Sessualità

Perdonare un tradimento

Restare con il partner fedifrago ed essere felici? Si può, purché sia una scelta sincera. Secondo una ricerca, fa anche bene alla salute

Si può perdonare chi ci ha tradito? Fare come Hillary Clinton dopo lo scandalo Lewinsky? Sì, si può. Anzi, secondo l’università americana dello Iowa il perdono sincero fa bene alla salute.
I risultati terapeutici dei corsi di perdono organizzati dalla stessa università, pubblicati nel Journal of adult development, dicono che le 52 persone su cento riuscite a passare sopra a un tradimento hanno sviluppato rispetto a chi ha chiuso il rapporto meno rischi di infarti, di aritmie, di ipertesione, di depressione, di problemi psicosomatici.

Non è saggio farsi
trascinare dall’orgoglio
«Intendiamoci: esprimere la propria collera è inevitabile ed è sano», chiarisce Roberto Todella, docente di sessuologia all’Università di Genova. «Ma dopo questo primo scatto d’orgoglio, prima di prendere decisioni avventate che possono mandare all’aria una storia ancora vitale, è bene fermarsi a ragionare. Perché il tradimento, sia pure bruciante, è in realtà una grande opportunità di crescita e di meditazione su se stessi, sui propri bisogni e sulle ragioni che possono avere spinto l’altro tra le braccia dell’amante».
Solo dopo avere attraversato queste due prime fasi, dell’esplosione di rabbia e della riflessione, si passa all’azione.

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«Chiudere il rapporto, se si capisce che ormai si è esaurito», dice Todella, «oppure rilanciarlo, questa volta su basi più coerenti. Solo così si liberano energie positive sia sul piano fisico sia su quello mentale. E allora sì che perdonare fa bene alla salute: migliora la qualità del sonno, si potenzia il gioco dei neurotrasmettitori cerebrali che influiscono sull’umore, come la serotonina e la dopamina, riparte la voglia di progettare il futuro. Ovvio, questo sempre che il partner a sua volta viva la situazione come opportunità di reinvestire sulla coppia e non di tenersi anche l’amante».

Mai pensare dell’amante:
«Meglio di me a letto?»
Facile a dirsi. Ma come si può rimarginare una ferita affettiva così bruciante? Quando vale la pena andare avanti insieme, dopo un’infedeltà? «Se il bilancio fra vantaggi e svantaggi della relazione rimane comunque positivo», spiega José Baldaro Verde, docente al master di sessuologia dell’Università di Pisa. «E questo succede se la coppia ha la capacità di continuare a costruire interessi comuni e ad avere una sessualità che soddisfa entrambi».
Certo, l’autostima del tradito subisce un colpo: il rischio di rimanere intrappolati nel confronto con il fantasma del terzo incomodo è alto. «Sarà stato più bravo di me a letto?», si interrogano i maschi. «È più giovane e bella?», si domandano le mogli e le fidanzate dopo una scappatella del partner.
Invece bisogna chiedersi e chiedere all’altro: «Come sono io adesso vado bene?». E soprattutto: «Cosa abbiamo fatto entrambi per provocare il tradimento, che non succede mai per caso?».

Oggi siamo un po’ tutti
come Madame Bovary…
Ognuno sa in che modo ha dimenticato di coltivare il giardino dell’amore. Nel suo Amori infedeli, edito da Mondadori, lo psichiatra Willy Pasini elenca una serie di motivi per cui si va a letto con qualcun altro: perché nella coppia c’è ancora amore ma non più innamoramento, semplicemente per noia, per voglia di sesso, per il gusto della trasgressione, per paura della vecchiaia, per bisogno di tenerezza, per avere due persone invece di una. O perché si perde la testa per qualcun altro.

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«Magari a sconquassare gli equilibri è l’arrivo di un figlio o un cambiamento professionale, situazioni che possono portare uno dei due partner a trascurare l’altro», continua Baldaro Verde. Solo una riflessione schietta che va a fondo delle cause può portare a un perdono vero. Soluzione che, tra l’altro, è preferita dalla maggior parte delle persone, secondo un sondaggio di Pasini: il 50% sceglie di ricomporre la coppia, il 13% lo fa dopo essersi vendicato, solo il 37% molla il colpo.
«Sono passati i tempi in cui una Madame Bovary faceva scandalo», scrive Pasini. «Oggi siamo un po’ tutti come l’eroina di Flaubert, perché consideriamo l’innamoramento quasi un diritto e alla vita chiediamo emozioni forti».
E si fa sempre più largo la convinzione che la monogamia non sia una condizione naturale per gli uomini. Non deriva né dall’istinto né da una predisposizione biologica, ma è una regola morale che ci si può imporre o meno. «La fedeltà è per la vita sentimentale ciò che la coerenza è per la vita intellettuale: semplicemente un’ammissione di fallimento», recita un aforisma di Oscar Wilde.

Ma chi divorzia più solo
per un paio di corna?
«Secondo recenti statistiche, in Italia sette uomini su dieci tradiscono la partner», dice la psicoterapeuta Roberta Giommi, autrice di Tradire, edito da Frassinelli. Le donne? «Tradiscono più dei maschi. Quello che i dati sembrano affermare è la normalità statistica del tradimento come un modo diffuso di amare, mentre la fedeltà sembra essere diventata la vera trasgressione».
E oggi non si divorzia più solo per un paio di corna. «I motivi più frequenti sono la solitudine dei coniugi, la mancanza di rispetto, le violenze», dice Marina Marino, presidente dell’Associazione italiana avvocati della famiglia. «Un addio definitivo per un tradimento è raro, perché difficilmente l’adulterio costituisce l’unico motivo della crisi».
Ma ciò che conta moltissimo nella scelta se perdonare o meno è il comportamento del fedigrafo. «Se pensa di cavarsela con uno sbrigativo e infastidito “ok, ti ho chiesto scusa, non parliamone più, non possiamo passare la vita a discuterne”, allora non va. È indice di insensibilità», avverte Chiara Simonelli (puoi chiederle un consulto), docente di psicopatologia del comportamento sessuale all’Università di Roma La Sapienza.

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Secondo il sociologo Francesco Alberoni, che ha pubblicato con Rizzoli Lezioni d’amore, «si perdona quando chi ha tradito riesce a convincerti che, in realtà, lo ha fatto come stordito, senza provare amore, senza provare piacere, che ha dimenticato tutto e che non avverrà più».
Nella maggior parte dei casi, pietose bugie. Ma più funzionali di una cruda verità.

Le over 50 ci passano sopra:
hanno meno mercato
«La cosa migliore è che la coppia si dia dai sei mesi a un anno di tempo per superare la crisi», continua Simonelli. «Poi, se il tradito è ancora lì arcigno e l’infedele come un cane bastonato con tutta l’aria di essere rimasto per ripiego o per dovere, meglio mollare la spugna. Se l’episodio appare archiviato, la separazione può essere evitata».
Le corna più difficili da perdonare? «Quelle fra ventenni», risponde Simonelli, «perché infrangono il mito dell’amore romantico ed eterno, fortissimo a quell’età. Inoltre, da giovani si ha tutto il futuro davanti: una volta leccate le ferite, si può riprovare con altri. A 50 anni, invece, sono soprattutto le donne ad avere più interesse a perdonare, o meglio a cercare di farlo: perché purtroppo hanno meno mercato». Prendiamo un classico delle corna: il marito di mezza età va con una ragazza. Che fare?

E quando tutto va a rotoli
si prova la psicoterapia
«Il consiglio per le mogli coetanee è ricordarsi che il coniuge, dopo i 50, vive un declino del proprio vigore amatorio e quindi va alla ricerca di stimoli erotici più forti, che lo aiutino, per esempio un corpo più giovane», interviene Todella. «Bisogna ripartire dal sesso, il tasto dolente. La donna matura ha dalla sua il fatto che il partner con lei si sente più a suo agio, meno a rischio défaillance. E può giocare sull’arma della fantasia, che non ha età. Spesso i tradimenti sono la conseguenza del fatto che la donna, o per i cambiamenti della menopausa o, se giovane, per la nascita di un figlio, non è più focosa e disponibile come prima».
Ma per chi non riesce a superare l’impasse con i trucchi fai da te, è utile la psicoterapia di coppia. «È una prova di coraggio», mette in guardia Giulio Cesare Zavattini, docente di psicodinamica della coppia con elementi di psicoterapia all’Università di Roma La Sapienza, autore, con Alessandra Santona, del libro La relazione di coppia (edizione Borla). «Tornano a galla emozioni intense e dolorose: tutta la rabbia, il dolore, il “non sapere cosa fare adesso”. Il terapeuta però aiuta a capire le ragioni profonde che hanno spinto a infrangere quello che io chiamo l’incastro inconscio fra due persone. Se si è rotto irreparabilmente, lo si vede dopo quattro o cinque sedute: i due non vengono più in terapia, pensano di separarsi e possono andare dall’avvocato. Altrimenti continuano per un periodo da uno a tre anni, talvolta di più».
Arrivano a perdonarsi? «In senso pieno», risponde Zavattini, «solo se la coppia riaccende i tre campi fondamentali dove si gioca l’amore: la sessualità, l’attaccamento e la capacità di darsi cura e sostegno reciproci. Oppure se i due partner riescono a separarsi senza massacrarsi. E non è poco: anche quello in fondo è perdonare».
Gilda Lyghounis – OK La salute prima di tutto

Ultimo aggiornamento: 10 giugno 2010

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