Tra i buoni propositi per il 2026, dire addio all’alcol potrebbe essere una delle scelte più efficaci per guadagnare anni di vita – e soprattutto anni in salute. Il Dry January, la sfida che invita a rinunciare alle bevande alcoliche per tutto il mese di gennaio, è diventato popolare dal 2013, quando è stato lanciato nel Regno Unito dall’associazione Alcohol Change UK. Da allora, la scienza ha accumulato prove sempre più solide: l’alcol accelera l’invecchiamento biologico e aumenta il rischio di malattie croniche e neurodegenerative.
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Età biologica: cosa dice davvero il nostro corpo
A differenza dell’età anagrafica, l’età biologica misura lo stato di salute reale dell’organismo e la velocità con cui cellule e organi invecchiano. Numerosi studi mostrano che nei bevitori abituali l’età biologica è più alta rispetto agli astemi.
Uno dei metodi più usati per stimarla è l’analisi dei telomeri, le estremità dei cromosomi che si accorciano a ogni divisione cellulare. Quando diventano troppo corti, la cellula muore. «Più una persona beve, più i telomeri risultano corti», spiega Anya Topiwala, ricercatrice dell’Università di Oxford.
Alcol e telomeri: l’esperimento
Nel 2022, uno studio condotto su oltre 245 mila adulti britannici ha dimostrato che chi consuma circa 10 bicchieri di vino a settimana mostra un invecchiamento biologico accelerato fino a due anni rispetto a chi beve meno di due bicchieri. Il motivo? L’alcol danneggia il Dna e favorisce processi cellulari simili a quelli dell’invecchiamento precoce.
Epigenetica e invecchiamento accelerato
Un altro indicatore chiave è l’epigenetica, cioè il modo in cui stile di vita e ambiente influenzano l’espressione dei geni. Studi su decine di migliaia di persone hanno mostrato che un consumo maggiore di alcol è associato a una deriva epigenetica più marcata, segno di invecchiamento accelerato. Negli adulti sopra i 44 anni, ogni bevanda alcolica al giorno può aggiungere 7-9 mesi di età biologica, soprattutto se si consumano superalcolici.
Cervello e rischio di demenza
L’alcol non colpisce solo il corpo, ma anche il cervello. Ricerche su centinaia di migliaia di persone indicano che un consumo elevato e prolungato aumenta il rischio di declino cognitivo e demenza. «Esiste una relazione lineare tra alcol e restringimento del cervello», afferma David Nutt dell’Imperial College di Londra, anche in chi beve quantità considerate “normali”.
Perché l’alcol fa invecchiare
I meccanismi sono molteplici: infiammazione cronica, aumento della pressione arteriosa, danni al Dna e produzione di acetaldeide, una sostanza tossica che altera il metabolismo cerebrale. Tutti fattori che riducono aspettativa e qualità della vita.
Esiste un livello sicuro di alcol?
Secondo molti ricercatori, no. «Non esiste un livello di consumo privo di rischio», conclude Topiwala. Bere meno riduce i danni, ma solo l’astensione li azzera.




