Depressione, umore, malattia mentale: la “diagnosi” ai tempi dei social network

L'analisi dei post e delle foto degli utenti sulle piattaforme web può aiutare a individuare alcune patologie anche prima del loro esordio. Lo dimostrano diversi studi scientifici

Sanno (quasi) tutto di noi

Da quando pc di ultima generazione, smartphone e tablet hanno invaso le nostre vite, i social network e i motori di ricerca con cui ci interfacciamo ogni giorno sembrano conoscerci meglio di chiunque altro. Ci conoscono così bene da capire i nostri desideri, soddisfare le nostre voglie, appagare le nostre vanità. Non dovrebbe sorprenderci, quindi, se in alcuni casi questi social network sono in grado di capire anche se c’è qualcosa che non va  nella nostra salute mentale. 

Sono lo specchio della nostra salute?

Non stiamo parlando di una vera diagnosi di malattie e disturbi (per quella ci saranno sempre e solo i medici) ma il nostro comportamento sui social network e le parole chiave che ogni giorno inseriamo nei motori di ricerca possono dare informazioni utili al fine di una diagnosi medica.

Un aiuto concreto 

Ne sanno qualcosa Google, InstagramFacebookTwitter: alcuni studi hanno dimostrato che l’analisi dei dati che confluiscono su queste piattaforme possono aiutare i medici a individuare persone che potrebbero essere (o sono già) affette da disturbi dell’umore, depressione o bipolarità.

Twitter e
il disturbo bipolare

Secondo uno studio condotto dalla National Tsing Hua University di Taiwan, Twitter sarebbe in grado di individuare gli utenti che sono – o saranno – affetti da disturbo bipolare attraverso l’analisi dei loro post. L’esordio della patologia (qui puoi approfondire cause, sintomi e cure) è caratterizzato da eccessiva loquacità, problemi di sonno e rapidi cambiamenti dell’umore e molti pazienti condividono sui social la loro condizione.

Lo studio

Per verificare se era possibile cogliere i segni premonitori del disturbo bipolare, i ricercatori hanno analizzato i 10.000 tweet dal 2006 al 2016 di più di 400 persone che avevano avuto una diagnosi, confrontandoli con altri 400 presi a random e usati come gruppo di controllo. Il team ha analizzato il contenuto, la frequenza e l’orario dei post, studiando anche la variazione delle caratteristiche nel tempo, e ha “insegnato” a un algoritmo a effettuare l’analisi e a distinguere tra persone con i sintomi e individui sani. Il metodo, concludono gli autori, può individuare il 90% delle persone con disturbo bipolare fino a un anno di anticipo rispetto alla diagnosi.

Google e
la depressione

Dall’estate 2017 Google è in grado di riconoscere la depressione nei suoi utenti semplicemente attraverso le loro chiavi di ricerca. L’iniziativa, per ora disponibile solo in America, è nata dalla collaborazione tra Google e la National Alliance on Mental Illness (Nami).

Come funziona il test

Quando viene digitato su Google un termine relativo alla depressione, in cima ai risultati compare una casella che chiede “Sei depresso?”. Se l’utente clicca “Sì”, si apre il link di PHQ-9, un questionario validato dai medici che può essere utilizzato per la diagnosi della depressione (scopri qui quali sono i nove sintomi della malattia). Qual è l’obiettivo del test? Che le persone possano avere più informazioni da condividere con i medici oppure si decidano a chiedere aiuto. Non è così scontato avvenga: si stima che il 50% dei depressi non riconosca la propria condizione e non cerchi aiuto.

Facebook, Instagram 
e depressione

Capace di capire se un utente è depresso (o soffrirà di depressione) anche un software messo a punto da uno studio dell’Università del Vermont negli Stati Uniti. Come? “Studiando” le foto postate dagli utenti su Facebook e Instagram e scovando anche quelle fasulle, ovvero scatti felici che nascondono uno status di sofferenza. La precisione è notevole: più o meno del 70 per cento.

I tratti ricorrenti

Secondo i risultati del software, le foto degli utenti depressi hanno caratteristiche abbastanza varie. Si va dalle foto dai colori più scuri, senza effetti o ritocchi o con l’unico effetto bianco e nero, a scatti che contengono soprattutto volti. Inoltre è emerso che chi soffre di disturbi depressivi tende a postare più foto di chi non ne soffre.

Foto profilo e
personalità

La foto che scegliamo per i nostri profili social può dire molto di noi. A lanciare l’allerta sono stati i ricercatori dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia, che analizzando 66.000 utenti di Twitter sono riusciti a catalogare le foto del profilo collegandole a cinque personalità diverse: estroverso, aperto a nuove esperienze, socievole, coscienzioso e nevrotico.

Tipologie di foto profilo

Quali sono le tendenze a seconda della personalità? I più estroversi preferiscono le foto artistiche, le persone aperte a nuove esperienze spesso si presentano in un modo stravagante, mentre quelle più socievoli sono propense a usare una foto colorata anche se sfocata e che in genere le in situazioni ludiche. Infine, i più coscienziosi mostrano emozioni positive e tendono a mostrarsi da soli piuttosto che in gruppo e i nevrotici scelgono di non essere chiaramente visibili o di rappresentare se stessi con un oggetto, piuttosto che con un volto.

Giulia Masoero Regis

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