Sessualità

I pediatri: non lasciate piangere i bambini nel lettino

I risvegli nel cuore della notte non sono mai immotivati: la mamma e il papà dovrebbero consolare il figlio se piange nella sua stanza

Dai sei mesi in su i risvegli notturni dei bambini possono intensificarsi: in alcuni casi, possono anche essere 15 per notte. Che fare? Un metodo su cui i genitori si dividono è quello di lasciar piangere il bambino senza consolarlo, per fargli capire che la notte è l’ora della nanna e che deve riaddormentarsi da solo. Si tratta del metodo Estivill, illustrato nel libro Fate la nanna, scritto dal pediatra catalano Eduard Estivill con la giornalista Silvia De Bejar e pubblicato nel 1999 da Mandragora.

IL METODO. In termini scientifici, la tecnica illustrata nel libro viene definita estinzione graduale: si applica per risolvere il problema dei risvegli nei bambini dai sei mesi in su, che non dormono più nella stanza con mamma e papà, ma da soli nella loro cameretta. Secondo il metodo Estivill, quando il bimbo inizia a piangere nel cuore della notte, bisogna aspettare qualche minuto prima di andare a consolarlo. Questo tempo di attesa deve diventare, gradualmente, sempre più lungo: il primo giorno si deve aspettare un minuto dopo il primo risveglio, tre minuti dopo il secondo, cinque minuti dopo il terzo. Il secondo giorno al primo risveglio bisognerà aspettare tre minuti prima di entrare nella stanza, poi cinque, poi sette. Nel giro di una settimana, il tempo di attesa fuori dalla camera del bambino dovrà arrivare a 15-20 minuti. L’obiettivo sarebbe quello di far capire al piccolo, in una decina di giorni, che piangere e chiamare la mamma è inutile: dovrà riaddormentarsi da solo.

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LA BOCCIATURA DEI PEDIATRI. Il metodo di Fate la nanna è stato bollato fin da subito come rischioso. Secondo l’Associazione australiana per la salute mentale infantile, il bambino che piange invano, senza ricevere l’aiuto che si aspetta, può perdere fiducia nei genitori. «La mamma e il papà dovrebbero andare a consolare il figlio», dice Claudio Maffeis, professore associato di pediatria dell’Università di Verona. «Nel bambino i risvegli nel cuore della notte non sono mai immotivati. Se sono sporadici, il vecchio metodo di stargli vicino, parlargli dolcemente, cantargli una ninna nanna e cullarlo è il migliore: in questo modo il bimbo si tranquillizza e si riaddormenta sereno. Se il problema persiste e ogni notte il sonno del piccolo è problematico, la cosa da fare è rivolgersi al pediatra, che stabilirà se ci sono cause di tipo organico (come il reflusso gastroesofageo) o psicologiche che lo tengono sveglio, e consiglierà una terapia o, se necessario, ulteriori accertamenti. Lasciarlo piangere ininterrottamente potrebbe peggiorare la situazione».
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