Benessere

L’arte (anche digitale) fa bene alla salute: 5 benefici delle mostre immersive su mente e relazioni

Lontane dal tradizionale modello museale sono le preferite dai giovani per avvicinarsi alla cultura e studi recenti confermano benefici concreti alla salute

Vi piace passeggiare tra quadri e sculture nei musei? Se la risposta è sì, probabilmente non appartenete più alla fascia dei giovanissimi. Per loro, infatti, il mondo dell’arte ha un linguaggio diverso: digitale, meglio ancora se interattivo. Le mostre immersive stanno oggi conquistando sempre più pubblico e, sorprendentemente, non solo offrono un nuovo modo di vivere l’arte, ma portano anche benefici concreti alla salute.

Mostre immersive: quanti visitatori attirano?

I giovani non frequentano le mostre tradizionali ma preferiscono altri tipi di esperienze culturali. Secondo uno studio del Department for Digital, Culture, Media & Sport del Regno Unito, solo il 18,44% dei visitatori di musei tradizionali ha tra i 16 e i 24 anni. In Spagna, il Ministerio de Cultura y Deporte riporta che solo il 33,51% dei visitatori rientra nella fascia 15-24 anni. C’è chi pensa che Internet, il metaverso e la realtà virtuale allontanino i ragazzi dalla cultura. In realtà, le mostre immersive sembrano fare proprio il contrario.

Esempi di mostre immersive

Una ricerca promossa da Fever e Exhibition Hub mostra come GenZ e Millennial preferiscano questa modalità, con picchi del 35% nella fascia 35-44 anni, mentre i visitatori over 45 continuano a preferire le esposizioni tradizionali. Ne sono un esempio mostre come Monet – The Immersive Experience, allo Spazio Ventura di Milano, che attirano un pubblico giovane grazie a linguaggi più accessibili e coinvolgenti. Ma la domanda che si sono fatti in molti è: anche in formato digitale fa bene?

L’arte in forma digitale fa bene?

La risposta è sì. L’arte, anche in forma digitale, fa bene alla salute. Uno studio del King’s College di Londra ha dimostrato che ammirare opere d’arte può avere effetti positivi sul sistema immunitario, ormonale e nervoso. Le mostre immersive portano tutto questo a un livello successivo: coinvolgono il corpo e la mente, spingono a esplorare, interagire e sentirsi parte dell’opera.

Mostre immersive: i benefici concreti alla salute

Avvicinano i giovani all’arte

Le mostre immersive sfruttano contenuti interattivi e tecnologie digitali, come realtà aumentata, realtà virtuale e mapping video, per stimolare la curiosità e l’apprendimento. Dal punto di vista neuroscientifico, quando un individuo interagisce attivamente con un contenuto culturale, vengono attivate aree cerebrali legate all’attenzione, alla memoria e alla motivazione (come la corteccia prefrontale e l’ippocampo).

Studi di psicologia educativa dimostrano che l’apprendimento esperienziale e multisensoriale aumenta la fidelizzazione delle informazioni rispetto alla fruizione passiva, rendendo l’arte più accessibile alle nuove generazioni abituate a contenuti veloci e digitali.

Favoriscono la condivisione

Le esperienze immersive producono ricordi emotivamente intensi, più facili da raccontare e da condividere, aspetto fondamentale per le nuove generazioni. Secondo studi di psicologia sociale, le esperienze condivise attivano il sistema mirroring del cervello, aumentando empatia e senso di comunità. Inoltre, la narrazione visiva e il carattere interattivo dell’esperienza incoraggiano discussioni tra amici, gruppi scolastici o comunità online: la conoscenza non viene solo ricevuta, ma anche messa in relazione con il vissuto altrui.

Coinvolgono corpo e mente

Le mostre immersive integrano stimoli visivi, uditivi e, talvolta, tattili o olfattivi, attivando più vie sensoriali contemporaneamente. Questo tipo di stimolazione multisensoriale è noto per aumentare la capacità del cervello di creare nuove connessioni neurali. Studi neuroscientifici dimostrano che le esperienze che combinano movimento, percezione e interazione aumentano la consolidazione della memoria e migliorano l’attenzione sostenuta.

Creano partecipazione emotiva

Quando il visitatore diventa protagonista dell’opera, si attivano meccanismi di identificazione e risonanza emotiva. Le neuroscienze mostrano che l’osservazione empatica e l’interazione con ambienti stimolanti attivano il sistema limbico e il circuito dopaminergico, responsabili di emozioni positive e motivazione. Questo fenomeno, chiamato embodied cognition, implica che il corpo “vive” l’esperienza, facilitando processi di introspezione e connessione con il significato simbolico dell’arte. In altre parole, l’arte immersiva genera un coinvolgimento emotivo diretto e trasformativo, più intenso di quello prodotto da un museo tradizionale.

Migliorano l’umore e riducono lo stress

La partecipazione attiva e l’interazione multisensoriale nelle mostre immersive stimolano il sistema parasimpatico, associato al rilassamento. Studi di psicologia e neuroscienze evidenziano che l’esposizione ad ambienti estetici stimolanti aumenta la produzione di serotonina e dopamina, migliorando il tono dell’umore e favorendo regolazione emotiva. Inoltre, più c’è immersione e concentrazione più si riduce ansia e tensione. In pratica, vivere l’arte in modo attivo diventa un “antidoto naturale” allo stress quotidiano.

Simona Cortopassi

Classe 1980, è una giornalista iscritta all’Ordine regionale della Lombardia. Toscana d’origine, vive a Milano e collabora per testate nazionali, cartacee e web, scrivendo in particolare di salute e alimentazione. Ha un blog dedicato al mondo del sonno (www.thegoodnighter.com) che ha il fine di portare consapevolezza sull’insonnia.
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