
L’asma grave è una forma complessa di malattia respiratoria che può compromettere in modo significativo la qualità di vita, soprattutto quando non risponde alle terapie standard. L’uso ripetuto di cortisone sistemico, spesso necessario per controllare le riacutizzazioni, espone i pazienti a importanti effetti collaterali anche in età giovane.
Per capire cos’è davvero l’asma grave, quando sospettarla e quali sono le nuove opportunità terapeutiche, abbiamo intervistato la dottoressa Mona Rita Yacoub, responsabile del Centro multidisciplinare avanzato Asma, Allergie alimentari e Farmaci dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ricercatrice di Medicina interna all’Università Vita-Salute San Raffaele.
In questo articolo
Dottoressa Yacoub, che cos’è l’asma grave?
L’asma grave è una malattia asmatica nella quale il paziente non ha una risposta adeguata ai trattamenti standard per l’asma. Parliamo soprattutto di terapie inalatorie croniche, che vengono assunte tutti i giorni, e di altri farmaci antinfiammatori utilizzati nel trattamento dell’asma.
L’asma diventa grave nel momento in cui il paziente non risponde a questi trattamenti e presenta riacutizzazioni frequenti che lo portano ad assumere cortisone per via sistemica in modo ricorrente. Questo espone il paziente a una serie di complicazioni legate proprio all’uso e all’abuso del cortisone sistemico.
Perché in alcuni pazienti l’asma diventa grave?
Le traiettorie dell’asma sono molto complesse. Non sempre si tratta di pazienti asmatici dall’infanzia che peggiorano nel tempo. Esistono fenotipi di asma che esordiscono direttamente in età adulta e che si manifestano fin da subito in modo aggressivo, con una scarsa risposta ai trattamenti standard. In questi casi è fondamentale studiare il paziente in modo approfondito, analizzando biomarcatori nel sangue, test di funzionalità respiratoria e la presenza di comorbidità. Tutti questi elementi ci aiutano a capire se il paziente è ad alto rischio di asma grave o se, invece, ha caratteristiche che rendono la malattia più facilmente controllabile.
Quali sono i principali effetti collaterali di una terapia cortisonica prolungata?
Uno degli effetti più frequenti e temuti è sicuramente l’osteoporosi. Il cortisone ha un effetto cumulativo: un singolo ciclo non è un problema, ma l’uso ripetuto nel tempo sì, soprattutto nelle malattie croniche come l’asma, che è un’infiammazione cronica delle vie aeree. Quando il cortisone viene utilizzato più volte all’anno e per molti anni, oltre all’osteoporosi possono comparire aumento della pressione arteriosa, diabete, cataratta e altre complicanze.
Il cortisone può causare aumento di peso?
Sì, non è una leggenda metropolitana. Il cortisone può causare ritenzione idrica e quindi portare a un aumento di peso, soprattutto quando i cicli sono lunghi e ripetuti. Questo effetto collaterale si osserva soprattutto nei trattamenti protratti nel tempo.
Parliamo quindi di terapie di mesi o anni, non di pochi giorni
Esatto. Parliamo di mesi, spesso di cicli ripetuti più volte all’anno. Alla lunga questo porta a effetti collaterali che di solito sono tipici dell’età avanzata, ma che invece compaiono in persone giovani.
Il problema è che l’asma grave può esordire anche in età adulta. Se un paziente sviluppa asma grave a 45 anni, può trovarsi a dover assumere due, tre o quattro cicli di cortisone all’anno per decenni. L’effetto del cortisone si somma nel tempo e porta a complicanze già a 55 anni, in un’età in cui la persona dovrebbe essere in buona salute.
Curare asma grave: che ruolo ha il centro multidisciplinare?
L’approccio multidisciplinare è fondamentale, perché l’asma è spesso associata a molte comorbidità. Molti pazienti sono atopici, cioè presentano allergie a pollini, acari o altri allergeni, e hanno disfunzioni della barriera che favoriscono altre patologie.
Tra le comorbidità più frequenti ci sono la rinosinusite cronica (con o senza polipi), l’esofagite eosinofila, le apnee notturne, il reflusso gastroesofageo. Se queste condizioni non vengono trattate, l’asma non migliora.
Per definire correttamente un’asma come grave, dobbiamo essere certi di aver gestito anche tutte le comorbidità.
Quali specialisti sono coinvolti nel percorso di cura?
La collaborazione con altri specialisti è essenziale: l’otorinolaringoiatra, il gastroenterologo, il pneumologo. Solo dopo aver trattato le comorbidità e verificato che il paziente non è controllato con la terapia standard, possiamo passare al secondo livello di trattamento.
È qui che entrano in gioco i farmaci biologici, che hanno davvero cambiato la vita dei pazienti con asma grave, perché agiscono su meccanismi infiammatori specifici e riducono le riacutizzazioni e il bisogno di cortisone.
Curare asma grave: quindi la diagnosi è il punto chiave
Assolutamente sì. Il paziente deve essere studiato a 360 gradi. Oggi non guardiamo più l’asma solo come una malattia ostruttiva dei bronchi, ma analizziamo il tipo di infiammazione presente nelle vie aeree, perché è questo che guida la scelta terapeutica.
Se non trattiamo correttamente le comorbidità, rischiamo di definire “grave” un’asma che non lo è. Solo dopo una diagnosi accurata possiamo candidare il paziente a terapie avanzate, che sono molto efficaci ma anche costose per il Servizio Sanitario Nazionale.
Come viene seguito il paziente nel tempo?
All’inizio il follow-up è ravvicinato: il primo mese, poi dopo tre mesi. Se il paziente risponde bene, possiamo allungare i controlli fino a sei mesi o un anno.
La frequenza del follow-up viene sempre personalizzata in base alla risposta alla terapia e alle necessità del singolo paziente.
Ci sono nuove terapie in arrivo per l’asma grave?
Sì, l’ambito dell’asma grave è estremamente dinamico. Oggi abbiamo già cinque farmaci biologici a disposizione, ma sono in arrivo molte nuove molecole.
Alcune avranno una durata d’azione molto più lunga, con somministrazioni ogni sei mesi, e sono in fase di studio anche nuove vie di somministrazione.
È un momento molto favorevole per i pazienti, perché l’asma grave è una malattia eterogenea e oggi possiamo offrire terapie sempre più personalizzate, già dalla fase diagnostica.




