Alimentazione

I limiti delle diete monoalimento

Mangiare un solo tipo di cibo, come le verdure, può aiutare a sgonfiarsi, ma se protratto nel tempo è un regime che può portare a gravi disturbi

Focus di Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica.

Un’alimentazione basata quasi esclusivamente sulle verdure come quella che ha seguito Milly Carlucci presenta i limiti delle diete monoalimento, tanto in voga anche tra le star di Hollywood. Questi regimi, il cui cardine sono spesso i vegetali (dieta del minestrone, della frutta, dei broccoli, dell’ananas) non provocano danni seri all’organismo se protratti per periodi brevi. In una prima fase possono anche regalare una sensazione di benessere per il loro effetto disintossicante e far perdere qualche etto di peso, ma nel lungo periodo risultano pericolosi perché privi di alcuni nutrienti essenziali per il corretto funzionamento di mente e corpo.

Gruppo San Donato

I PRO. Che le verdure facciano bene non c’è dubbio, tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di consumare cinque porzioni di vegetali al giorno (tre di frutta e due di verdura), dunque sia a pranzo sia a cena. Bisognerebbe variare il più possibile, alternando le verdure cotte a quelle crude. Abolendo le insalate, ad esempio, si commette un grave errore. La sensazione di pancia gonfia è del tutto transitoria: masticare le verdure crude aumenta il senso di sazietà (e quindi aiuta a controllare il peso) e garantisce un migliore apporto di fibre e di vitamine, che in parte si perdono con la cottura.

I CONTRO. Le due porzioni quotidiane di verdura, unite alle tre di frutta, da sole non bastano. Nella piramide alimentare della dieta mediterranea, considerato il regime più sano ed equilibrato, le calorie assunte durante la giornata devono provenire per il 55-60% dai carboidrati (pane, pasta, riso e altri cereali), per il 15% dalle proteine (carne, pesce, uova, legumi, formaggi) e per il 25-30% dai lipidi (cioè i grassi, presenti soprattutto nell’olio extravergine d’oliva, nel pesce azzurro e nella frutta secca). Rinunciare al piacere di mangiare un po’ di tutto, poi, può portare a isolarsi e spesso accentua il senso di frustrazione se non si raggiungono i risultati sperati.

I RISCHI. Privarsi per lunghi periodi dei nutrienti fondamentali provoca inizialmente uno stato generale di stanchezza psicofisica. Senza carboidrati, che forniscono l’energia per corpo e cervello, ci si sente spossati, si hanno problemi di concentrazione e ne risente anche l’umore: un piatto di pasta o un risotto contengono sostanze che attivano i neurotrasmettitori associati al piacere. La carenza di proteine, invece, causa debolezza muscolare. Mangiando solo verdure, infine, si priva l’organismo di microelementi importanti, a cominciare dal calcio, fondamentale per la salute delle ossa, e dal ferro, che serve a trasportare ossigeno ai tessuti.

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