Salute

Allenarsi tanto permette di bere più alcolici?

Uno studio norvegese indaga sul rapporto tra fitness e alcol

Allenarsi tanto può permetterci qualche bicchiere di alcol in più? Una ricerca norvegese prova a rispondere con i numeri, e la risposta è più interessante, e più scomoda, di quanto sembri.

Allenarsi tanto permette di bere di più? Cosa dice lo studio norvegese

Dopo le feste è una domanda comune: se faccio molto sport, posso concedermi qualche bicchiere in più?
Uno studio norvegese di grandi dimensioni prova a rispondere con i dati, e la risposta è meno rassicurante di quanto si pensi.

La ricerca si basa sullo studio HUNT, uno dei più ampi studi di popolazione in Europa. I ricercatori hanno seguito 24.853 adulti sani per oltre 16 anni, osservando come cambiavano nel tempo consumo di alcol e fitness cardiorespiratoria, e come questi fattori influenzassero il rischio di morte.

Alcol e fitness: cosa hanno analizzato i ricercatori

I partecipanti sono stati valutati in due momenti a distanza di circa 10 anni (1995–97 e 2006–08).
In particolare, lo studio ha considerato:

  • Consumo di alcol: astemi, consumo entro i limiti (fino a 140 g a settimana per gli uomini e 70 g per le donne) oppure sopra i limiti
  • Fitness cardiorespiratoria: stimata con un modello validato.

L’obiettivo era capire se iniziare a bere, bere di più o smettere, insieme ai cambiamenti nella forma fisica, avesse un impatto sulla mortalità per tutte le cause.

Primo risultato: aumentare l’alcol aumenta il rischio di morte

Il primo messaggio è chiaro: bere di più non conviene. Chi aumentava il consumo di alcol nel tempo mostrava un rischio di mortalità più elevato, anche se restava entro i limiti consigliati.

Un punto importante spesso frainteso: “entro i limiti” non significa “senza rischi”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che, soprattutto per il cancro, non esiste una soglia di consumo di alcol completamente sicura.

La fitness conta almeno quanto l’alcol (se non di più)

Il dato più forte dello studio riguarda la fitness cardiorespiratoria. Essere nel gruppo unfit si associa a un rischio di morte più alto anche se non si beve alcol.

Gli astemi con bassa fitness avevano un rischio di mortalità superiore del 65% rispetto a chi era astemio ma in buona forma fisica. Questo perché la fitness è un indicatore profondo di salute cardiovascolare, metabolica e infiammatoria.

In altre parole: non bere non basta se si è sedentari.

Allenarsi cancella i danni dell’alcol? No, ma può attenuarli

Il terzo messaggio è il più delicato: l’attività fisica non annulla gli effetti negativi dell’alcol, ma in parte può ridurne l’impatto sulla mortalità.

Tra le persone che mantenevano una buona fitness, le differenze di rischio legate ai cambiamenti nel consumo di alcol risultavano meno marcate.
C’è però un’eccezione importante: iniziare a bere aumenta comunque il rischio, anche se si è allenati.

Come interpretare questi dati senza equivoci

Il messaggio finale non è “vado in palestra e posso bere quanto voglio”.
La lettura corretta è questa:

  • Meno alcol è meglio
  • Migliore è la fitness, maggiore è la probabilità di vivere a lungo

La buona notizia è che migliorare la fitness è spesso più semplice di quanto sembri. Non serve diventare atleti: è sufficiente un’attività fisica regolare e moderatamente intensa, capace di aumentare il respiro, come:

  • camminata veloce
  • bicicletta
  • nuoto
  • salite
  • esercizi a intervalli adattati all’età

Se l’obiettivo è la longevità, le leve su cui agire sono due. Ridurre l’alcol e non restare nel gruppo dei meno allenati. La seconda, per molti, è quella più concreta e subito alla portata.

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Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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