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I vicini di casa? Perfetti sconosciuti

6 italiani su 10 non hanno alcun rapporto con gli altri condomini a causa della frenesia quotidiana, della mancanza di tempo e della timidezza

Dalla vecchietta coi bigodini allo studente fuori sede, dal manager brizzolato alla famigliola perfetta: quante volte avete schivato il loro sguardo tra un pianerottolo e l’altro e avete persino evitato di salutarli temendo che potessero raccontarvi la storia della loro vita? Se pensate però di essere gli unici “lupi solitari”, allergici a qualsiasi tipo di relazione inter-condominiale, vi sbagliate di grosso: secondo quanto emerge da uno studio promosso da Nescafé, 6 italiani su 10 (61%) non hanno alcun rapporto con i propri vicini di casa, visti con crescente fastidio e distacco.

«La prossimità spaziale tra vicini di casa è una potenzialità che non porta automaticamente all’interazione e alla solidarietà» spiega Giandomenico Amendola, professore di Sociologia Urbana nella Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. «Essa non determina una spinta all’interazione e, men che meno, alla costituzione di solidi rapporti interpersonali. A maggior ragione, in un palazzo abitato da lavoratori, le occasioni di incontro sono inevitabilmente sporadiche ed in genere molto rapide e formali».

Gruppo San Donato

Analizzando i dati della ricerca, condotta su circa 1800 italiani tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog e forum, il motivo principale di questa indifferenza tra condomini sta proprio nella frenesia della routine quotidiana (73%), che impedisce di stringere amicizia tra le scale del palazzo. Per non parlare poi della mancanza di tempo (68%), che non permette di lasciarsi andare a lunghe chiacchierate coi propri dirimpettai, e dell’aumentata percezione della micro-criminalità (39%), che accresce il sentimento di diffidenza nei confronti dell’altro. Anche timidezza (29%) e timore di risultare invadenti (32%) giocano un brutto scherzo nelle relazioni tra vicini.

«Gli impegni lavorativi possono far vivere la propria abitazione soprattutto come luogo di riposo e rifugio proprio perché l’attività sociale viene già coltivata in altri ambienti, come il luogo di lavoro ad esempio» spiega Marco Costa, professore del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bologna. «Di conseguenza quando si è a casa, si cerca anzitutto un nido in cui vivere la privacy, la riservatezza e il riposo. In secondo luogo, nella società sta aumentando la mobilità e diminuisce il senso di attaccamento al luogo e anche al vicinato».

Ma come si comportano i condomini quando incrociano casualmente i vicini? 8 italiani su 10 scelgono la totale indifferenza (79%) o abbassando lo sguardo o fingendo di essere impegnati con sms e telefonate; altri preferiscono adottare la tattica della fretta (68%) o del ritardo (64%), alcune persone evitano addirittura di prendere l’ascensore (45%) o controllano il “via libera” sulle scale (39%).

«Per abbattere questi muri la ricetta è molto semplice» afferma lo psicologo Costa. «Basta creare attività comuni come pulizia dei luoghi condivisi o feste di condominio, occorre cioè creare degli obiettivi comuni in cui i condomini possono riconoscersi. Piccoli gesti come l’offrire un caffè od offrire cibo costituiscono anche attività che permettono d’incontrare gli altri senza la preoccupazione di dover interagire in modo personale, mitigando l’ansia di un contatto personale» conclude.

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