Benessere

Gli animali domestici possono trasmetterci le infezioni?

È un rischio che si previene facilmente rispettando le norme igieniche e prendendosi cura dei pet

L’allarme era scattato la scorsa primavera. Quando si era temuto che anche cani e gatti potessero trasmetterci il coronavirus causa del Covid-19. Rischio che, poi, la scienza ha escluso categoricamente. Ma resta il fatto che il tema delle zoonosi – le malattie, provocate da microrganismi, parassiti o funghi, trasmesse naturalmente dagli animali all’uomo – riguarda anche gli amici a quattro zampe o piumati che condividono le nostre vite.

Intendiamoci, quanto a passaggio di virus e batteri «è sicuramente più pericoloso il contatto tra esseri umani», tiene a precisare Nicola Decaro, professore ordinario di malattie infettive degli animali presso il dipartimento di medicina veterinaria dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. «Perché la maggior parte degli agenti patogeni che albergano in cani e gatti infettano solo cani e gatti. Tuttavia alcuni possono essere trasferiti anche all’uomo».

Gruppo San Donato

Rabbia

La zoonosi degli animali d’affezione più importante è la rabbia. È causata da un virus – un Lyssavirus a RNA della famiglia Rhabdoviridae – che riconosce come serbatoi dell’infezione il cane e i carnivori selvatici. Dopo averne infettato il sistema nervoso, è presente nella loro saliva ancora prima della comparsa dei sintomi e si può trasmettere all’essere umano attraverso il morso.

L’infezione si diffonde al midollo spinale e al cervello. Dopo un periodo d’incubazione variabile dalle tre alle otto settimane può provocare, tra gli altri sintomi, agitazione motoria, allucinazioni e idrofobia, cioè avversione all’acqua dovuta a dolorose contrazioni spasmodiche della laringe e della faringe. Senza interventi terapeutici quasi sempre porta alla morte per paralisi respiratoria.

Il vaccino per la rabbia

«È pero disponibile un vaccino molto efficace. Che, caso più unico che raro nel campo dell’immunologia, può essere somministrato anche nei primissimi giorni post-contagio», sottolinea il virologo veterinario. «Grazie al fatto che il virus progredisce lentamente nell’organismo, ci si può precauzionalmente sottoporre a un ciclo che comprende dalle tre alle cinque somministrazioni ravvicinate di vaccino e siero immune. Va iniziato entro la prima settimana successiva alla morsicatura».  

In Italia l’ultimo caso di rabbia autoctona risale al 1968. Ma tra il 2008 e il 2011 si è registrata un’epidemia nel Nord-Est dovuta all’arrivo di volpi infette dalla Slovenia e dalla Croazia. Poi risolta con una campagna vaccinale. Attualmente il nostro Paese è indenne dalla rabbia. Tuttavia il pericolo arriva dall’estero. «In alcune aree del mondo, come Nord Africa, India e Messico, mete turistiche predilette da tanti italiani (Covid-19 permettendo)», sottolinea Decaro, «vi sono decine di migliaia di casi di rabbia urbana. Ciclo di cui proprio il cane è il responsabile. Così i rari casi di questa malattia infettiva acuta nell’uomo in Italia sono tutti d’importazione. Cioè riguardano persone morse dagli animali durante le vacanze. Un fenomeno, purtroppo, sottovalutato». 

Animali domestici e infezioni: la toxoplasmosi

Serbatoio naturale del Toxoplasma gondii, il protozoo che causa la toxoplasmosi, è, invece, il gatto. «La modalità principale attraverso la quale l’uomo s’infetta», spiega l’accademico barese, «è l’ingestione di alimenti contaminati dalle oocisti. In pratica le uova del parassita. Si formano durante il ciclo intestinale nel felino e, poi, attraverso le feci si disperdono nell’ambiente». Qui possono contaminare l’acqua e le verdure che mangiamo direttamente noi. Oppure che mangiano i bovini e altri erbivori, «ospiti intermedi nei quali», continua Decaro, «il protozoo va a formare cisti nei muscoli. Se queste carni finiscono crude o poco cotte sulle nostre tavole, possono dare luogo all’infezione, che nella maggior parte dei casi decorre nell’uomo in maniera totalmente asintomatica.

Tuttavia la toxoplasmosi è pericolosa per gli immunodepressi (i pazienti con Hiv, ad esempio), qualche volta per i bambini, ma soprattutto per le donne in gravidanza. Nelle future mamme il Toxoplasma raggiunge il feto e può causare aborto o malformazioni fetali molto gravi. Come idrocefalia o cecità. Per questo la donna incinta, se negativa all’esame sierologico, deve evitare la carne cruda. Una volta anche il latte bovino crudo, ma oggi si fa ricorso solo a prodotti pastorizzati o sottoposti a trattamento UHT. E lavare molto bene le verdure che consuma».

Attenzione a graffi e morsi del gatto

Quando il gatto ha le orecchie basse e appiattite è impaurito, sulla difensiva, e potrebbe rispondere con una zampata o un morso a chi prova ad accarezzarlo. La reazione del micio potrebbe provocare nell’incauto essere umano la malattia da graffio del gatto (cat scratch disease, CSD).

«Sotto le unghie e nella cavità orale del felino», interviene il virologo veterinario, «possono albergare diversi patogeni. In genere batteri appartenenti al genere Bartonella (principalmente Bartonella henselae). Attraverso il graffio o la morsicatura profondi possono penetrare nella cute dell’uomo. Perlopiù danno origine solo a un’infiammazione purulenta di tipo locale. Ma in alcuni casi causano forme che vanno dalle febbrili alle setticemiche nei pazienti immunodepressi. Pertanto, se si è avuto a che fare con gli artigli o le zanne di un gatto, è sempre bene assumere antibiotici a largo spettro per scongiurare la replicazione dei batteri».

La babebiosi e l’anaplasmosi

Gli agenti patogeni possono trasferirsi da cane e gatto all’uomo anche attraverso vettori. Come le zecche, artropodi che si nutrono di sangue e non hanno preferenze sugli organismi da infettare. Possono attaccarsi a diverse specie di animali.

«Tra i microrganismi che più comunemente infettano i pet e poi possono essere veicolati dalle zecche sull’uomo sono pericolosi Babesia e Anaplasma», puntualizza Decaro. La prima è il protozoo che, infettando i globuli rossi, determina la babebiosi. Si tratta di una malattia sporadica in Europa (ma non nel Nord-Est degli Stati Uniti) che dà sintomi simil-influenzali. Pericolosa per gli anziani, i pazienti immunocompromessi, con patologie renali o epatiche. Il secondo è il batterio responsabile dell’anaplasmosi. Che provoca febbre, brividi, dolori muscolari, cefalea e una sensazione diffusa di malessere. Le zecche sono attive tra marzo e ottobre, con picchi durante la stagione estiva. E possono annidarsi ovunque. Comprese le cucce degli animali e la casa (dentro i mobili, dietro il battiscopa, nelle cavità delle tapparelle…).

Animali domestici e infezioni: la leishmaniosi

cane infezioni

Con i flebotomi, insetti assai diffusi nei climi mediterranei, tropicali o subtropicali, viaggia, invece, Leishmania infantum. Si tratta del protozoo causa della leishmaniosi, che trova nel cane il suo serbatoio naturale. In Italia stiamo assistendo a una crescente endemizzazione della leishmaniosi canina. Tramite un processo infiammatorio compromette la capacità filtrante dei reni, determinando sul medio-lungo periodo un’insufficienza renale cronica che costituisce la più frequente causa di decesso dell’animale malato.

Sintomi con cui si può manifestare

Nell’uomo, al quale viene saltuariamente trasmessa, la leishmaniosi clinica provoca sintomi diversi a seconda della progressione dei patogeni nell’organismo e della specie di Leishmania coinvolta. Una lesione cutanea ben delimitata se restano localizzati nei pressi della puntura dell’insetto, cioè nella pelle (leishmaniosi cutanea). Lesioni alle mucose del naso e della bocca con alterazioni del volto anche dopo anni se arrivano a interessare le mucose (leishmaniosi mucocutanea). Febbre irregolare, ingrossamento di fegato, linfonodi e milza e aumento abnorme della concentrazione nel sangue delle gammaglobuline quando colpiscono alcuni organi interni (leishmaniosi viscerale o kala azar). Quest’ultima forma è causata proprio da Leishmania infantum. «Manifestazioni cliniche», precisa Decaro, «che si possono riscontrare nelle persone fragili. Soprattutto i pazienti con HIV, e a volte nei bambini».

Nelle forme meno gravi è possibile che la malattia si risolva spontaneamente. Mentre in altre è necessario ricorrere ai trattamenti farmacologici. «In realtà», constata il docente di malattie infettive degli animali, «esiste anche un vaccino per la profilassi nel cane di questa zoonosi. Ma non è estremamente efficace, poiché non impedisce l’infezione, cioè non elimina il ruolo di serbatoio del cane. Riduce solo la comparsa dei sintomi clinici nell’animale». 

Sindromi da larva migrans

All’ingestione accidentale delle uova di nematodi intestinali (vermi rotondi dell’intestino), espulse dal pet con le feci, si devono le malattie parassitarie conosciute come sindromi da larva migrans. «Uova», prosegue Decaro, «dalle quali schiudono larve che compiono una complessa migrazione nel corpo umano, durante la quale possono causare processi infiammatori gravi anche se sporadici. A livello cutaneo gli ancilostomi e livello degli organi interni gli ascaridi. Questi ultimi assai comuni in cani e gatti. Da qui l’importanza della cosiddetta sverminazione dell’animale nelle prime settimane dopo la nascita. Maggiormente a rischio sono i bambini, che possono venire a contatto con le uova giocando nei parchi».

Animali domestici e infezioni: rogna e tigna

Sia toccando il pet infestato sia per contatto con oggetti contaminati si possono trasmettere la tigna e la rogna. La prima è una micosi cutanea causata da funghi microscopici (generi Microsporum e Trichophiton). Che «in genere», nota l’esperto, «provocano dermatiti localizzate da trattare con specifiche terapie antimicotiche». I nostri pet spesso sono portatori sani, mentre in altri casi la tigna dà origine a lesioni con perdite di pelo a forma rotondeggiante. Gli acari sono, invece, i responsabili della rogna. Nel cane ne esistono diverse tipologie. Ma l’unica a noi trasmissibile è la rogna sarcoptica. Dovuta al Sarcoptes scabiei, l’artropode che dà origine alla patologia conosciuta con il nome di scabbia. Sulla nostra cute si manifesta con una dermatite diffusa, risolvibile in breve tempo con una cura farmacologica. Imparentato con l’acaro canino è il Notoedres cati. Responsabile della rogna notoedrica, la scabbia dei gatti, anche questa importabile nell’uomo.

Leptospirosi

La leptospirosi, malattia batterica che si diffonde tramite la contaminazione di acqua e suolo da parte delle urine degli animali infetti, è considerata una zoonosi minore per quanto riguarda i nostri pet. «Il cane», conferma Decaro, «ha leptospire meno aggressive nei confronti dell’uomo di quelle che interessano altre specie animali».

Infezione da Capnocytophaga (rarissima)

Esistono, poi, zoonosi molto rare o addirittura oggi quasi scomparse. Come, per esempio, l’infezione da Capnocytophaga. «Un batterio», osserva il professore, «che alberga normalmente nella bocca di cane e gatto e può essere trasferito all’uomo attraverso il morso. Normalmente non causa problemi all’uomo. Ma in particolari pazienti immunodepressi o diabetici può instaurare una setticemia».

A fine 2019 aveva fatto notizia il caso rarissimo di un 63enne tedesco morto in seguito all’infezione contratta dal suo cane mediante lambitura. I sintomi riportati erano inizialmente simili a quelli dell’influenza. Ma poi sono sopraggiunte complicazioni gravi con problemi alla pelle (ecchimosi, scolorimento e necrosi), setticemia e morte. 

Echinococcosi

L’echinococcosi è, invece, dovuta a un cestode (verme piatto) del cane. Le cui uova – o, meglio, le proglottidi gravide – vengono espulse con le feci del quattrozampe e possono infettare l’uomo e gli animali erbivori (ruminanti e suini) attraverso la contaminazione dell’acqua e delle verdure consumate. «Negli organi interni di questi ospiti intermedi», spiega Decaro, «si sviluppano, così, grandi cisti all’interno delle quali si formano da migliaia a milioni di forme larvali. Questo, ovviamente, comporta una grave compromissione d’organo e per l’uomo l’unica terapia valida è la chirurgia». Il rischio di contrarre questa patologia, però, è bassissimo. Per il fatto che le norme igienico-sanitarie dei Paesi industrializzati sconsigliano di dare da mangiare ai cani pezzi di fegato o polmone crudi degli animali macellati. Che, se infetti, porterebbero alla replicazione del ciclo biologico parassitario.

Chlamydia

Cani e gatti, però, non sono i nostri unici coinquilini. Tra i possibili portatori di malattie a trasmissione umana, Decaro segnala in particolare gli uccelli da compagnia. Tramite un contatto diretto con le urine, le feci, le uova o le piume, possono trasmetterci un batterio della famiglia delle clamidie, Chlamydia psittaci. Presente soprattutto nei pappagalli ma anche nei canarini, che causa la psittacosi, una volta denominata non a caso ornitosi. Una simil-influenza caratterizzata nelle forme più gravi dalla polmonite. Il trattamento è a base di antibiotici. 

Come evitare le infezioni

Le malattie trasmissibili non devono destare preoccupazioni nei proprietari di pet, purché seguano alcune semplici regole di prevenzione.

La prima è non abbandonare gli animali. Oltre a essere un atto crudele, favorisce il randagismo, un fenomeno che contribuisce fortemente alle zoonosi. «Gli animali domestici», conclude Decaro, «devono essere sottoposti a trattamenti antiparassitari contro elminti intestinali (ascaridi, anchilostomi, echinocco e altri cestodi) e repellenti contro zecche e flebotomi. In commercio, tra l’altro, esistono collari specifici e trattamenti spot-on (pipette contenenti gocce).

Inoltre vanno sempre attuate le norme corrette di profilassi e igiene consigliate da tutte le organizzazioni scientifiche internazionali. Come lavarsi le mani dopo il contatto, evitare di dormirci insieme o di farli mangiare nei nostri piatti».

I controlli veterinari, inoltre, devono essere periodici. Unitamente a un’adeguata alimentazione del pet, alla spazzolatura e al controllo del pelo, alla pulizia e all’igienizzazione delle lettiere dei gatti, delle gabbie degli uccelli e in genere di tutti i luoghi frequentati dai nostri animali. Perché solo proteggendo e prendendoci cura di loro proteggiamo anche noi stessi, in omaggio al concetto di One Health, la salute unica che ci lega agli (altri) animali e all’ambiente. Termine non a caso formulato da un epidemiologo veterinario, lo statunitense Calvin W. Schwabe. E, poi… tutte le carezze e coccole di questo mondo.

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