Le persone che seguono una terapia per l‘ipertensione arteriosa, durante l’estate possono discutere con il proprio medico l’eventualità di riformulare la terapia, perché il caldo può alterare i valori pressori del paziente (ecco come si misura la pressione). Assolutamente vietato il fai-da-te.
Le alte temperature ambientali tipiche dei mesi estivi provocano infatti una naturale vasodilatazione periferica: i vasi sanguigni si dilatano per disperdere calore, causando una spontanea discesa della pressione arteriosa, sia massima (sistolica) sia minima (diastolica). Se a questo fenomeno fisiologico si somma l’azione a pieno regime dei farmaci antipertensivi, il rischio è quello di scivolare nell’ipotensione (pressione troppo bassa).
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Terapia dell’ipertensione in estate: parola all’esperta
Nella videointervista, l’esperta Maddalena Lettino, direttore della Cardiologia dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori, spiega quali farmaci e dosaggi vengono solitamente ridotti in estate e quali tipologie di pazienti, invece, non necessitano una riformulazione della terapia ipertensiva.
I sintomi dell’ipotensione estiva e i farmaci sotto osservazione

Il calo eccessivo della pressione si manifesta generalmente con:
- spossatezza estrema,
- vertigini nel passaggio rapido dalla posizione sdraiata a quella eretta (ipotensione ortostatica),
- mal di testa,
- sudorazione fredda,
- offuscamento della vista,
- nei casi più severi, svenimenti (sincopi).
Le classi di farmaci che più frequentemente richiedono un aggiustamento del dosaggio da parte del medico sono i diuretici. Questi medicinali, stimolando l’escrezione di liquidi, possono potenziale la disidratazione già innescata dalla sudorazione estiva, riducendo pericolosamente la volemia (il volume totale di sangue circolante). Anche i calcio-antagonisti e gli ACE-inibitori vengono monitorati con attenzione per evitare un effetto ipotensivo sinergico con la calura.
Terapia dell’ipertensione in estate: chi deve cambiare dosaggio e chi non deve toccare la terapia
La rimodulazione non è una regola fissa per tutti. I pazienti anziani, i soggetti fragili o coloro che soffrono di ipertensione lieve sono i candidati principali a una riduzione del dosaggio estivo. Al contrario, i pazienti affetti da ipertensione grave o resistente, o coloro che assumono farmaci antipertensivi come protezione d’organo in seguito a un recente infarto o in presenza di grave insufficienza cardiaca (scompenso), molto spesso non devono ridurre le dosi. In questi soggetti, infatti, il mantenimento della stabilità emodinamica è prioritario, e una riduzione arbitraria della terapia potrebbe esporli a picchi pressori improvvisi o a un peggioramento della funzione cardiaca.
Le buone regole: automonitoraggio e idratazione
Per gestire al meglio l’ipertensione in estate, i cardiologi raccomandano di intensificare l’automonitoraggio a casa, misurando la pressione due volte al giorno (mattina e sera) e annotando i valori su un diario da sottoporre al medico.
È altrettanto fondamentale curare l’idratazione: bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno aiuta a compensare i liquidi persi con il sudore e a mantenere stabile il volume ematico, evitando i crolli di pressione. Infine, si consiglia di evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali della giornata (dalle 11:00 alle 16:00) e di non sospendere mai bruscamente o modificare la terapia senza aver prima consultato lo specialista o il medico di medicina generale.
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