Alimentazione

La dieta infallibile: masticare venti volte ogni boccone

Mangiare in tutta flemma può aiutare a tenere a freno gli eccessi alimentari. Ecco tutto quello che suggeriscono gli esperti

È una delle più classiche raccomandazioni che si fanno a tavola ai bambini: «Non ti ingozzare». E la gola, nel senso dell’ingordigia, è uno dei sette peccati capitali. Ora anche la scienza convalida, dati alla mano, una regola di bon ton e uno dei precetti della Chiesa: trangugiare le pietanze è un’abitudine contraria ai ritmi della digestione e all’arte culinaria. Ma non basta: mangiare in fretta raddoppia addirittura le possibilità di diventare sovrappeso. Lo ha rivelato uno studio giapponese, pubblicato sul British medical journal.

Studiate 3.000 persone

I ricercatori dell’Università di Osaka hanno studiato le consuetudini alimentari di oltre 3mila persone (gli uomini erano 1.100 e le donne 2.160) fra i 30 e i 69 anni, per tre anni. L’indagine ha mostrato che gli ingordi (il 45% degli uomini e il 36% delle donne del campione) avevano un indice di massa corporea di molto superiore agli altri e correvano perciò un rischio obesità tre volte più degli altri.

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Un metodo per saziarsi

Volete perdere qualche chilo? Cominciate dandovi una calmata quando vi mettete a pranzo. Masticate a lungo, circa venti volte ogni boccone. Se ci pensate è anche un fatto culturale: come insegna il movimento Slow food, la lentezza a tavola è il requisito primo per gustare i piaceri del cibo. Ma qual è la spiegazione scientifica che correla il mangiare piano alla linea? «Prima che, dallo stomaco, arrivino al cervello i segnali di sazietà passano, in genere, all’incirca venti minuti dal momento in cui si inizia a mangiare», nota la nutrizionaista Carla Favaro, docente a contratto all’Università Milano Bicocca. «Masticare in tutta flemma può aiutare a tenere a freno gli eccessi alimentari».

Se invece ci si ingozza a ritmi vertiginosi con il piattone di spaghetti, poi si sbaferà anche secondo, contorno e dessert, pure se la pancia è piena.

Regolarsi a pranzo

E andiamo alla pratica. Non si ha molto tempo da dedicare al pranzo, incastrato nella pausa lavoro? «La prima colazione diventerà più ricca e nella giornata si aggiungeranno due spuntini (a metà mattina e a merenda), a base di yogurt o frutta, gustati piano piano», continua Favaro. Così il pasto di mezzogiorno potrà essere più leggero, magari con portate ridotte ma mangiate in pace.

Frutta, non succhi

Meglio una spremuta o un’arancia? Il succo si beve in fretta, mentre per consumare gli spicchi ci si mette più tempo. Il luogo? Quello in cui ci si sente a proprio agio. La compagnia? Da evitare i colleghi che tamburellano con le dita perché sono al caffè mentre voi siete fermi al secondo.

Il trucco delle posate

Un trucco? Ricordatevi di appoggiare le posate sul piatto dopo ogni boccone. Le abitudini, si sa, sono dure a morire. Ma si può imparare a mangiare con lentezza. La regola è prestare attenzione a ciò che si sta facendo, concentrarsi sul cibo e soprattutto sul suo sapore. Niente discussioni accese, letture di giornali o televisione mentre si è a tavola. Bisogna educarsi a vivere pranzo e cena come un rito, come un piccolo inno alla vita.

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