Alimentazione

Fiocchetto Lilla: la pandemia ha favorito ricadute e peggioramenti dei disturbi alimentari

In occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla si accendono i riflettori su una problematica allarmante, che la pandemia ha ulteriormente acutizzato

I disturbi del comportamento alimentare (Dca), in particolare anoressia, bulimia, binge eating e ortoressia, rappresentano una problematica di sanità pubblica allarmante a causa della loro capillare diffusione e dell’esordio sempre più precoce tra i giovani. Sono 3,5 milioni gli italiani alle prese con i Dca e l’età degli interessati va generalmente dai 12 ai 19 anni, sebbene siano sempre più frequenti casi già nella scuola elementare. A questa piaga si è aggiunto il Covid-19: stando a quanto riportato dal Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità, il lockdown e la pandemia hanno acutizzato ricadute e aggravamenti dei disturbi dell’alimentazione e favorito l’insorgenza di nuovi casi.

I dati più recenti, infatti, relativi a una survey conclusasi a febbraio 2021, basata sull’incrocio di diversi flussi informativi analizzati dal Consorzio interuniversitario CINECA, confermano un aumento della patologia di quasi il 40% rispetto al 2019: nel primo semestre 2020 sono stati rilevati nei diversi flussi informativi 230.458 nuovi casi contro i 163.547 del primo semestre 2019. Il carico assistenziale globale dei nuovi casi e casi in trattamento è stato rilevato nel 2020 nel numero di 2.398.749 pazienti, un dato sottostimato poiché esiste in questa patologia una grande quota di pazienti che non arriva alle cure. I dati della survey rivelano anche un ulteriore abbassamento dell’età di esordio: il 30% della popolazione ammalata è sotto i 14 anni e una maggiore diffusione nella popolazione maschile (nella fascia tra i 12 e 17 anni comprende il 10%).

Gruppo San Donato

L’anoressia e la bulimia sono le due forme più frequenti dei Dca

«I Dca sono caratterizzati da un rapporto distorto con il proprio corpo e con il cibo, che è a tutti gli effetti un oggetto simbolico attraverso cui si trasmettono gli stati d’animo. Tali disturbi mettono in serio pericolo la salute dell’individuo, che convive con l’ossessione del cibo, dell’immagine corporea e del peso. Quest’ultimo, tuttavia, non è un marcatore clinico imprescindibile perché anche persone normopeso possono soffrire di un disturbo alimentare», spiega Leonardo Mendolicchio, responsabile della U.O. riabilitazione dei disturbi alimentari e della nutrizione presso Auxologico Piancavallo (VB), spiega meglio questo fenomeno.

«L’anoressia e la bulimia sono le due forme più frequenti dei Dca. La prima si configura come un’ossessione nei confronti della magrezza, enfatizzata da star system e mezzi di comunicazione ed elevata a canone di perfezione. I giovani, soprattutto gli adolescenti, sono in cerca di un’identità sociale e spesso finiscono per riconoscersi in personaggi che incarnano modelli estetici estremi. La bulimia si caratterizza per una voracità patologica, seguita da una perdita di controllo: vinti dai sensi di colpa per essersi abbuffati, si ricorre a comportamenti di compenso, come il vomito autoindotto, l’utilizzo di lassativi, l’attività fisica esagerata», continua il professore.

Disturbi dell’alimentazione e Covid-19

Secondo quanto diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità, durante i lockdown e la pandemia le persone con un disturbo dell’alimentazione hanno spesso sviluppato la sensazione di non avere il controllo della situazione. Ciò si traduce in un ulteriore aumento delle restrizioni alimentari o di controllo del peso o, all’opposto, di episodi di alimentazione incontrollata. L’isolamento prolungato ha limitato, inoltre, la possibilità di praticare attività fisica, aumentando quindi il timore di ingrassare, mentre le scorte alimentari presenti in casa hanno facilitato le abbuffate e favorito una serie di meccanismi per il controllo del peso, come l’uso di diuretici e lassativi e l’induzione del vomito. Anche la forzata convivenza con i familiari ha accentuato le difficoltà interpersonali, che contribuiscono al mantenimento della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione.

L’insorgenza di nuovi casi

Una forte pressione emotiva può rendere fragili e portare a perdere il controllo degli impulsi: la ricerca di un appagamento nel corso di uno stress da isolamento prolungato può avvenire non solo attraverso il fumo, l’alcol, gli psicofarmaci, le droghe, ma anche attraverso il cibo. Quindi, gli stessi meccanismi che possono favorire l’abuso di sostanze legali e illegali possono essere chiamati in causa per i disturbi dell’alimentazione. «Durante la pandemia le persone che soffrivano di un disturbo alimentare si sono aggravate. Magari hanno impiegato mesi per trovare il coraggio di chiedere aiuto o hanno aspettato mesi per un ricovero, aumentando il rischio di cronicizzazione o ricaduta nel disturbo», commenta Laura Dalla Ragione, Responsabile Rete Disturbi Comportamento Alimentare Usl 1 dell’Umbria.

L’aumento del rischio di infezione tra chi soffre di disturbi dell’alimentazione

Chi soffre di disturbi dell’alimentazione rischia di più, rispetto ad altri, di contrarre l’infezione? Sì, stando a quanto confermano i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità. In effetti lo stato di malnutrizione, la riduzione del grasso corporeo e i possibili malfunzionamenti intestinali ai quali vanno incontro le persone con disturbi alimentari incidono sulla capacità dell’organismo di difendersi dagli attacchi patogeni. L’individuo è quindi più vulnerabile e rischia maggiormente di contrarre il virus.

Il ruolo dei genitori

I genitori, che oggi sono più preparati rispetto al passato, devono osservare i figli, cercando di cogliere i cambiamenti nell’aspetto fisico ma anche a livello comportamentale. È normale che gli adolescenti vivano momenti di crisi, ma certi campanelli d’allarme non vanno ignorati. Quando una ragazza inizia a modificare le proprie abitudini alimentari, con ripercussioni su corpo, peso e stili di vita, mostra un atteggiamento ossessivo nei confronti dell’aspetto fisico, riduce la socializzazione e presenta stati di nervosismo, sbalzi d’umore e aggressività, è necessario ipotizzare che possa soffrire di un disturbo alimentare. Per confermare i sospetti o escludere la possibilità, bisogna rivolgersi solo a specialisti come psicologo, psichiatra e nutrizionista.

Aggiornata la mappa dei servizi sanitari

È in continua evoluzione la mappa dell’Istituto Superiore di Sanità dedicata ai servizi sui disturbi alimentari. Ad oggi sono 108 le strutture accreditate (erano 91 poche settimane fa) su tutto il territorio nazionale (101 del SSN e 7 del privato accreditato): 55 centri al Nord, 18 al Centro Italia e 35 tra Sud e Isole. «Facilitare la richiesta di aiuto e informare sull’assistenza sono gli obiettivi della mappatura dei centri», spiega Roberta Pacifici, responsabile del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS. «Dopo aver censito le strutture del SSN, infatti, l’Istituto ha iniziato a mappare anche i centri del privato accreditato, notando un forte impatto e coinvolgimento su questi disturbi del comportamento alimentare, purtroppo in crescita durante il periodo pandemico».

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Chiara Caretoni

Giornalista pubblicista, lavora come redattrice per OK Salute e Benessere dal 2015 e dal 2021 è coordinatrice editoriale della redazione digital. È laureata in Lettere Moderne e in Filologia Moderna all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha accumulato diverse esperienze lavorative tra carta stampata, web e tv, e attualmente conduce anche una rubrica quotidiana di salute su Radio LatteMiele e sul Circuito Nazionale Radiofonico (CNR). Nel 2018 vince il XIV Premio Giornalistico SOI – Società Oftalmologica Italiana, nel 2021 porta a casa la seconda edizione del Premio Giornalistico Umberto Rosa, istituito da Confindustria Dispositivi Medici e, infine, nel 2022 vince il Premio "Tabacco e Salute", istituito da SITAB e Fondazione Umberto Veronesi.
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