono valutare i genitali esterni e il grado di sviluppo dei cosiddetti caratteri sessuali secondari, come il seno e i peli pubici. Sempre però prestando massima attenzione alla ragazza e pronti a soprassedere alla visita in caso di dubbi o eccessivo imbarazzo».

Prima visita ginecologica: come affrontare i problemi legati al ciclo mestruale

Tra i problemi più comuni in questa fascia d’età, il primo è la dismenorrea, un dolore pelvico che si manifesta con la comparsa delle mestruazioni. «È un quadro che va approfondito perché in rari casi può essere collegato a endometriosi, patologie a carico degli organi pelvici o ad anomalie dell’apparato genitale», continua Tridenti.

«Preoccupano spesso anche le irregolarità mestruali e l’ovaio policistico. In questi casi, di solito “buttiamo acqua sul fuoco”. Nei primi anni di vita ginecologica è normale che il ciclo non sia regolare e che ci siano alcuni sintomi comuni alla sindrome dell’ovaio policistico. Un po’ di acne o dei peletti sull’addome però non bastano per porre una diagnosi. Secondo le linee guida attuali non può essere fatta prima di due anni dalla comparsa della mestruazione».

Il ciclo doloroso non è normale, serve una visita per capirne i motivi

Se per alcuni problemi quindi l’invito è a una «vigile attesa», per altri c’è sempre bisogno di un controllo. Se il ciclo è molto doloroso, si avverte bruciore o prurito ai genitali, in caso di perdite diverse dal solito o maleodoranti e se a 15 anni non è ancora comparsa la prima mestruazione. Si devono infatti escludere eventuali patologie cromosomiche o malformative. «Bisogna rivolgersi al medico per una valutazione clinica anche in caso di dolore addominale, qualsiasi età abbia la bambina, anche da piccolissima. Potrebbe essere la spia della presenza di una cisti dermoide, una formazione ovarica benigna che va trattata tempestivamente per l’alto rischio di torsione, che impedisce l’apporto di sangue all’ovaio».

Prima visita ginecologica: prevenire le malattie sessualmente trasmissibili

Con le più grandicelle l’appuntamento col ginecologo è anche l’occasione per affrontare i temi sulla vita sessuale. Nella maggior parte dei casi, equivale a parlare soprattutto di prevenzione. «Sensibilizziamo le ragazze sull’importanza di usare il profilattico fin dal primo rapporto. Non solo per prevenire gravidanze indesiderate, ma per evitare le malattie a trasmissione sessuale che registrano ancora incidenze preoccupanti», commenta Anna Maria Fulghesu.

Il pericolo clamidia

Un esempio su tutti è la clamidia: nella popolazione maschile uno su otto ne è portatore e l’ha contratta circa il 9% degli under 24.
È una malattia subdola perché asintomatica, si può scoprire di averla solo attraverso un esame delle urine con apposita ricerca del germe. I maschi guariscono, il problema più grosso resta alle ragazze. Nonostante le cure, il batterio può restare annidato nelle tube e causare perdita delle ciglia interne e infertilità. Gli specialisti per questo suggeriscono un esame di screening ogni volta che si cambia partner.

Il preservativo resta uno strumento insostituibile

«Se non è possibile, il consiglio per mantenersi sane è usare sempre il preservativo», conclude Tridenti. «Ancora meglio se associato a contraccettivi di lunga durata, come spirale endouterina o impianto sottocutaneo. Questi dispositivi sono di prima scelta per le giovani. Le ragazze di solito optano per la pillola in quanto dà loro benefici molto graditi, come la diminuzione dei dolori mestruali e della tanto odiata acne. Il ginecologo deve proporre tutte le alternative partendo dalle più efficaci, poi va inteso che la scelta spetta solo e soltanto alla ragazza. Come diciamo sempre “il contraccettivo migliore è quello più gradito”».

La mamma assiste o aspetta fuori?

Le più piccole in genere preferiscono che resti, le più grandi meno. «Tante mamme escono spontaneamente, ma non c’è una regola valida per tutte: tanto dipende dal tipo di relazione che si ha con la figlia», commenta la ginecologa Anna Maria Fulghesu. «Noi lasciamo sempre che sia la ragazza a scegliere. Per esperienza sappiamo che se il genitore resta fuori almeno per una parte della visita, per le ragazze è più facile farci liberamente domande sulla sessualità o contraccezione». La legge prevede che le ragazze, anche minorenni, possano andare da sole e senza il consenso dei genitori nelle strutture pubbliche e nei consultori. In diversi centri dedicati alle adolescenti non serve neanche la prenotazione. «Noi consigliamo di coinvolgere i genitori, altrimenti va rispettata la scelta di ogni giovane adeguatamente informata», aggiunge il ginecologo Gabriele Tridenti.

Vaccino anti HPV: perché serve farlo

Prevenzione non significa solo usare il preservativo, ma fare tutto ciò che preserva la salute, come il vaccino anti HPV per proteggersi dal papilloma virus. «È raccomandato a partire dai 12 anni. Un’età scelta perché si presume che non ci sia ancora attività sessuale. Quindi l’organismo non è ancora entrato in contatto con il virus», spiega il ginecologo Gabriele Tridenti. «In questo modo la ragazza può arrivare ai primi rapporti con una protezione adeguata contro un’infezione che, se non trattata, può portare nel corso di anni al tumore del collo dell’utero. Ma va detto che la vaccinazione si può fare anche dopo, a qualsiasi età. Ed è utile sia perché limita la possibilità di infettarsi, sia perché, nel caso in cui si sia già infette, facilita la guarigione in tempi più brevi».

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