Benessere

Come scegliere il cappello giusto per non ammalarsi

Una guida tra materiali e modelli, anche high tech, per proteggersi dal freddo senza rinunciare allo stile

Gennaio è il mese in cui l’inverno mostra il suo volto più severo. E quest’anno, ancora prima dei giorni della Merla, le temperature sono scese sotto la media stagionale, l’aria è diventa più secca e il vento ha accentuato la sensazione di freddo, mettendo il corpo in una condizione di stress continuo. Per evitare spiacevoli malanni, insieme a guanti e sciarpa, il cappello smette di essere un semplice accessorio estetico per diventare il primo alleato di prevenzione. E la moda sembra averlo capito perfettamente, trasformando il copricapo in un elemento centrale del guardaroba invernale, capace di unire stile e protezione.

Freddo: perché la testa è una zona chiave

La testa è una delle aree del corpo più esposte al freddo e al vento. Attraverso il cuoio capelluto e la fronte passa una fitta rete di vasi sanguigni che contribuisce alla regolazione della temperatura corporea. Quando questa zona resta scoperta in condizioni climatiche rigide, il corpo reagisce restringendo i vasi sanguigni per limitare la dispersione di calore. Questo meccanismo di difesa, se prolungato, può però ridurre l’efficienza delle difese locali e generare una serie di disturbi tipici dell’inverno.

Quali sono le malattie da raffreddamento

Spesso si tende a parlare genericamente di “influenza”, ma in realtà la maggior parte dei malanni invernali non ha nulla a che vedere con il virus influenzale. Si tratta piuttosto di malattie da raffreddamento, causate da virus diversi (come rinovirus e adenovirus) e favorite proprio dall’esposizione al freddo e dagli sbalzi termici.

Il raffreddore

Il raffreddore comune è la forma più diffusa: naso chiuso o che cola, starnuti frequenti, gola irritata e una sensazione di affaticamento generale. Non è il freddo in sé a causarlo, ma il fatto che le mucose nasali, raffreddandosi, diventano meno efficienti nel bloccare virus e batteri. Coprire la testa e mantenere caldo il viso aiuta a preservare la corretta vascolarizzazione delle vie respiratorie superiori.

La sinusite

Un altro disturbo frequente è la sinusite, spesso sottovalutata. L’aria fredda e secca può infiammare i seni paranasali, causando dolore al volto, mal di testa e una sensazione di pressione dietro agli occhi. Anche in questo caso, proteggere fronte e tempie con un cappello adeguato riduce l’irritazione provocata dal freddo diretto.

Le faringiti e le laringiti

Non meno comuni sono le faringiti e laringiti, che si manifestano con bruciore alla gola, voce rauca e tosse secca. L’abbassamento della temperatura nella zona del collo e della testa favorisce l’infiammazione delle mucose, soprattutto se si passa rapidamente da ambienti caldi a spazi esterni molto freddi.

Le otiti da freddo

Infine, ci sono le otiti da freddo, più frequenti di quanto si pensi anche negli adulti. L’esposizione delle orecchie al vento gelido può causare infiammazioni dolorose, talvolta accompagnate da sensazione di ovattamento e dolore pulsante. Un cappello che copra bene le orecchie non è solo una scelta di comfort, ma una vera misura preventiva.

Come scegliere il cappello: i modelli giusti

Oggi il cappello non è più solo un accessorio di tendenza: osservando vetrine e social, è evidente come unisca stile e funzionalità, diventando un alleato indispensabile per proteggersi dal freddo senza rinunciare alla moda. Ma come scegliere il modello giusto? Ecco qualche consiglio.

Il beanie mantiene la temperatura del capo

Il beanie (o berretto), ad esempio, resta un punto fermo proprio perché avvolge completamente la testa, mantenendo costante la temperatura del cuoio capelluto. Le versioni del 2026 puntano su filati più sofisticati, capaci di trattenere il calore senza far sudare, evitando così quel contrasto termico che spesso favorisce i malanni stagionali.

Il basco allontana il mal di testa legato alle basse temperature

Il basco, spesso considerato puramente estetico, si rivela invece sorprendentemente funzionale se realizzato nei materiali giusti. La sua struttura morbida in lana o feltro permette di proteggere la parte superiore della testa dal freddo diretto, lasciando al tempo stesso una sensazione di leggerezza. È particolarmente indicato per chi soffre di mal di testa legati alle basse temperature, perché non comprime e non irrita.

Il pillbox hat evita gli sbalzi termici improvvisi

Questo inverno vede il ritorno del cappello a tamburello, noto come pillbox hat. Ispirato a icone come Jackie Kennedy e oggi reinterpretato da figure contemporanee come Kate Middleton, questo copricapo, da sempre legato all’eleganza delle famiglie reali, entra nel quotidiano con un nuovo ruolo.

Pur non coprendo completamente le orecchie, il pillbox è pensato per proteggere la parte più sensibile della testa, quella superiore, spesso dimenticata. Realizzato in lana pregiata, tweed o materiali isolanti, è perfetto per chi vive la città e passa frequentemente da ambienti chiusi a spazi esterni, evitando sbalzi termici improvvisi.

Il “passamontagna” mette al riparo da contratture 

Tra le tendenze più interessanti del 2026 c’è il ritorno del cappello che ricorda un passamontagna, ma reinterpretato in chiave elegante. Questo modello avvolge testa, collo e talvolta parte del viso, creando una barriera protettiva continua contro vento e gelo. Dal punto di vista della salute, è uno dei modelli più efficaci: protegge contemporaneamente zone critiche come orecchie, nuca e gola, riducendo il rischio di contratture cervicali e infiammazioni delle vie respiratorie. Le versioni più raffinate, in cashmere o lana merino ultra sottile, dimostrano come la massima protezione possa convivere con uno stile sofisticato.

Come scegliere il cappello: i materiali 

La scelta del materiale del cappello è un aspetto fondamentale quando si acquista un cappello, soprattutto nei mesi più freddi. Un buon tessuto non deve solo proteggere dal freddo, ma anche garantire traspirabilità e comfort, evitando l’accumulo di umidità che può causare raffreddamenti improvvisi.

  • La lana, in particolare la lana merino, è uno dei materiali più indicati per la salute. Offre un eccellente isolamento termico, mantenendo il calore corporeo anche in condizioni di freddo intenso, ma allo stesso tempo permette alla pelle di respirare. Inoltre, è in grado di assorbire l’umidità senza risultare bagnata, riducendo il rischio di sudorazione eccessiva.
  • Il cashmere è apprezzato per la sua straordinaria morbidezza e leggerezza. Pur essendo molto caldo, non appesantisce e risulta delicato anche sulle pelli più sensibili. È ideale per chi soffre di irritazioni cutanee o fastidi al cuoio capelluto, garantendo comfort e protezione termica senza compromettere la salute della pelle.
  • Il cotone è un materiale naturale traspirante e anallergico, adatto soprattutto alle mezze stagioni. Aiuta a mantenere la testa asciutta e riduce il rischio di irritazioni, anche se offre una protezione termica inferiore rispetto alla lana. È quindi consigliato quando le temperature non sono troppo rigide.
  • I materiali sintetici di qualità, come il pile tecnico o le microfibre avanzate, possono essere una valida alternativa se ben progettati. Questi tessuti favoriscono l’evaporazione del sudore e asciugano rapidamente, contribuendo a mantenere una temperatura corporea stabile. È importante però scegliere prodotti certificati e ben rifiniti per evitare effetti occlusivi.

Scegliere il cappello: soluzioni high-tech per chi soffre il freddo

Accanto a queste, si affermano i cappelli high-tech, progettati per trattenere il calore corporeo o addirittura per generarlo. I modelli riscaldati, dotati di sottili sistemi elettrici integrati, possono essere regolati su vari livelli, così da adattare il cappellino alla temperatura esterna o alle vostre preferenze. Hanno poi una batteria La batteria interna ricaricabile che garantisce un’autonomia che va in genere dalle 2 alle 5 ore. Rappresentano una soluzione concreta per chi soffre particolarmente il freddo, per chi lavora o fa sport all’aperto o per chi ha una maggiore sensibilità a dolori cervicali e otiti.

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Simona Cortopassi

Classe 1980, è una giornalista iscritta all’Ordine regionale della Lombardia. Toscana d’origine, vive a Milano e collabora per testate nazionali, cartacee e web, scrivendo in particolare di salute e alimentazione. Ha un blog dedicato al mondo del sonno (www.thegoodnighter.com) che ha il fine di portare consapevolezza sull’insonnia.
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