
I vaccini possono contribuire a un invecchiamento biologico più lento e sano? Una nuova ricerca dedicata al vaccino contro l’herpes zoster, noto anche come fuoco di Sant’Antonio, suggerisce che la risposta potrebbe essere sì.
Secondo uno studio pubblicato sui Journals of Gerontology, la vaccinazione contro l’herpes zoster non solo riduce il rischio di sviluppare questa dolorosa infezione, ma sembra anche posticipare alcuni processi biologici tipici dell’invecchiamento. Già una ricerca precedente aveva dimostrato che lo stesso vaccino diminuiva anche il rischio di essere colpiti da infarto.
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Lo studio: chi era vaccinato era biologicamente più giovane
La ricerca ha coinvolto circa 3.800 persone di età pari o superiore ai 70 anni, attingendo ai dati del U.S. Health and Retirement Study, uno dei più ampi database sanitari e sociali dedicati alla popolazione anziana.
I ricercatori della University of Southern California hanno confrontato individui vaccinati e non vaccinati contro l’herpes zoster, valutando come la vaccinazione avesse influenzato diversi indicatori di invecchiamento biologico, a parità di età e condizioni di salute.
Il risultato: chi era vaccinato mostrava un invecchiamento biologico più lento rispetto ai coetanei non vaccinati.
Cos’è l’herpes zoster e perché colpisce soprattutto gli anziani
Il fuoco di Sant’Antonio è causato dalla riattivazione del virus della varicella-zoster, lo stesso che provoca la varicella e che rimane latente nell’organismo per decenni.
La malattia colpisce soprattutto:
- anziani,
- persone con sistema immunitario indebolito.
Si manifesta con una eruzione cutanea dolorosa, spesso localizzata su torace o regione lombare, accompagnata da un dolore intenso che può persistere per mesi sotto forma di nevralgia post-erpetica.
Il vaccino contro l’herpes zoster: non solo prevenzione della malattia
In Italia e in molti altri Paesi, la vaccinazione contro l’herpes zoster è raccomandata e offerta alle persone over 65 e a soggetti a rischio per patologie croniche.
Secondo questo studio, però, i benefici del vaccino potrebbero andare oltre la prevenzione dell’infezione, influenzando meccanismi profondi legati alla salute dell’organismo nel tempo.
Cos’è l’invecchiamento biologico (e perché è diverso da quello anagrafico)
L’invecchiamento biologico non coincide sempre con l’età anagrafica. Indica piuttosto lo stato di salute reale di cellule, tessuti e organi, riflettendo l’efficienza dei meccanismi di riparazione e difesa dell’organismo.
Una persona può avere 70 anni anagrafici ma un invecchiamento biologico più “giovane” o più “avanzato”, a seconda di fattori come:
- infiammazione cronica,
- funzionamento del sistema immunitario,
- salute cardiovascolare,
- integrità del sistema nervoso.
I sette parametri analizzati dai ricercatori
Per valutare l’invecchiamento biologico, gli autori dello studio hanno preso in esame sette indicatori chiave:
- Livelli di infiammazione di base,
- Immunità innata, cioè la capacità generale di difesa dalle infezioni,
- Immunità adattativa, la risposta a patogeni già incontrati o ai vaccini,
- Flusso sanguigno nel cuore e nei vasi,
- Neurodegenerazione,
- Cambiamenti epigenetici, ovvero il modo in cui i geni vengono attivati o silenziati,
- Cambiamenti trascrittomici, legati alla produzione di RNA e proteine.
Meno infiammazione e invecchiamento più lento nei vaccinati
I partecipanti vaccinati contro l’herpes zoster mostravano:
- minori livelli di infiammazione cronica,
- un invecchiamento epigenetico e trascrittomico più lento.
Secondo i ricercatori, riducendo la riattivazione del virus e l’infiammazione di fondo, il vaccino potrebbe indirettamente proteggere da processi dannosi associati all’infiammazione cronica, come:
- malattie cardiovascolari,
- declino cognitivo.
Un dato particolarmente interessante è che l’effetto sembrava durare nel tempo: anche chi era stato vaccinato da quattro anni o più mostrava ancora un invecchiamento biologico più lento rispetto ai non vaccinati.
Cosa significa (e cosa non significa) questo studio
Lo studio non dimostra che il vaccino “ringiovanisca”, ma suggerisce che la prevenzione delle infezioni e dell’infiammazione cronica potrebbe contribuire a un invecchiamento più sano.
Si tratta di un’ulteriore conferma del ruolo dei vaccini non solo nella prevenzione delle malattie infettive, ma anche nella protezione della salute a lungo termine.




