
La convinzione che il cancro sia una malattia dell’età avanzata sta rapidamente cambiando di fronte ai dati più recenti: a sempre più giovani adulti sotto i 50 anni vengono diagnosticati forme tumorali che un tempo si vedevano soprattutto nelle persone anziane. Questo fenomeno, definito nella letteratura scientifica come “early-onset cancer”, rappresenta oggi una delle principali sfide epidemiologiche e cliniche dell’oncologia moderna.
Secondo un’analisi pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute, l’incidenza del tumore del colon e del retto in persone sotto i 50 anni sta aumentando in modo costante e, se le tendenze attuali proseguono, potrebbe raddoppiare circa ogni 15 anni.
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I tumori più in crescita nei giovani
Questa crescita, osservata in molte aree del mondo, non riguarda solo il tumore del colon ma un gruppo più ampio di neoplasie gastro-intestinali, tra cui anche cancro gastrico, esofageo e pancreatico, che stanno emergendo più frequentemente nelle generazioni più giovani.
Questi cambiamenti epidemiologici sono all’origine di nuovi interrogativi anche per la prevenzione e la diagnosi precoce, perché le linee guida tradizionali per i programmi di screening oncologico, basate su età più avanzate, potrebbero non essere più adeguate in una realtà in evoluzione.
Screening e prevenzione: cosa si può fare
Consapevoli dell’aumento dei tumori prima dei 50 anni, organismi internazionali come il Consiglio d’Europa hanno già raccomandato di anticipare i programmi di screening oncologico, in particolare per i tumori del colon-retto e della mammella, per cogliere precocemente le neoplasie in popolazioni a rischio più giovane.
Anche in Italia diverse Regioni hanno avviato programmi pilota di screening precoce per il colon-retto, con l’obiettivo di intercettare lesioni precancerose o tumori in stadio iniziale prima che diventino più difficili da trattare.
Sul fronte clinico, strutture come il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma hanno intensificato il monitoraggio dei casi giovanili, osservando nella pratica quotidiana come questi tumori siano ormai una realtà consolidata e non più un’eccezione. Il Gemelli ha inoltre annunciato piani di sviluppo per l’oncologia che includono ricerca sui fattori di rischio emergenti, diagnostica integrata e sperimentazioni di nuovi trattamenti, dalla genomica e proteomica alla immunoterapia e ai big data, con l’obiettivo di migliorare la detectability e la gestione delle neoplasie “early-onset”.
Perché i tumori si manifestano sempre più presto?
Non esiste una sola causa nota alla base dell’aumento dei tumori giovanili, ma diverse ipotesi scientifiche stanno emergendo grazie alle ricerche più recenti. Uno dei fattori maggiormente considerati riguarda gli stili di vita moderni, tra cui diete ad alto contenuto di alimenti ultra-processati, obesità e sedentarietà, condizioni che sono spesso associate all’infiammazione cronica e a un rischio maggiore di tumori come quelli del colon e del pancreas.
Inoltre, alcuni studi suggeriscono che esposizioni ambientali precoci, come quelle a tossine batteriche che interferiscono con il DNA delle cellule intestinali, possano predisporre allo sviluppo di cancro in età adulta. Ad esempio, mutazioni legate alla colibactina, una tossina prodotta da alcuni ceppi di Escherichia coli, risultano più comuni nei tumori del colon di adulti molto giovani rispetto a quelli diagnosticati in persone anziane, evidenziando il ruolo potenziale di fattori microbiologici e ambientali nella carcinogenesi.
Anche l’alimentazione nella prima infanzia e nell’adolescenza, così come lo sviluppo di un microbiota intestinale sano, viene oggi considerata fondamentale: le prime fasi di vita influenzano infatti in modo duraturo le risposte immunitarie e metaboliche dell’organismo.
Guardare al futuro: ricerca e innovazione
Oltre alla prevenzione e allo screening, la ricerca sta esplorando anche nuove strade per comprendere meglio perché questi tumori compaiono sempre più in anticipo. L’uso dei big data clinici e delle tecnologie multiomiche per integrare dati genetici, metabolici e ambientali può aiutare a identificare segnali precoci di rischio e a sviluppare strategie di medicina di precisione.
La comprensione del microbioma intestinale, dei meccanismi molecolari sottostanti e delle interazioni tra fattori genetici e ambientali potrebbe aprire la strada a nuovi interventi preventivi e terapeutici, mirati non solo alle popolazioni a rischio, ma anche adattati alle caratteristiche individuali di ciascun paziente.
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