Benessere

Anomalie del seno: la politelia

Cause e terapie della presenza di capezzoli in più

Focus di Marco Klinger (puoi chiedergli un consulto), professore di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica all’Università degli Studi di Milano e responsabile dell’unità operativa di chirurgia plastica all’istituto clinico Humanitas di Rozzano.

La politelia (dal greco poli che significa tanti e thélé, capezzoli) è il tipo più comune di malformazione che riguarda il seno (guarda quali sono le altre anomalie del seno). Come il nome stesso suggerisce, consiste nella presenza di capezzoli in più, i cosiddetti capezzoli soprannumerari o accessori. Questi ultimi si presentano di solito come una macula che, nel 75% dei casi, ha un diametro che può raggiungere al massimo il 30% del diametro dei capezzoli principali. I capezzoli accessori di solito sono singoli e di frequente si presentano lungo la linea mammaria, l’area che decorre dell’ascella fino all’inguine, avvicinandosi all’ombelico. Molto raramente si trovano su schiena, spalle o collo. Di solito sono asintomatici, ma talvolta possono cambiare colore, diventare tumefatti o addirittura secernere latte in alcuni momenti della vita, come adolescenza, ciclo mestruale, gravidanza.

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CAUSE. È una malformazione presente fin dalla nascita, che colpisce tra due e sei donne su cento. L’origine sembra ereditaria. Secondo le teorie evoluzionistiche, nel Dna umano è scritto che l’uomo deriva da altri mammiferi e per questo può potenzialmente sviluppare più capezzoli. La linea mammaria si sviluppa nell’embrione tra la quarta e la quinta settimana di vita, quando si inizia a vedere bilateralmente un ispessimento sul torace. Durante il secondo e terzo mese, gli elementi ghiandolari delle mammelle si formano a livello di quarta e quinta costa, con regressione del resto dell’ispessimento. Se la regressione non è completa, possono residuare alcuni foci che danno origine alla politelia.

TRATTAMENTO. Il rimedio è solo chirurgico. L’intervento è paragonabile a quello per l’asportazione di un neo: in sostanza, il chirurgo «ritaglia» con il bisturi l’area intorno al capezzolo con una forma a losanga e poi sutura i due lembi di pelle. Di solito si usano i punti riassorbibili. La cicatrice, la cui lunghezza dipende dal diametro della lesione, è in genere poco visibile. L’intervento dura 20-30 minuti e si esegue in anestesia locale. L’iter per ottenere l’esenzione prevede una visita del medico di famiglia che, constatata l’anomalia, prescriverà una visita specialistica dal chirurgo plastico. Sarà poi quest’ultimo a decidere e a programmare, nell’ambito dell’attività ospedaliera, l’intervento, che costa dai mille ai duemila euro.
Marco Klinger, professore di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica all’Università degli Studi di Milano e responsabile dell’unità operativa di chirurgia plastica all’istituto clinico Humanitas di Rozzano

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