Salute

La tecnica mininvasiva per correggere la scoliosi

Per raddrizzare la colonna vertebrale, un chirurgo americano ha messo a punto un intervento endoscopico che ha tempi di recupero più brevi rispetto all'operazione tradizionale

La scoliosi è una deviazione laterale e rotatoria della colonna vertebrale. La forma più comune (80% dei casi) è quella idiopatica, dovuta a un’alterazione genetica, e si manifesta con la pubertà. Nelle forme lievi, che sono la maggioranza, ginnastiche correttive e busti ortopedici riescono a bloccare la progressione della deformità.

«La chirurgia diventa indispensabile se la deviazione della colonna supera i 40 gradi e compromette la qualità della vita», spiega Salvatore Caserta, già primario della divisione di chirurgia vertebrale all’ospedale Gaetano Pini di Milano e coordinatore, insieme a Paolo Viganò, dell’équipe italiana di George Picetti, il chirurgo americano che ha operato la lettrice di OK (LEGGI LA SUA STORIA).

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L’ARTRODESI. L’intervento tradizionale per correggere la scoliosi si chiama correzione o artrodesi. In anestesia generale, si pratica un taglio lungo la schiena, viene scollata la muscolatura e si fissa la colonna raddrizzata, con due barre di titanio alle viti o uncini.

L’INTERVENTO ENDOSCOPICO. La tecnica mininvasiva messa a punto da George Picetti è riservata ai casi in cui la curva scoliotica primitiva sia unica e interessi il tratto dorsale. L’intervento viene effettuato con una forma particolare di anestesia generale detta a polmone collassato, cioè privato dell’aria.

«Il chirurgo pratica delle incisioni (in genere tre) di due-tre centimetri sul fianco, fra le costole, all’altezza dell’area mammaria», spiega Caserta. «Qui vengono inseriti dei trocar, tubicini attraverso cui si fa passare la luce e tutta la strumentazione chirurgica per raggiungere la colonna».

Per correggere la curva scoliotica dapprima si stabilizzano fra loro le vertebre interessate con frammenti di osso (chips) prelevati da una costola del paziente, poi vengono immesse nei corpi vertebrali delle viti a cui vengono fissate due barre in titanio o acciaio.

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LA RIABILITAZIONE. L’intervento endoscopico ha tempi di recupero inferiori rispetto alla chirurgia tradizionale: dopo due giorni si può tornare a muoversi liberamente e dopo qualche giorno (massimo quattro o cinque) si torna a casa. Per due-tre mesi si dovranno fare esercizi di ginnastica respiratoria, portando se necessario anche un bustino di stoffa. In quattro-sei mesi si riprende la vita normale, dopo un anno si può fare sport.

DOVE SI PUÒ FARE. Bisogna prendere accordi con l’équipe italiana, che opera in cliniche convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, con cui George Picetti collabora.
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