iperpotassiemìa

    (o iperkaliemia), aumento della concentrazione di potassio nel sangue. Le cause più frequenti sono: (1) ridotta escrezione di potassio, come nell’insufficienza renale acuta oligurica, nell’insufficienza renale cronica in stadio avanzato o in caso di dialisi inefficiente, iposurrenalismo (morbo di Addison, ipoaldosteronismo); (2) eccessivo apporto dietetico; (3) terapia con diuretici risparmiatori di potassio. È possibile riscontrare iperpotassiemia anche negli stati di disidratazione, nelle crisi emolitiche da emopatie o da trasfusione e in caso di shock. Gli effetti clinici principali sono rappresentati dalle alterazioni della conduzione cardiaca e dalle aritmie (è sempre opportuno un monitoraggio elettrocardiografico, specie nelle forme più gravi, ove il rischio di arresto cardiaco è reale), aggravate da iposodiemia, ipocalcemia, acidosi e ipermagnesiemia. L’iperpotassiemia può essere anche la causa di una debolezza muscolare ascendente e, talora, di tremori. La terapia si basa sull’uso di sali di calcio (per diminuire l’effetto del potassio sulle membrane), sull’uso di bicarbonato di sodio o di soluzioni di glucosio contenenti insulina (che favoriscono l’ingresso del potassio nelle cellule), di resine (polystyrene sulfonato) che rimuovono il potassio e della dialisi per l’eliminazione dell’eccesso di potassio. Nelle forme croniche è possibile programmare una restrizione dell’assunzione del potassio (riducendo o eliminando il consumo di tè, caffè, cacao, frutta, verdura) e una diminuzione dell’assorbimento con l’uso di lassativi.

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