Sessualità

Adozioni, come dire la verità

I consigli della psicologa per spiegare a un figlio perché i suoi genitori naturali l'hanno abbandonato. E perché con voi non deve temere

Quando va svelata l’adozione? Tutte le età sono giuste per spiegare a un bambino come e perché è stato adottato. Lo dice anche la legge 184, all’articolo 28: «Il minore adottato è informato di tale sua condizione e i genitori adottivi vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono più opportuni». Ecco perché alle coppie che accolgono un bimbo si consiglia sempre: parlatene, fin da subito, rispettando la sua sensibilità.

I ricordi dolorosi vanno condivisi
«Per come funzionano le adozioni, raramente i bambini sono così piccoli da non averne memoria (l’età media oggi all’arrivo in Italia è di quasi sei anni)», spiega Rosa Rosnati, docente di psicologia sociale e di psicologia dell’af?do, dell’adozione e dell’enrichment familiare all’Università Cattolica di Milano. «Inoltre la grande maggioranza, 4mila contro qualche centinaia, arrivano da Paesi stranieri. Dunque il problema non è solo spiegare cos’è successo, ma perché».
Spesso i bimbi hanno dei ricordi: l’istituto in cui hanno vissuto e a volte anche qualche figura familiare. «Il compito dei genitori adottivi è conservare questa memoria e soprattutto rielaborare e condividere le emozioni che questi ricordi, spesso molto dolorosi, suscitano», dice Rosnati. Non esiste un’età o un modo giusto per farlo perché ogni storia è diversa, ma ecco qualche indicazione utile.

Gruppo San Donato

• Iniziate ad affrontare l’argomento fin da subito. Anche nella prima fase, quando la tentazione è di ricoprire il bimbo di affetto allontanando il passato.
• Calibrate il racconto sulla sua capacità di comprensione e non riversategli addosso tutto e subito solo per liberarvi di un peso.
• Sfruttate tutte le occasioni e non aspettate che sia sempre il bambino a introdurre l’argomento. Il tema non deve diventare un tabù: vostro figlio deve sentirsi libero di parlare e fare domande.
• Partite sempre dal vostro desiderio di avere un figlio. Voi gli date cura, affetto e una famiglia, ma prima di tutto lui per voi è un dono.
• Evitate di dare giudizi. Cercate di spiegare che i genitori naturali, quando è nato, non potevano fare la mamma e il papà, forse perché nessuno glielo aveva insegnato. Per questo ora si prendono cura di lui due persone che hanno acquisito le capacità genitoriali (trasmesse dai nonni).
• Per il bambino il problema non è essere stato adottato, ma essere stato abbandonato. Si sente in colpa per questo e si considera senza valore. Dovete spiegargli che non ha fatto nulla di male. Vi metterà alla prova e voi dovrete dimostrare anche nei fatti che gli volete bene, che l’accettate così com’è e che non lo abbandonerete mai. Questa è la sicurezza che cercano i bambini.
• Non minimizzate quanto è accaduto: spesso vostro figlio è passato attraverso sofferenze che sarebbe irrispettoso cercare di edulcorare. Aiutatelo a dare parola al suo dolore: questo è il vostro compito.
• Anche nel caso di bimbi adottati da piccolissimi, è bene introdurre l’argomento subito. Magari utilizzando racconti sotto forma di favole. Non capiranno tutto, ma inizieranno a prendere familiarità con quanto successo.
• Infine, parlando di adozioni internazionali, non va dimenticato che è fondamentale raccogliere informazioni e trasmettere la cultura del Paese d’origine del bambino. Conoscere le sue radici gli è d’aiuto nel costruire la propria identità a partire dalla sua differenza etnica che spesso rende visibile la storia della sua adozione.
Federica Maccotta – OK La salute prima di tutto

Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2011

Chiedi un consulto agli psicologi di OK

Mostra di più
Pulsante per tornare all'inizio